Bimba dimenticata sullo scuolabus, una lunga catena di errori

Al vaglio degli inquirenti le immagini delle telecamere. La denuncia dei genitori, il legale replica al sindaco: «Quali cenni di presenza avrebbe dovuto dare?»
PIZZOLI. L’apertura di un’indagine da parte della Procura dell’Aquila e la denuncia ufficiale presentata dai genitori ai carabinieri accendono i riflettori su una catena di presunte omissioni e sul dramma vissuto dalla bambina di appena tre anni, rimasta chiusa per un’intera mattinata sullo scuolabus a Pizzoli. Intanto sono stati acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza per accertare i dettagli di una giornata surreale, in cui la piccola è rientrata a casa visibilmente scossa e cambiata d’abito a causa di uno shock talmente forte da provocarle una perdita di urina sul mezzo. Altrettanto forte è stato lo sfogo del padre il quale fa cenno – nell’intervista rilasciata ieri sul Centro – alla tragedia che si sarebbe potuta consumare qualora il mezzo fosse rimasto esposto al sole invece di trovarsi nell’autorimessa comunale. Sotto la lente degli investigatori finisce una gestione a dir poco paradossale in cui – dal momento del ritrovamento all’ora di pranzo e fino alle 16.20 circa del pomeriggio – quando avviene la prima telefonata della vigilessa alla madre e il successivo rientro a casa delle bambine.
Nessuno si sarebbe preoccupato di allertare subito la famiglia o di accompagnare la piccola in ospedale. Al contrario, sarebbe stato commesso un clamoroso errore di persona che ha spinto i genitori, ignari di tutto, a ricoverare la sorella maggiore di cinque anni. Come tutte le mattine le bambine salgono sullo scuolabus e vengono affidate all’accompagnatrice prima che i genitori si rechino al lavoro. Il dramma si consuma nel silenzio generale fino alle 16.20 circa del pomeriggio, quando la donna riceve la telefonata di una vigilessa che le riferisce che una delle figlie è rimasta intrappolata all’interno del mezzo per tutta la mattina, venendo ritrovata soltanto intorno all’ora di pranzo. Ma un errore di identificazione, secondo il racconto dei genitori, porta a scambiare le bambine, indicando la maggiore come la vittima dell’accaduto.
È a causa di questa confusione sull’identità della vittima che i genitori trasportano d’urgenza la bambina di cinque anni all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove scatta l’immediato ricovero per gli accertamenti medici. La verità emerge soltanto il mattino successivo, quando la stessa vigilessa richiama la madre per ammettere lo scambio di persona: la bambina rimasta chiusa sul bus per ore non è la più grande, ma la minore. Intanto il padre ha espresso la ferma posizione di un genitore che chiede venga fatta piena chiarezza di fronte a un ricovero simultaneo che ha del paradossale: la figlia maggiore si è ritrovata attaccata alle flebo in ospedale pur non essendo coinvolta nell’accaduto. L’altra, la reale vittima della situazione, ha ricevuto invece le prime visite mediche a un giorno di distanza dal dramma, dopo aver passato la notte precedente a dormire nel silenzio del suo trauma.
C’è poi il pensiero fisso che viene a chiunque legga questa storia: «Restiamo senza parole di fronte al fatto che», accusa il papà, «chi si occupa del trasporto di bambini, una volta terminato il giro di competenza, non vada a controllare i sedili posteriori del mezzo, anche solo per verificare se qualche alunno abbia dimenticato lo zaino o qualcos’altro». A rendere lo scenario ancora più doloroso sono i dettagli che descrivono il terrore vissuto dalla piccola all’interno del mezzo, dove la paura profonda della solitudine le provoca un’involontaria perdita di urina per lo shock. La bambina rientra infatti a casa nel pomeriggio con abiti puliti e completamente diversi rispetto a quelli indossati la mattina stessa.
Intanto l’avvocato che assiste i genitori della bambina, Italo Colaneri del foro di Chieti, replica alle parole del sindaco di Pizzoli, Gianni Anastasio, il quale ha dichiarato che la bambina, in base a quanto riferito, «non avrebbe dato segni della sua presenza durante il tragitto», motivo per cui nessuno si sarebbe accorto di nulla. «Nel momento in cui la bambina viene consegnata a degli operatori specializzati insieme a tutti gli altri compagni, quali altri cenni della propria presenza avrebbe dovuto dare? Magari fare dei fuochi pirotecnici?», incalza il legale della famiglia. «Trovo del tutto assurdo che, nonostante la piccola fosse stata affidata a un personale qualificato, nessuno si sia accorto della sua assenza a scuola». E conclude: «È una vicenda particolarmente delicata perché riguarda l’incolumità di una bambina molto piccola. L’autorità giudiziaria sta verificando che cosa sia accaduto tra il momento del rinvenimento e quello in cui sono stati avvisati i genitori».
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