Esplosione mortale, in 6 finiscono sotto inchiesta

Indagati i vertici di Arca Defence (ex Sabino) e alcuni dipendenti. La famiglia della vittima: «Vogliamo giustizia»
CASALBORDINO. Sei indagati per l’esplosione avvenuta giovedì scorso, in contrada Termini a Casalbordino, costata la vita a Carlo Piscopo, 59 anni, capo reparto di Arca Defence Italy, l’azienda che ha rilevato la Esplodenti Sabino. Nello scoppio è rimasto ferito anche un altro operaio, Gabriele Bracone. Si tratta di un atto dovuto da parte della Procura vastese per permettere ai legali degli indagati di poter partecipare all’autopsia in programma domani nell’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. II pubblico ministero Silvia Di Nunzio ha ipotizzato i reati di omicidio colposo, con l’aggravante «della violazione delle norme per prevenire gli infortuni sul lavoro», e una condotta omissiva in concorso. Hanno ricevuto l’avviso di garanzia Ismail Terlemez, 44 anni, imprenditore turco, amministratore di Arca Defence, con sede a Milano, il dirigente Ciro Milano di Gossolengo (Piacenza), 69 anni, e Mariano Martone residente a Ronchi dei Legionari (Gorizia), 64 anni, Emidio Ferrari dell’Aquila, 58 anni, Sabino Salvatore nato a Pescara e residente a Vasto, anch’egli 58enne, e Michelangelo Monaco, di Sulmona, 46 anni. Sono tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Tana del Foro di Vasto.
Alla società viene contestato l’illecito amministrativo derivante da reato (articolo 589). Le effettive responsabilità di ciascuno degli indagati – qualora ve ne fossero – saranno accertate nel corso delle indagini. La famiglia di Carlo Piscopo è pronta a costituirsi parte civile e chiede «giustizia». La moglie e i figli del capo reparto (uno dei quali Angelo scampato per miracolo all’esplosione, ndc) si sono affidati all’avvocato Pompeo Del Re. Il legale, che assisterà alle operazioni peritali, per il momento preferisce non commentare, anche se ricorda che agli indagati è contestato anche il secondo comma dell’articolo 40 del codice penale. L’articolo stabilisce che «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Arca Defence si è messa a disposizione degli investigatori e della Procura di Vasto: «Il consiglio di amministrazione e il management della società sono pronti a fornire il massimo supporto alle attività di indagine per l’accertamento delle cause alla base dell’incidente». Piscopo e il collega sono stati colpiti dalle schegge prodotte da una esplosione mentre spostavano un cassone contenente residui di lavorazione. Arca opera nel settore della difesa, impegnata in un’ampia gamma di attività quali sistemi di difesa militare, commercio di armi e munizioni, gestione, produzione, formazione e consulenza nel settore della difesa.
L’incidente mortale è avvenuto alla vigilia di importanti decisioni che la Regione dovrà prendere. La società Arca Defense Italy è infatti in attesa delle autorizzazioni della Regione Abruzzo per avviare la nuova produzione. L’assetto industriale prevede la ripresa graduale delle attività e l’introduzione di sistemi automatizzati per la lavorazione e il confezionamento di proiettili di artiglieria di medio calibro e il caricamento di granate. Nel quadro della strategia industriale, sono inoltre previste attività di assemblaggio in ambito difesa, subordinate all’autorizzazione delle autorità competenti, e nuove assunzioni. Esplodenti Sabino, fondata nel 1972, specializzata nella demilitarizzazione di munizionamento convenzionale e nel recupero di materiali da armi, è stata rilevata lo scorso autunno. Arca aveva fatto sapere che a seguito dell’operazione i circa 65 dipendenti della Esplodenti Sabino, dopo svariati periodi di cassaintegrazione, torneranno gradualmente ai loro impieghi nell’ambito di un’operazione complessiva che prevede ulteriori investimenti sui siti produttivi progettata dal gruppo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

