«È stato il primo a credere in me e sul palco ricordo le sue parole»

3 Novembre 2020

AVEZzANO. Lui, raccontava, maestri non ne aveva avuti. «Non ho fatto l'accademia», diceva, «e non ho finito giurisprudenza perché al tempo dell'università cantavo nei night club». Ma Gigi Proietti...

AVEZzANO. Lui, raccontava, maestri non ne aveva avuti. «Non ho fatto l'accademia», diceva, «e non ho finito giurisprudenza perché al tempo dell'università cantavo nei night club». Ma Gigi Proietti maestro lo è stato per tanti. Dalla direzione del Brancaccio alla sua scuola alla scena, dove spesso portava con sè giovani talenti. Fra questi Lino Guanciale che con lui ha debuttato. «Ha creduto in me 17 anni fa», racconta l’attore avezzanese, «è stato il primo a farlo dopo il mio diploma in accademia. Un onore e un privilegio. Non potrò mai dimenticare la leggerezza e la tenerezza con cui ha iniziato a trasmettermi “il mestiere”. Mi capita ancora oggi sul palco di capire delle cose che mi diceva o mostrava all’epoca», ricorda. «Gigi mancherà a tutti, perché quando un attore è capace di essere maestro per generazioni di attori e attrici, direttamente o indirettamente, e al tempo stesso così amato da un pubblico trasversale vuol dire che ci si trova davanti davvero un fenomeno irripetibile». Durante l’allestimento del suo esordio, racconta Guanciale «capitava di scherzare sul fatto che ci accomunasse un imprinting abruzzese e sono convinto che scherzare un po’ con me su Scurcola e sulla sua conoscenza diretta dell’Abruzzo lo facesse per mettermi a mio agio: avevo 23 anni e avevo di fronte un mito. Io lo ringrazio per tutto».