Offese alla polizia dal palco dello Shockwave Festival: indagato il rapper Gemitaiz

Il cantante è accusato di oltraggio a pubblico ufficiale per le frasi pronunciate a Francavilla al Mare. La Procura di Chieti apre l’inchiesta: ecco tutti i dettagli
CHIETI. Il rapper Gemitaiz, all’anagrafe Davide De Luca, è accusato di «oltraggio a pubblico ufficiale» dopo le offese verso le forze di polizia pronunciate dal palco di Francavilla al Mare durante il concerto dello scorso 19 luglio. La procura della Repubblica di Chieti lo ha iscritto nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo aperto su un episodio, quello avvenuto nel corso dello Shockwave Festival, che ha scatenato una bufera anche a livello politico. Adesso, codice penale alla mano, l’artista rischia la condanna per un reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. «Io di solito vi avverto quando ci stanno i cani. Oggi non lo sapevo, non l’ho visto, mi dispiace. Mi dispiace che ’ste m... ancora vengono a cagare il c... ai pischelli. Ricordatevi sempre che la vita vostra è molto meglio», erano state le parole di Gemitaiz, romano di 37 anni, andato su tutte le furie per i controlli antidroga con le unità cinofile previsti nel dispositivo delle forze dell’ordine. Nulla di eccezionale o di particolarmente invasivo: una consuetudine per le manifestazioni con migliaia di partecipanti.
«Prendo le distanze dalle dichiarazioni dell’artista nei confronti delle forze dell’ordine», ha detto Luisa Russo, sindaca di Francavilla. «Si tratta di parole che non condivido e che non rappresentano in alcun modo i valori dell’amministrazione comunale né quelli della nostra comunità. Ringrazio tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine, i volontari della Protezione civile, la polizia locale e i sanitari che, durante lo Shock Wave Festival, hanno svolto un lavoro impeccabile, garantendo l’incolumità e la sicurezza e consentendo il regolare svolgimento di una manifestazione che ha richiamato migliaia di persone, soprattutto giovani e famiglie».
Dai social lo scontro è poi arrivato dentro il consiglio comunale di Francavilla. «Con un contributo del Comune di circa 45.000 euro per lo Shock Wave Festival, permettiamo a chi viene pagato profumatamente per esibirsi sul nostro territorio di offendere le forze dell’ordine che svolgono il loro lavoro», ha scritto in un post il consigliere Pier Paolo Paolini (Forza Italia). Sulla stessa posizione il collega azzurro Daniele D’Amario, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione nel prossimo consiglio comunale. E anche Livio Sarchese, esponente in consiglio del Movimento 5 stelle, ha condiviso la riflessione fatta da Paolini. Giovanni Angelucci, capogruppo in Comune della Lega, ha aggiunto: «Stigmatizziamo con forza quanto accaduto e ribadiamo il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine per il lavoro che svolgono ogni giorno. E questo non finiremo mai di ripeterlo. Chi indossa una divisa merita rispetto sempre. In un clima già segnato da episodi di tensione e aggressioni, parole come quelle pronunciate a Francavilla, in contesti diversi, avrebbero potuto avere conseguenze diverse».
È arrivata anche la replica della Russo: «Trovo pretestuoso che l’opposizione abbia scelto di trasformare un episodio che riguarda esclusivamente le dichiarazioni personali di un artista in un attacco politico nei confronti dell’amministrazione comunale. È un’operazione evidentemente strumentale, che tenta di attribuire al Comune responsabilità che non gli appartengono, pur di alimentare una polemica. Lo Shock Wave Festival è stato un successo grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell'evento. È questo il dato che dovrebbe interessare chi ha davvero a cuore il bene della città, non la ricerca di pretesti per una sterile contrapposizione politica».
Non è la prima volta che Gemitaiz finisce nei guai per motivi giudiziari. All’inizio del 2014 è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. «Con le guardie dietro, con tre grammi in tasca faccio i cento metri da record mondiale», canta in uno dei suoi brani più conosciuti. Ma quel giorno di dodici anni fa a Roma, quartiere Africano, non era andata esattamente così: alla vista delle “guardie”, che poi in quel caso erano i carabinieri, De Luca più che darsela a gambe era rimasto di sasso. Nessuna corsa a perdifiato del rapper, ma solo il tentativo un po’ goffo di svignarsela e niente più. Ketamina e marijuana le droghe trovate nelle tasche dei calzoni del ragazzo, all’epoca ventiquattrenne. Infine la scelta dei militari di andare a far visita a casa di Gemitaiz, dove avevano trovato altra droga, un bilancino di precisione, forbici sporche di stupefacente e un’agendina con nomi e cifre. «Uso personale», si era difeso lui. Ma la procura, alla luce di tutti gli elementi raccolti, non gli aveva creduto. E allora il rapper, temendo di rimediare una condanna pesante, ha preferito patteggiare la pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Le cronache dell’epoca raccontano che, nel giorno dell’udienza di convalida dell’arresto, Gemitaiz si era presentato in aula con tono dimesso, capo chino e sguardo basso. E in due occasioni si era portato le mani agli occhi per trattenere le lacrime.
Un altro incidente di percorso (si fa per dire) è stato lui stesso a riferirlo. Ma dobbiamo accontentarci della sua versione, visto che è accaduto negli Stati Uniti e non esistono atti giudiziari in merito. «Nel 2018», ha raccontato, «ero a Hollywood per lavorare a un disco con MadMad. Avevamo affittato una villa e, dopo tante ore in casa a suonare, decisi di uscire per fare una passeggiata nei dintorni. Dopo un quarto d’ora, davanti a me ho visto una jeep della polizia con gli sportelli aperti e, sopra i finestrini, le pistole. Mi sono girato, pensavo ce l’avessero con qualcuno dietro di me». Ma in pochi secondi, riferisce sempre lui, gli agenti lo costrinsero a sdraiarsi per terra e lo ammanettarono. «Mi dissero», ha proseguito il rapper, «che una donna aveva segnalato un messicano che si aggirava per le viette delle case di Hollywood e che, se avesse deciso di sporgere denuncia, mi avrebbero arrestato. Dopo un’oretta, in cui ero ammanettato stretto a terra, spiegai che ero italiano e facevo il cantante: un agente cercò i miei pezzi e trovò “Toradol”, poi arrivò un’altra volante: spuntò un nero alto due metri che mi levò le manette e mi disse di non farlo più. “Cosa?”, chiesi. E lui rispose: “Camminare in modo sospetto al tramonto”. E pensare che non avevo manco l’erba in tasca».
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