Maurizio Acerbo: «Chicco Testa? Fa lobbying per chi vuole Meloni al governo»

Il segretario di Rifondazione comunista: «La sua opposizione? Sono medaglie. E ora si può trovare un accordo con il campo largo»
PESCARA
«Chicco Testa rappresenta quegli ambienti lobbistici e quei mondi dell’establishment che probabilmente preferiscono che rivinca Meloni, perché garantisce tutti i poteri forti». Maurizio Acerbo, pescarese, segretario nazionale di Rifondazione comunista, risponde al telefono dalla Cina, dove è stato invitato dall’Accademia cinese delle scienze sociali per il Forum mondiale sul socialismo. Nel mirino le parole di Chicco Testa, fondatore di Legambiente, ex deputato del Pci, che nell’intervista rilasciata al Centro ha definito la sinistra «ideologica, estremista» e paragonato la scelta tra Conte e Schlein a quella «tra la padella e la brace».
Partiamo da qui. Testa dice che la sinistra di oggi è un po’ estremista e un po’ populista.
«Ma come si può definire estremisti Elly Schlein o Giuseppe Conte? Bisogna essere molto di destra, come appunto Testa, che rappresenta quegli ambienti lobbistici e quei mondi dell’establishment che probabilmente preferiscono che rivinca Meloni, perché garantisce tutti i poteri forti. Per Conte e Schlein la mancanza di consenso da parte di Testa è una medaglia».
Testa dice di non essere stato comunista: «Noi eravamo berlingueriani».
«È ridicolo, come se Berlinguer non fosse stato comunista fino all’ultimo giorno della sua vita. È un trucchetto che usano per giustificare il trasformismo, che purtroppo è una caratteristica secolare di questo Paese. Testa è uno dei tanti che era comunista quando il Pci era sopra il 30 per cento e offriva buone opportunità di carriera, e poi ha scoperto di non essere mai stato comunista. Per me sono i peggiori».
Perché?
«Perché l’Italia è piena di personaggi cinici che sono finiti ovunque e hanno fatto molti danni. La cosa grave è che quelli come Testa sostenevano con entusiasmo Renzi, che poi ha diretto il Partito democratico che ha prodotto un bel risultato…»
Cioè?
«Che ci ritroviamo gli eredi del fascismo primo partito in Italia, al governo, e metà degli italiani che non vanno più a votare».
Secondo Testa, il centrosinistra sta insieme solo per mandare a casa Meloni.
«Che Testa sia contro il campo largo è confermato nella linea che ho proposto al mio partito: ora si può trovare un accordo con il campo largo. Ho proposto un “fronte costituzionale”, che unisca le forze politiche che sono per la difesa e l’attuazione della Costituzione».
Sul nucleare Testa dice di aver cambiato idea negli anni Novanta, per l’emergenza climatica.
«Vorrei ricordare agli abruzzesi che Testa è lo stesso che, quando abbiamo costruito il più grande movimento contro la petrolizzazione in Abruzzo e contro Ombrina, era un sostenitore delle trivelle. Era l’executive director della Mediterranean Oil & Gas, la società che doveva fare Ombrina e che noi, con la mobilitazione di migliaia di abruzzesi, abbiamo fermato. Sarebbe stata una rovina per tutta la Costa dei Trabocchi. Quindi è strano che dica che la svolta nucleare era per il cambiamento climatico, quando è stato legato alle imprese del petrolio e del gas».
Per Testa oggi un incidente come Fukushima non sarebbe più possibile. Nel 2011, a poche ore dallo tsunami, disse che gli impianti avevano «retto botta».
«L’inattendibilità di Testa è celebre. Nelle prime ore disse che la centrale aveva resistito benissimo, che questo dimostrava i livelli di sicurezza. Poi ci fu la catastrofe. Intorno a Fukushima quasi 400 km chilometri quadrati sono ancora evacuati. Ora metti una centrale simile in Italia, che è tra i Paesi più densamente abitati d’Europa. Che cosa accadrebbe? Per non parlare di Chernobyl, perché parleremmo di aree enormi...».
Testa dice che il nucleare serve anche per i data center.
«Negli Stati Uniti Bernie Sanders chiede la moratoria sui data center. Se Testa fosse un ecologista – cosa che non è – e se fosse di sinistra – altra cosa che non è – chiederebbe di ragionare su quale pianificazione industriale ed energetica si dà il nostro Paese. Pensare di fare tanti data center e poi tante centrali nucleari è pura follia. Il governo dice che servirà a pagare meno le bollette, ma l’energia nucleare costa molto di più del solare, per il quale l’Italia ha inclinazione: per l’esposizione che abbiamo, a parità di impianti produciamo molto più della Germania, che ha deciso di chiudere le centrali».
Poi ci sono le scorie...
«Qui si parla di nuove centrali e non abbiamo ancora individuato dove mettere le scorie radioattive delle centrali che abbiamo chiuso dopo il referendum del 1987. Scorie che per smaltirle ci mettiamo centomila anni. Forse è il caso non di dare retta a lobbisti come Testa, ma di ascoltare il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, che si è schierato nettamente contro questo ritorno al nucleare».
Che cosa c’è dietro questo ritorno al nucleare?
«Mi sembra un po’ come il ponte sullo Stretto: ci sono imprenditori di Stato che vedono la possibilità, magari su una cosa che non si farà mai, di entrare in ballo con progetti. Spenderemo un sacco di soldi pubblici, perché ovunque nel mondo i costi del nucleare non consentono un rientro privato. Ci sono lobby che hanno rapporti con gli interessi stranieri: adesso ci devono vendere un po’ di tecnologia nucleare e hanno trovato i piazzisti in giro per l’Italia e anche nella politica. Però no pasaràn!».
Legge approvata però.
«Abbiamo vinto due referendum e vinceremo anche questa volta, perché gran parte del mondo scientifico è dalla parte nostra. I Calenda, le Meloni, e i Testa non sono molto attendibili. Le persone, quando si fermano per ragionare concretamente sulle questioni, sanno fare le scelte giuste».
Lei e Testa venite dallo stesso ambientalismo.
«Io ero un attivista ecologista ventenne quando Testa era ancora ambientalista. Ma anche allora, epidermicamente, non mi è mai sembrato uno dei nostri. Preferivo altre figure che per me sono stati maestri, come Laura Conti, Giorgio Nebbia, Vezio De Lucia, che hanno dedicato con coerenza la vita alla causa dei lavoratori e a quella dell’ambiente. Sono orgoglioso di aver fatto nell’87 la campagna referendaria da comunista e, nel 2026, di non essere diventato come Chicco Testa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

