Sottosopra

Marcinelle, qui si racconta il dolore di un mondo che si spegne

14 Maggio 2026

Immenso il piazzale, immensa la tragedia. E lì, in un’estate senza calore, si respira l’odore acre della morte

MANOPPELLO. Un boato, terrificante. Poi due colonne di fumo nero. Tagliano il filo dell’orizzonte e si alzano imponenti nel cielo plumbeo di Marcinelle. Sono lì, gigantesche, a raccontare il dolore di un mondo che si spegne. Segue un silenzio che raggela. I fotogrammi di un’apocalisse sono braci su ferite aperte. Un formicaio di minatori, di addetti, di uomini dell’emergenza affollano impotenti il piazzale immenso di Bois du Cazier.

Immenso il piazzale, immensa la tragedia. E qui, in un’estate senza calore, si respira l’odore acre della morte. In un mattino che affonda i denti dentro la muta sofferenza di chi già viveva una vita a metà, fra le tribolazioni del lavoro e le afflizioni dell’anima. Sillabare Bois du Cazier significa sillabare il patimento e l’angoscia.

Eccola, la foto scontornata di questo martirio: delinea i confini di un giorno che segnerà la storia per sempre. E i volti sfigurati dei minatori, le rughe che gonfiano i connotati, sembrano dissolversi nell’accoramento. E spiegano più di ogni cosa il peso e la dimensione di una catastrofe. Apocalittica.

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