la scomparsa e il ritrovamento

Sorelle ritrovate. Plagiate e tenute prigioniere: piano architettato dalla madre

23 Giugno 2026

La donna arrestata assieme al compagno e al nonno delle ragazzine: tutte le accuse

SULMONA

Plagiate per sprofondare nell’abisso. Con la mamma che giorno dopo giorno ha cercato di sviare le indagini tra finti pianti, dichiarazioni forti, denunce. Arrivando persino a sostenere che le sue figlie fossero morte, come le suggeriva, parole sue, il cuore di genitore disperato. Alisya e Sarah, 16 e 12 anni, non erano in fondo al lago di Barrea o nel dirupo di un bosco. Si trovavano dove lei, Valentina D’Acunto, 39 anni, le aveva spedite. Una casa popolare al civico 28 di via San Giuseppe Lavoratore a Formia (Latina). Chiuse per quindici giorni in una camera di pochi metri quadri, con l’obbligo di tenere le serrande abbassate e di non affacciarsi al balcone, con un piccolo bagno, due malridotte stampe con un Cristo e una Madonna, una statua di padre Pio, un ventilatore portatile. Uscivano da quella camera solo per il pranzo o la cena. Il resto delle ore a fare le prigioniere davanti a un televisore che continuava a parlare di una vicenda, la loro, che ha tenuto col fiato sospeso l’Italia. Segregate. Tanto che il procuratore Luciano D’Angelo e il sostituto Edoardo Mariotti contestano il sequestro di persona aggravato e in concorso alle tre persone finite in carcere: la mamma delle due sorelline, 39 anni, di Formia, il compagno Vincenzo Esposito, 46, di Torre del Greco (Napoli) il papà della donna e nonno delle sorelline, Marco D’Acunto, 62 anni, nato a Carpi (Modena) e residente nella città pontina. La donna è rinchiusa nel carcere di Teramo, i due uomini a Sulmona. Indagata Maria Sofia Di Russo, originaria di Fondi, 80 anni, l’anziana nella cui abitazione le due ragazzine sono state nascoste. Le accuse sono nelle 10 pagine del decreto di fermo della Procura di Sulmona. Dove vengono ricostruiti i dettagli di una vicenda terribile e insensata.

LA SCOMPARSA

La fuga delle adolescenti risale tra sabato 6 e domenica 7 giugno, tra le 2 e le 5 del mattino. Alle 11.15 arriva la telefonata al 112. Alle 14.20 di quella domenica Francesca Remondi, responsabile della comunità educativa Hope in via Colle Pizzuto a Civitella Alfedena, presenta una denuncia ufficiale ai carabinieri. Si pensa a un allontanamento volontario. Ma ben presto l’allarme esplode con forza. Si acquisiscono le immagini delle telecamere della videosorveglianza all’ingresso e all’uscita del paese. Scattano le ricerche.

IL VIDEO E LE AUTO

Alle 22.32 del sabato le due sorelle vengono avvistate per l’ultima volta, accompagnate da un ragazzo che aveva in mano un pallone, mentre si dirigono verso via della Vittoria. Da quel momento si perdono le tracce. Nei successivi video compaiono solamente tre vetture, due Fiat Panda e una Lancia Delta. Una viene “riagganciata” dalle telecamere nei pressi di Opi. Ma le auto non hanno nulla a che fare con l’allontanamento.

IL FIUTO DEI CANI

L’ipotesi del rapimento viene avvalorata dai cani molecolari impiegati nelle ricerche.

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Le tracce si perdono in prossimità della piazza, raggiunta dalle sorelle – calatesi da una finestra e da una tettoia della casa famiglia – dopo aver percorso un piccolo sentiero. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: le due sono salite su una macchina.

TELEFONI SOTTO CONTROLLO

Sessanta le utenze telefoniche che vengono messe sotto intercettazione. Tra queste quelle dei tre arrestati, della madre di Valentina D’Acunto, di una zia paterna F.D.C. (non indagata) e di tanti altri familiari o amici. Una decina quelle più vicine alla donna, come accertato dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri dell’Aquila. Alcune sim telefoniche, si scopre, entrate in funzione nelle ore precedenti alla scomparsa risultano attivate a Napoli e intestate a due pakistani. Proprio da attività di ascolto è stato possibile accertare che le minorenni erano nascoste nella zona di Formia.

LA VIDEOCHIAMATA

Decisiva per l’individuazione una videochiamata whatsapp che Valentina D’Acunto ha fatto alla figlia più grande. Attraverso i tabulati è stato possibile scoprire con precisione l’appartamento del sequestro, interno 12, scala M, via San Giuseppe Lavoratore. Domenica sera il blitz.

TUTTO PIANIFICATO

Secondo gli inquirenti, a prelevare le due sorelle sono stati il nonno Carlo D’Acunto e il compagno della madre Vincenzo Esposito. Sabato 6 giugno, sempre stando alla ricostruzione, Valentina D’Acunto e il padre Marco (con la moglie Maria Mastroianni, attualmente non indagata), erano andati a casa di Maria Sofia Russo per chiedere di tenere Alisya e Sarah. Verso le 4 di domenica 7 giugno in casa dell’anziana sono state portate le ragazzine, accompagnate da Marco D’Acunto e Vincenzo Esposito, stando alla ricostruzione degli investigatori. Il giorno prima la mamma aveva provveduto a consegnare delle scorte di cibo, in particolare alimenti per celiaci, visto che una delle figlie soffre di questa malattia. I carabinieri dei comandi provincialxi di L’Aquila e Latina sono risaliti anche all’attività dove è stata fatta la spesa, utilizzando un apposito buono per persone affette da celiachia. Segno che tutta l’operazione era stata pianificata.

TANTA OMERTA’

Il procuratore D’Angelo ha voluto sottolineare la mancanza di collaborazione in questa vicenda. Che si è basata esclusivamente sulle indagini portate avanti dai carabinieri. Da accertare la responsabilità della mamma di Valentina D’Acunto che ha partecipato al sopralluogo in casa della pensionata. E soprattutto si sta cercando di capire il ruolo dell’anziana che ha ospitato le sorelline, indagata per sequestro di persona. Sapeva che erano ricercate in tutta Italia ma non ha parlato, facendo la finta tonta davanti alle telecamere che per tutta la giornata di ieri hanno affollato la sua casa piena di santini, statue e quadri di Madonne. Potrebbe aver ricevuto dei soldi in cambio del silenzio. E raccontato una infinità di bugie per far reggere il fragile castello costruito in questa insensata storia.

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