Castel di Sangro in festa: 30 anni fa la storica promozione in serie B

Il 22 giugno 1996 l’apoteosi. Lo spareggio play off con l’Ascoli vinto ai calci di rigore diventa un docufilm
CASTEL DI SANGO. Un paese di cinquemila anime contro i colossi del calcio miliardario; un portiere di riserva buttato nella mischia al 120’ senza aver giocato un solo minuto in stagione; un rigore parato a oltranza che spalanca le porte del mito. Sono passati esattamente trent'anni da quando il Castel di Sangro di Osvaldo Jaconi, battendo l'Ascoli allo Zaccheria di Foggia, firmò l'impresa più incredibile dello sport abruzzese conquistando la Serie B. Una pagina di storia che la cittadinanza si appresta a festeggiare giovedì 25 e venerdì 26 giugno con una due giorni di celebrazioni e il lancio del documentario “Castel di Sangro, Andata e Ritorno”.
Era il 22 giugno 1996 quando, nella finale dei playoff di Serie C1, i giallorossi si trovarono proiettati nel destino. Un’epopea culminata in una mossa rimasta negli annali: allo scadere dei tempi supplementari, mister Jaconi effettuò un'insolita sostituzione, inserendo il secondo portiere Pietro Spinosa al posto del titolare Roberto De Juliis. Abile e fortunato l'allenatore: i rigori andarono a oltranza dopo gli errori di Bonomi e Mirabelli, poi dal dischetto calciò l’ascolano Milana e Spinosa la deviò, scatenando una festa incontenibile. Per un paese così piccolo, raggiungere la cadetteria fu come vincere la Coppa del Mondo.
Il docufilm. Quella leggendaria scalata dai dilettanti ai professionisti fa oggi da sfondo all'attesissimo docufilm diretto da Paolo Sfirri e prodotto da Marvin Film grazie a Giacobbe Gamberini e Gaetano Di Giovanni. La pellicola, una produzione di circa 70 minuti già presentata in Senato il 4 giugno scorso, svela aneddoti inediti frutto di un lavoro durato tra il 2024 e il 2025, arricchito dal prezioso recupero dei nastri della storica emittente locale TeleAesse. Accanto alle immagini d'archivio, il film mette a confronto passato e presente attraverso le interviste ai protagonisti, come il presidente Gabriele Gravina e mister Osvaldo Jaconi, ricordato per il suo straordinario approccio umano e per la storica frase: «La bacchetta magica non ce l'ho, ma se mi seguite faremo grandi cose». Il documentario restituisce la voce a un gruppo fiero di essere stato un «vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro», capace di giocare per un intero popolo in uno stadio Patini in visibilio. Tra i ricordi emergono le donne del paese che preparavano i dolci per la tribuna stampa e l'ansia dei tifosi che digiunavano pur di accaparrarsi un biglietto. Si rivivono le trasferte mitiche come quella al Delle Alpi contro il Torino e i grandi eventi casalinghi: dalla rete contro il Genoa di Zenga, fino all'arrivo dell'Inter delle stelle, con gli anziani in trepidante attesa di Ronaldo, Baggio, Djorkaeff e Bergomi. La produzione non dimentica però il presente, conducendo un'indagine sociologica sul cambio generazionale e sul decadimento calcistico attuale, diviso tra l'Eccellenza molisana – la cui gestione forestiera, subentrata alla Cep rifondata nel 2012, vive rapporti complessi con il Comune – e l'entusiasmo della compagine locale, fresca vincitrice del campionato di Terza Categoria.
Le celebrazioni. Il programma scatterà ufficialmente alle 17.30 di giovedì in piazza Plebiscito con l’inaugurazione di una mostra fotografica destinata a restare aperta per tutta l'estate. Alle 19.30 ci si sposterà al cinema-teatro Italia: le luci si spegneranno per la prima proiezione pubblica e gratuita del docufilm, alla presenza di una folta delegazione composta da una decina di ex calciatori di quella storica Serie B, insieme a volti dirigenziali e giornalistici come Leopoldo Gasbarro e Giuseppe Tambone. I festeggiamenti si chiuderanno venerdì allo stadio Patini con un momento istituzionale e commemorativo di grande intensità, in cui la cittadinanza si stringerà attorno ai campioni di ieri e alle famiglie di quei tesserati e collaboratori scomparsi negli anni, il cui legame con la comunità resta indissolubile.
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