Studentessa disabile aggredita e filmata

La ragazza sarebbe stata presa a schiaffi, poi afferrata per i capelli e raggiunta da diversi calci. Indagano i carabinieri
SULMONA. Una studentessa disabile di 16 anni sarebbe stata aggredita da due coetanee davanti ad altre persone, mentre qualcuno riprendeva la scena con un telefono cellulare. È quanto emergerebbe da due video consegnati spontaneamente ai carabinieri da un insegnante di sostegno di 31 anni, che li avrebbe ricevuti tramite WhatsApp e avrebbe deciso di metterli a disposizione dell’autorità.
La vicenda è ora al centro degli accertamenti della Procura del tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha aperto un’inchiesta per identificare tutti i responsabili e ricostruire con precisione quanto accaduto. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Procura della Repubblica di Sulmona, poiché gli investigatori non escludono che, tra le persone presenti al momento dell’aggressione, possa esserci stato anche qualche maggiorenne. Secondo i primi accertamenti, l’aggressione sarebbe avvenuta il 21 settembre in un’area verde del territorio peligno. Le immagini mostrerebbero una ragazza minorenne mentre viene colpita e insultata da altre due minori, probabilmente sue coetanee. Le tre ragazze si conoscerebbero e frequenterebbero gli stessi ambienti. La lite sarebbe iniziata per motivi apparentemente banali, ma sarebbe rapidamente degenerata. La 16enne sarebbe stata presa a schiaffi, afferrata per i capelli e colpita con alcuni calci.
Le violenze sarebbero state riprese da un’altra persona, rimasta per il momento da identificare. Attorno alle protagoniste, inoltre, ci sarebbero stati altri giovani, che avrebbero assistito alla scena senza intervenire. La dinamica resta tuttavia ancora da chiarire. Gli investigatori dovranno stabilire chi abbia partecipato direttamente all’aggressione, chi abbia assistito ai fatti e quale sia stato il ruolo della persona che ha realizzato il filmato. Sarà inoltre necessario verificare se i presenti abbiano contribuito alla diffusione delle immagini o se si siano limitati a riceverle. A consentire l’avvio degli accertamenti sarebbe stata la decisione dell’insegnante di sostegno, che aveva ricevuto i filmati. Il docente, ritenendo che le immagini potessero circolare sulle chat dei ragazzi, avrebbe scelto di informare immediatamente le forze dell’ordine.
Ora i video saranno sottoposti a verifiche tecniche per accertarne l’autenticità, la datazione e l’eventuale integrità. Particolare attenzione sarà dedicata alla catena di invio: la polizia giudiziaria dovrà risalire all’autore della registrazione e ricostruire il percorso seguito dalle immagini prima di arrivare al docente. Nei prossimi giorni il docente di sostegno dovrebbe essere ascoltato come persona informata dei fatti. Gli investigatori dovranno acquisire da lui ogni dettaglio relativo alla ricezione dei video: chi glieli avrebbe inviati, quando, con quale messaggio e se fossero accompagnati da ulteriori informazioni sull’accaduto. Potrebbero essere sentiti anche alcuni compagni di classe della ragazza.
Le loro testimonianze potrebbero contribuire a ricostruire i rapporti tra la vittima e le presunte responsabili, a verificare l’esistenza di precedenti episodi di derisione o intimidazione e a individuare altre persone eventualmente presenti nel giardino pubblico. La vicenda riporta in primo piano il fenomeno del bullismo e delle aggressioni tra adolescenti. In casi come questo, la violenza fisica può intrecciarsi con l’umiliazione pubblica, soprattutto quando viene filmata e condivisa attraverso applicazioni di messaggistica o piattaforme social.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

