Oricola

Rubate opere di Pablo Picasso e Manzù al re del petrolio: colpo da 4 milioni

L’imponente cancellata a protezione dell’edificio abbattuta con un camion

29 Luglio 2026

Oricola, assalto nell’azienda trasformata in museo. Spariti capolavori di Manzù e Pablo Picasso: ingente il valore stimato

ORICOLA. Un’azione studiata nei dettagli, durata un’intera notte e realizzata con modalità che fanno pensare a una banda altamente specializzata nel traffico internazionale di opere d’arte. È il clamoroso furto, stimato tra i 4 e 5 milioni di euro di bottino, messo a segno nello stabilimento e nella direzione amministrativa della Lilli Petroli di Oricola, dove un gruppo composto da una decina di persone è riuscito a impossessarsi di preziose sculture in bronzo e opere d’arte uniche, dopo aver abbattuto un cancello d’acciaio del peso di diverse tonnellate. Sul caso sono al lavoro i militari del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale (Tpc) dell’Aquila, reparto specializzato nelle indagini sui reati contro il patrimonio artistico e culturale, affiancati dai carabinieri territoriali.

Secondo quanto ricostruito, i malviventi sarebbero entrati nell’area industriale dal retro dello stabilimento intorno alle 22 e avrebbero operato indisturbati fino alle 6 del mattino successivo. Per aprirsi una via di fuga hanno utilizzato un grosso camion Mercedes appartenente alla stessa azienda, impiegandolo come ariete per abbattere il cancello di uscita, dotato di chiusura a pistoni e del peso di diverse tonnellate. Non ci sarebbero allarmi. Il cancello sarebbe stato agganciato con un cavo d’acciaio, dal diametro di circa dieci centimetri, e trascinato via con una forza tale da consentire il passaggio dei mezzi utilizzati per prelevare le opere e poi darsi alla fuga.

Una volta all’interno, la banda ha caricato le opere su un furgone presente nell’azienda, utilizzandolo come mezzo per il trasporto del bottino. Tra le opere trafugate figurano autentici capolavori di valore artistico e storico. La più imponente è “La Ballerina” di Giacomo Manzù, una scultura in bronzo, pezzo unico, del peso di circa dieci quintali, la cui movimentazione avrebbe richiesto numerose manovre, attrezzature specializzate e il lavoro coordinato di più persone. Rubate anche la “Testa di Inge”, il “Papa”, sempre di Manzù, oltre ad alcuni bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso, anch’essi ritenuti di enorme valore.

Opere acquistate nel corso degli anni in aste o da collezioni private. Proprio per la notorietà e l’immediata riconoscibilità delle opere, gli investigatori ritengono che difficilmente possano essere collocate sul mercato nazionale. L’ipotesi è che possano essere destinate a circuiti clandestini internazionali, dove il traffico illecito di beni artistici rappresenta uno dei business criminali più redditizi. Per l’intera giornata, i militari hanno effettuato rilievi tecnici e repertato impronte e altri possibili elementi utili alle indagini. Acquisite anche le immagini dell’impianto di videosorveglianza, che potrebbero consentire di ricostruire gli spostamenti della banda e individuare la direzione presa dopo la fuga, verificando se il convoglio si sia diretto verso Roma oppure lungo l’autostrada in direzione Pescara.

Gli investigatori stanno inoltre incrociando i dati con la banca dati nazionale delle opere d’arte rubate, uno dei principali strumenti investigativi del Comando Tpc. Profondamente scosso il patron della Lilli Petroli, Mauro Lilli, storico imprenditore abruzzese del settore energetico e figura di riferimento per la distribuzione di carburanti in Abruzzo e in svariate parti d’Italia. «Sono riusciti ad abbattere un cancello di diverse tonnellate con chiusura a pistoni e questo è alquanto incredibile», ha dichiarato Lilli. «In altre occasioni avevano tentato di rubare, ma non erano riusciti a uscire proprio per l’impossibilità di abbattere quel cancello. Stavolta invece ci sono riusciti. Possibile che nessuno abbia sentito il frastuono?».

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