La durissima lettera dei genitori di Tommaso: «Pene sospese, ma la nostra sarà eterna»

21 Settembre 2026

Alessia e Patrizio, madre e padre del bimbo morto all’asilo: «Condanne blande e con effetti inconsistenti, fatichiamo a vedere rispetto»

L'AQUILA. «La pena sospesa è un lusso che a noi non è concesso. La nostra pena sarà eterna». È una lettera durissima, intrisa di dolore e indignazione, quella che Alessia e Patrizio, i genitori del piccolo Tommaso D'Agostino, affidano all'opinione pubblica dopo la sentenza di primo grado sulla tragedia dell'asilo Primo Maggio di Pile. Quattro anni dopo la morte del loro bambino, travolto a soli quattro anni da un'auto piombata nel cortile della scuola (la conducente, Radostina Zhorova Balabanova, ha patteggiato due anni) i genitori esprimono tutta la loro amarezza per un verdetto che ritengono inadeguato rispetto alla gravità dell’accaduto. «Quando si misura in pochi mesi di condanna, teorica, la responsabilità di chi quelle banali soluzioni le ha ignorate, l'impotenza e l'incredulità amplificano il dolore e generano solo rabbia». Parole che arrivano dopo la decisione del tribunale dell'Aquila, che ha condannato a un anno e otto mesi Bruno Martini, all'epoca responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell'istituto Mazzini e a un anno e sei mesi, con sospensione condizionale della pena, la dirigente scolastica Monia Lai. Cooperazione in omicidio colposo, il reato riqualificato rispetto all’omicidio stradale. Assolto Antonello Giampaolini, ex responsabile dell'edilizia scolastica del Comune.

«La giustizia non deve essere vendetta, ma nella fredda macchina delle procedure fatichiamo oggi a vederci persino il rispetto che abbiamo cercato per quattro anni», scrivono Alessia e Patrizio, che contestano anche la prospettiva di ulteriori passaggi giudiziari. «Risulta, visto da qui, persino un offensivo affronto vedere dibattersi come pesci all'amo i protagonisti, le assicurazioni e i loro agguerriti legali per cercare di ridurre una condanna per noi già blanda e con effetti inconsistenti, attraverso appelli e cavilli che suonano grotteschi davanti alla tomba silente di un bambino». La lettera torna anche a quel 18 tragico maggio 2022. «Sarebbe bastato tirare un freno a mano, apporre un divieto di accesso alle auto nel cortile e il volto di Tommaso sarebbe solo parte della nostra intimità familiare e non sarebbe finito sui giornali nazionali». Pochi giorni prima avevano preparato la carta d'identità del bambino per partire in crociera. Il mese successivo Alessia e Patrizio si sarebbero sposati. «Invece nella basilica scelta per il matrimonio si è tenuto il funerale del nostro unico figlio, desiderato e allevato nella gioia e nel rispetto degli altri».

Un ricordo che si intreccia con quanto accaduto proprio nel giorno della sentenza, quando Luigi, il fratellino di Tommaso, è uscito di casa per affrontare il suo primo giorno di asilo. Una coincidenza che, per i genitori, assume un significato doloroso e profondo. «Le famiglie affidano alle istituzioni il loro bene più prezioso. Se la scuola è un diritto deve esserlo anche la sicurezza garantita, senza scuse, senza attenuanti e senza sottrazioni di responsabilità che siano giuridiche o anche solo morali». Alessia e Patrizio chiedono che dalla tragedia venga almeno una lezione. «Non ci fidiamo di una società dove i piani di sicurezza di un asilo si fanno con il copia e incolla e la filiera istituzionale di atti e decisioni vitali per la scuola e i suoi piccoli cittadini è incoerente e lacunosa; dove la giustizia sottovaluta il danno, attenua le colpe e sospende le pene, non per arbitrio del giudice, lo sappiamo bene, ma per dettato di legge». Tommaso oggi avrebbe otto anni. I genitori lo immaginano tra i banchi, «brillante e curioso come già prometteva». E chiudono la lettera con parole che racchiudono tutto il dolore: «Ci auguriamo che almeno la severa lezione sia chiara a tutti, mentre noi, che soli ne paghiamo le reali conseguenze, possiamo solo prendere una foto del nostro bimbo mai cresciuto e dargli un bacino».

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