Rivisondoli

Sacerdote colombiano positivo alla cocaina: fissato il processo a giugno

15 Maggio 2026

Il colombiano don Daniel Cardenas si era schiantato con la sua auto tra Sulmona e Pratola. Sospeso dal vescovo e trasferito dalla parrocchia di Rivisondoli a Roseto. 

RIVISONDOLI. Va a processo don Daniel Cardenas, il sacerdote colombiano che nel 2014 si era schiantato con l’auto contro il guardrail sulla statale 17, tra Sulmona e Pratola Peligna ed era risultato positivo alla cocaina. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Sulmona Emanuela Cisterna che ha fissato il processo con rito abbreviato per il prossimo 25 giugno. L’accusa è quella di guida sotto effetto di stupefacenti. Il fatto risale al 10 marzo 2024 quando, secondo l’accusa, il sacerdote aveva perso il controllo della sua Toyota, terminando la corsa contro il guardrail in località Santa Bridiga, nel territorio comunale di Pratola. Don Daniel stava rientrando a casa quando aveva avuto l’incidente. Soccorso immediatamente da alcuni passanti, fino all’arrivo sul posto di un’ambulanza del 118, era stato trasportato nel pronto soccorso dell’ospedale cittadino e sottoposto agli accertamenti di prassi.

Gli esami tossicologici avevano dato esito positivo evidenziando che il sacerdote, conducente della vettura, si era messo alla guida in stato di alterazione per aver assunto cocaina. Un valore alto, pari a mille. Per questo gli agenti del commissariato di Sulmona, intervenuti sul posto per i rilievi, avevano proceduto a ritirare la patente al prete e a denunciarlo a piede libero all’autorità giudiziaria, dopo aver acquisito il referto del pronto soccorso e dopo aver raccolto le testimonianze dei presenti. Il caso aveva scatenato una serie di reazioni, soprattutto a Rivisondoli dove don Daniel era parroco.

Alcune settimane dopo l’incidente, il vescovo di Sulmona-Valva, monsignor Michele Fusco, aveva sospeso il sacerdote dall’esercizio del ministero. Sospensione che è ancora in atto e che aveva portato al trasferimento di don Daniel da Rivisondoli a Roseto degli Abruzzi. Dal canto suo il sacerdote inizialmente si era sfogato, spiegando di essersi ritrovato solo ad affrontare una serie di problematiche in diverse circostanze per poi affidare la sua difesa all’avvocato Gerardo Marocco, il quale aveva spiegato che il prete non era alterato al volante e che aveva ingerito la sostanza per errore. Secondo la tesi difensiva, gli esami di pronto soccorso non provano il fatto che il sacerdote, al momento dell’incidente, aveva assunto cocaina. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA