Lanciano, fratellini allontanati da casa: «Non sappiamo dove sono»

Il papà Pietro Loffredo: «Sono a pezzi». E i legali chiedono l’intervento delle istituzioni
LANCIANO. «Li voglio sentire, li voglio rassicurare. Ce li hanno portati via senza un motivo, non sappiamo dove sono né come stanno». Pietro Loffredo, padre dei tre fratellini allontanati da casa, da due giorni non si dà pace. Non era presente quando, alle 9 di giovedì mattina, due assistenti sociali e due agenti di polizia sono entrati nell’abitazione di contrada Iconicella e hanno portato via i bimbi più piccoli, di due e quattro anni, che erano con la madre Giovanna. La sorella maggiore, di 7, è stata raggiunta direttamente a scuola dagli assistenti sociali, accompagnati da agenti in abiti civili. L'intervento è stato eseguito dai servizi sociali su autorizzazione della procura per i minorenni e con l'ausilio della forza pubblica.
Ieri gli avvocati hanno trasmesso una formale diffida e istanza urgente alle massime istituzioni dello Stato, alle autorità giudiziarie minorili, ai garanti dell’infanzia, al Comune e ai servizi sociali di Lanciano, chiedendo piena trasparenza sull’allontanamento dei tre fratellini, che sono stati condotti in una casa-famiglia. Pietro Loffredo è un papà che ha già sofferto per la perdita tragica di una figlia. Fortuna Loffredo aveva solo 6 anni quando, il 24 giugno del 2014, venne violentata e lanciata dall’ottavo piano di un palazzo nel Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli (per il delitto vennero condannati un vicino di casa e la sua compagna).
Dopo vicissitudini anche giudiziarie, Pietro ha scelto l’Abruzzo per dare una nuova opportunità alla famiglia creata con Giovanna. Da due anni vivono a Lanciano, dove all’Iconicella hanno comprato casa. Una quotidianità che due giorni fa è stata spezzata. «Sono a pezzi, non so più di chi fidarmi», dice Pietro, che d’estate vende cocco sulla costa e d’inverno fa l’operaio agricolo, «so solo che mia figlia è la prima della classe e che stavamo bene qua. A volte ho bisticciato con mia moglie perché trascurava un po’ casa, ma non era il caso di allontanare i bambini così». L’allontanamento sarebbe stato eseguito a causa di presunte criticità igienico-sanitarie e presenza di cani in casa, come rilevato dal sopralluogo dei carabinieri il 10 settembre. Il giorno seguente una relazione è stata consegnata a sindaco e servizi sociali.
Su autorizzazione della procura per i minori, due giorni fa si è proceduto all'intervento. Secondo quanto informalmente riferito ai genitori, all’origine ci sarebbero segnalazioni provenienti da alcuni vicini di casa. «Alla madre non è stata concessa nemmeno la possibilità di consegnare al bambino di due anni il suo ciuccio, né di raccogliere cambi di vestiti o pigiamini per i figli», sostengono gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali della famiglia Loffredo, «e sono stati portati via in auto civili senza sedili e norme di sicurezza». I difensori hanno trasmesso una formale diffida e istanza urgente, indirizzata anche al presidente della Repubblica, alla presidenza del Consiglio, ai ministri competenti. Con l’istanza viene richiesto a tutte le istituzioni di intervenire e tutelare la famiglia, «divisa con tempistiche speciali», e vengono richiesti l’accesso integrale agli atti, le motivazioni dell’intervento, le condizioni di salute dei bambini, l’immediato ripristino delle comunicazioni e degli incontri con i genitori e la valutazione di misure meno traumatiche, sino al rapido ricongiungimento familiare.
«Tre bambini non sono pacchi da trasferire nel silenzio e due genitori non possono essere cancellati con una telefonata», dichiara ancora l’avvocato Angelo Pisani, «risultano tutti vittima di un provvedimento disumano, in assenza di un qualsivoglia riscontro oggettivo di condizioni di abbandono morale o materiale. Se esisteva un pericolo grave e attuale, lo si dimostri con fatti, atti e accertamenti. Se, invece, si trattava di bambini napoletani vivaci e di piccoli animali domestici, tre volatili e tre cani, fastidiosi a qualcuno, o di difficoltà abitative o igienico-sanitarie rimediabili, lo Stato aveva il dovere di aiutare ed assistere questa famiglia, non di spezzarla traumatizzando bimbi e genitori». La difesa contesta, allo stato delle informazioni disponibili, la sussistenza dei presupposti eccezionali e dei gravi motivi previsti dall’articolo 403 del codice civile.
«Proteggere i minori significa difenderli dai pericoli reali, ma anche dalle conseguenze di un allontanamento ingiustificato o sproporzionato», prosegue Pisani, «questa famiglia, già segnata da una tragedia indicibile, non può essere sottoposta a un nuovo trauma senza conoscere fatti, ragioni e responsabilità. Non chiediamo privilegi né scorciatoie: chiediamo legalità, trasparenza e umanità, soprattutto lanciamo un appello agli italiani e al popolo del web che già difese nella stessa località la “famiglia del bosco”. Se la misura è fondata, venga immediatamente motivata e sottoposta al contraddittorio. Se i presupposti non esistono, i bambini devono tornare subito a casa e poter riabbracciare i genitori, non esistendo alcun pericolo ed ipotesi di maltrattamento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

