Le famiglie abruzzesi al bivio: o si fa la spesa o si paga il gas

Lo studio: il 40% ha tagliato sull’alimentazione per far quadrare i conti a fine mese
L'AQUILA
Le famiglie abruzzesi non ce la fanno. Il caro energia, con i prezzi di benzina e gasolio schizzati alle stelle, sta lasciando un segno profondo nella gestione dei bilanci familiari. E si stringono i cordoni della borsa. L'ottava edizione dell'Indagine sul clima, lo studio con cui la Banca europea per gli investimenti analizza le opinioni dei cittadini su clima e transizione energetica, raccoglie una serie di dati preoccupanti. Secondo il dossier, il 70% dei cittadini lega all'aumento dei prezzi dell'energia, una riduzione significativa del proprio potere di acquisto negli ultimi 12 mesi. Per effetto dei continui rialzi dei costi energetici, il 40% degli abruzzesi ha tagliato le spese per alimentazione e salute e il 34% ha abbassato il riscaldamento, in linea con il resto d'Italia.
Non per tutti, però, la crisi ha avuto gli stessi effetti. Per le famiglie più fragili l'impatto è stato più severo: il 22% dei nuclei familiari si è indebitato a causa degli aumenti degli ultimi mesi o ha rinviato il pagamento di una bolletta. Il caro energia ha inciso anche sulla mobilità: il 63% dei cittadini ha modificato l'uso dell'auto, il 32% ha ridotto al minimo gli spostamenti, persino quelli per la spesa e le visite mediche, e una quota identica ha rinunciato ad un viaggio o a raggiungere familiari e amici che vivono in altre città. Il peso dei costi spiega perché, secondo l'Indagine della Banca europea, l'81% degli utenti considera la transizione energetica come un passaggio urgente per il Paese; l'88% si aspetta una minore dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio; l'84% prezzi più stabili o più bassi; l'83% teme un aumento duraturo dei prezzi dell'energia e del costo della vita.
VIVERE COSTA DI PIù
È aumentato tutto: la spesa, la benzina, il mutuo, l'affitto, le bollette. A certificarlo è Eurostat, su dati Istat. L'aumento generale dei prezzi, a settembre scorso, e' stato del 4,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Significa, in sintesi, che se a settembre del 2025 per vivere servivano 100 euro, oggi ne servono 104,2. Ma è solo l’ultimo di una serie di aumenti registrati negli ultimi anni. Dal 2021 ad oggi, la corsa dei prezzi non si è mai arrestata, prima per la pandemia e la guerra in Ucraina, ora a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente. Il paniere elaborato da Eurostat, con i relativi prezzi, rende concreto il peso degli aumenti: negli ultimi cinque anni il costo della vita è aumentato del 24,1%. Fare la spesa costa il 27,1% in più rispetto al 2021. In sequenza, ortaggi e frutta sono aumentati del 56,8%; l'olio d'oliva del 51,7%; patate e tuberi del 51,6%; il caffè del 49,8%; fagioli, piselli e altri legumi del 44,8%; le uova sono aumentate del 42,2%; riso e cereali 42,1%; il burro del 41,1%; i succhi di frutta del 36,1%; il pollo del 35,8%; gelati e sorbetti del 35,7%; la frutta fresca del 34,2%; i frutti di bosco del 33,5%; la carne bovina del 33,2%; le bibite del 30,2%; l'acqua minerale del 30,2%; lo zucchero del 29,6%; lo yogurt del 28,4%; formaggi 27,4%; carne di maiale 26,4%; pesce 25,2%; farina 22,3%; la pasta del 22,1%; il latte intero del 22%; gli agrumi del 21,7%; mele e pere del 21,4%; cioccolato 20,4%; salumi 19,3%; detersivi 12,9%; prodotti per la persona 9%; te' e tisane 6,9%. Si accumulano rincari su rincari: mese dopo mese, da gennaio 2021 a oggi il costo della vita è aumentato in modo cumulato del 24,1 per cento. In questi ultimi anni, per alcune categorie di prodotti i rincari sono stati più alti della media. Si va dai rincari di circa il 50% dal 2021 per alcuni ortaggi, per l’olio e il caffè, a quelli che si fermano intorno al 10% per i detersivi e i prodotti per la persona.
PREZZI ALTI, STIPENDI BASSI
La casa è l’altra voce di spesa indispensabile nella vita delle famiglie. Guardando gli annunci online ci si può fare un’idea di cosa si trovi sul mercato: consultando Immobiliare.it, uno dei più popolari portali di annunci di case in affitto e in vendita, si vede che rispetto a gennaio del 2021 il prezzo medio al metro quadro degli immobili in vendita è aumentato del 15,8%, passando da 1.914 euro al metro quadro a 2.217 euro. Comprare casa è diventato ancora più oneroso per via dell’aumento dei tassi di interesse sui mutui, saliti da una media dell’1,27 di gennaio 2021 al 3,56 di agosto 2026. Per gli immobili in affitto le cose vanno anche peggio perché i canoni al metro quadrato sono saliti del 35,5%, da 11 a 14,9 euro al metro quadro al mese. La crisi energetica ha fatto salire anche i prezzi delle bollette di elettricità e gas, già aumentate del 18,8% rispetto a un anno fa. Le utenze diventano ancora più onerose per abita in case vecchie e inefficienti, dove l’isolamento rispetto all’ambiente esterno è scarso e i consumi sono maggiori sia d’inverno, con il riscaldamento, che d’estate, quando si usa l’aria condizionata. A fronte di una batteria di aumenti, Eurostat evidenzia come gli stipendi non vadano a compensare i rincari. Dal 2021 al primo trimestre di quest’anno sono aumentati del 12,3% gli stipendi nominali, cioè quelli che si vedono in busta paga, mentre sono diminuiti del 6,1% gli stipendi reali. Parliamo di quelli che tengono conto di quante cose si possano effettivamente fare e acquistare con lo stipendio, tenendo conto dell'aumento del costo della vita. Dati non tengono ancora conto dei rincari che ha provocato la guerra in Medio Oriente.
I SOLDI VALGONO MENO
L’Italia è il paese europeo più indietro nel recupero del potere d’acquisto perso con l’inflazione, visto che gli stipendi sono bassi e stagnanti da decenni. L’aumento dei redditi ha innescato un effetto a catena: sulla carta le persone hanno cominciato a guadagnare di più e di conseguenza hanno pagato più tasse. In un sistema a scaglioni come quello italiano significa talvolta sforare le soglie entro cui si ha diritto a detrazioni e deduzioni fiscali, con la conseguenza che il fisco tratta i contribuenti come se il loro tenore di vita fosse aumentato, anche se questo è avvenuto solo sulla carta. Tanto che, dice l'Istat, nel 2025 la pressione fiscale è tornata ai massimi da dieci anni. A questo si aggiunge che in gran parte dei casi gli sgravi fiscali e i sussidi vengono ancora calcolati con criteri e importi che non vengono aggiornati da anni. Un esempio può aiutare a comprendere: la detrazione del 19% che si può ottenere per gli affitti degli studenti fuori sede ha un massimale di 2.633 euro, calcolato nel 2007 e mai aggiornato. Nel frattempo però i canoni d’affitto sono lievitati.

