Sorelle sparite, ascoltato il fidanzato. E scatta la perquisizione in casa

Il terzo telefono rintracciato è di un amico del giovane. Il procuratore frena: «Non è indagato»
CIVITELLA ALFEDENA. Si setaccia il territorio alla ricerca di un casolare in cui le minori potrebbero aver trovato rifugio, mentre gli accertamenti si allargano alla rete delle amicizie più strette e passano al setaccio i dati dei telefoni cellulari, al momento isolati. Le indagini sulla scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni originarie di Minturno, nel Lazio, e sparite dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno scorsi, entrano in una fase sempre più delicata. A due settimane esatte dall’allontanamento delle due minorenni, il procuratore capo della Repubblica del tribunale di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha effettuato un sopralluogo ieri nel paese dell’Alto Sangro e ha ascoltato alcune persone ritenute utili alle indagini, tra cui quella del fidanzato diciottenne di Alisya e altre due suoi amici.
Il magistrato si è recato inoltre al Bar Lupo, l’attività commerciale dove le due ragazze sono state immortalate per l’ultima volta dalle telecamere di videosorveglianza la sera precedente alla loro scomparsa. Un passaggio ritenuto importante per ricostruire gli ultimi movimenti delle due sorelle e verificare ogni elemento utile all’inchiesta. Al momento non risultano provvedimenti restrittivi né fermi di polizia. Gli investigatori continuano a lavorare senza escludere alcuna pista, mentre le attività di ricerca proseguono su più fronti nel tentativo di individuare il luogo in cui potrebbero trovarsi le due minori. Il fidanzato della ragazza – un ragazzo egiziano conosciuto all’interno della struttura – è stato sentito per un’ora e mezza dal procuratore D’Angelo e per cinque ore dai carabinieri. La sua abitazione, nel mentre, è stata perquisita per raccogliere elementi utili all’indagine.
Il procuratore – che ha tenuto a specificare che il giovane non è indagato – è stato accompagnato dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti e dal capitano della compagnia dei carabinieri di Castel di Sangro Giuseppe Testa. Alla fine sono sette le persone sentite tra il 18enne, due amici che in passato erano con lui nella casa famiglia e gli operatori della struttura. «Il ragazzo è stato sentito al termine della sua giornata lavorativa. Abbiamo verificato i luoghi e sentito tutte le persone informate dei fatti. Siamo andati anche nella struttura, ma ciò non significa che ci sono indagati. Stiamo solo facendo il nostro lavoro», dichiara il procuratore D’Angelo che al momento non esclude nessuna pista. Al vaglio della procura di Sulmona ci sono diverse ipotesi, tra cui una possibile adozione illegale.
Sul caso interviene anche il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, che segue gli sviluppi per gli aspetti di competenza del territorio laziale. Secondo il magistrato, con il passare dei giorni prende sempre più consistenza l’ipotesi che le ragazze non siano sole. «È probabile che siano con qualcuno, perché è difficile immaginare un’autogestione da parte di due bambine per un periodo così lungo». Una valutazione che rafforza una delle ipotesi investigative già emerse nelle ultime settimane, quella cioè di un allontanamento pianificato con l’appoggio di persone esterne. Per questo motivo le ricerche si stanno concentrando anche nei luoghi che potrebbero rappresentare punti di riferimento per le due sorelle o per eventuali soggetti che le starebbero aiutando a nascondersi.
Gli inquirenti intanto sono risaliti anche al terzo dei telefoni segreti che fino allo scorso 10 giugno hanno agganciato le celle telefoniche del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il dispositivo è intestato a un amico del 18enne egiziano, il fidanzato di Alysia mentre gli altri due appartengono a un kosovaro e al compagno della madre. Intanto le auto transitate quella notte invece sono tre e non 300, come chiarito dal procuratore D’Angelo. Tre auto che sono state immortalate dalle telecamere di videosorveglianza comunali, ma la lettura della targa risulterebbe complessa. Sul fronte delle ricerche, invece, presto dovrebbe arrivare sul posto il cosiddetto “Life Seeker”: un dispositivo utilizzato nelle operazioni di ricerca e soccorso per localizzare telefoni cellulari e creare una rete temporanea di comunicazione nelle aree prive di copertura.
E questo perché le ragazze potrebbero essere uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia e che le avrebbe supportate anche nel cammino in punti bui, come quello della finestra rotta. Potrebbero aver percorso una parte del sentiero che dalla struttura conduce verso la Riserva naturale La Camosciara, non da sole ma supportate da qualcuno. Da lì, alle prime luci dell'alba, qualcuno potrebbe averle fatte salire in auto per poi procedere verso Pescasseroli. Ma sono solo alcune delle possibili ricostruzioni delle vie di fuga. Le ricerche si stanno concentrando ancora nella zona del lago di Barrea. Nel tratto d’acqua vicino al ponte che conduce al paese, i vigili del fuoco del soccorso subacqueo acquatico di Ancona stanno scandagliando tre punti precisi, indicati dai carabinieri che seguono le indagini. Le operazioni proseguono, con un monitoraggio strumentale, segno che gli accertamenti si basano su elementi investigativi già acquisiti e non su semplici ipotesi esplorative.
A terra operano i finanzieri del Sagf di Roccaraso, squadre di protezione civile e unità cinofile. Oggi sono due settimane esatte di ricerche. Sotto accusa la casa famiglia contro cui il padre ha presentato una denuncia per abbandono di minori. Secondo il genitore doveva essere assicurato un controllo più accurato delle minori che si sono allontanate in piena notte, sicuramente dopo le due perché la più piccola aveva chiesto una compressa per lo stomaco. Da non sottovalutare il fatto che lo scorso 28 maggio il padre abbia riottenuto, dopo sette anni, la responsabilità genitoriale dal tribunale di Cassino, responsabilità che è stata invece revocata in via definita alla madre. Le sorelle erano ospiti della casa famiglia da due anni e da circa sette erano state prese in carico dalle strutture disseminate nel paese.
Per un periodo erano state perfino separate. Finora sul sentiero boschivo sono stati trovati un fermaglio e un laccio di scarpe o felpe. Ma sono in corso le analisi per capire se gli effetti personali possano appartenere alle ragazze. Dopo due settimane senza notizie certe, cresce l’apprensione della famiglia e della comunità coinvolta. Le forze dell’ordine, coordinate dalle procure di Sulmona e Cassino, continuano a battere ogni pista nella speranza di riportare presto a casa Alisya e Sarah.
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