Abusa di una disabile in spiaggia, 38enne finisce sotto processo

25 Maggio 2026

L’uomo, di origine romena, aveva incontrato sul lungomare la 31enne, affetta da ritardi mentali. Poi l’aveva portata a casa. Dopo domiciliari e interrogatorio, il gup firma per il rinvio a giudizio

PESCARA. Finisce a processo un cittadino romeno, O.S., 38 anni, accusato di aver abusato di una donna, 31 anni, affetta da ritardo mentale. Il fatto si era verificato il 17 novembre del 2024: era stata la querela presentata dalla madre della vittima, e sua curatrice speciale, depositata tre giorni dopo in Questura, a far scattare l’inchiesta. Il 10 dicembre successivo il pm Gennaro Varone, considerata la gravità dell’episodio, aveva chiesto al gip la misura che era stata emessa la vigilia di Natale, quando per l’uomo erano scattati i domiciliari e successivamente interrogato il 30 dicembre successivo, alla presenza del suo avvocato di fiducia, Emanuele Calista.

Ma cosa accadde quel giorno? La vittima della violenza, affetta da un “disturbo borderline di personalità in ritardo mentale lieve e discontrollo degli impulsi” (la madre aveva detto alla polizia che la figlia era «come una bambina incapace di controllare gli impulsi e soprattutto incapace di valutare le conseguenze delle sue azioni»), quel giorno aveva discusso con il padre ed era scesa nell’abitazione dello zio. Poi, invece di tornare a casa sua, era uscita per una passeggiata sul mare. E lì aveva incontrato il romeno che le aveva detto di chiamarsi Oliver (nome di fantasia, ndr), con il quale aveva iniziato a parlare e che, dopo averle fatto molti complimenti, la aveva invitata a casa sua.

La donna, dopo la denuncia, è stata anche sentita dal pm per fornire una dettagliata sequenza dei fatti, ma anche di non essere mai stata costretta dall’uomo: «Volevo dirgli di no, ma come una idiota gli ho detto va bene». Ha descritto al magistrato il monolocale del romeno e, nei particolari, il rapporto completo avuto con l'uomo, la richiesta di quest’ultimo di avere anche un rapporto orale che lei inizialmente non aveva accettato perché aveva avuto una precedente esperienza negativa, ma poi aveva acconsentito. Dopo un paio di ore, i due erano usciti insieme perché lui doveva andare al lavoro. Nella misura cautelare firmata dal gip Giovanni de Rensis, il giudice afferma che «l’odierno indagato avrebbe posto in essere una condotta di persuasione della vittima, approfittando del suo momento di debolezza, quanto delle sue condizioni di inferiorità psichiche dovute alla patologia certificata di cui è affetta, all'unico fine di soddisfare il proprio piacere sessuale».

E il giudice aggiunge che «dal racconto della persona offesa appare evidente come questa sia stata strumentalizzata ai fini del soddisfacimento del piacere sessuale dell'indagato che pone continue richieste di compimento di pratiche sessuali alla donna, la quale per timore che potesse accaderle qualcosa di male non fa prevalere il suo dissenso, con ciò prestandosi alla reificazione che l'indagato intendeva realizzare». Il giudice ha poi ritenuto le dichiarazioni della parte offesa credibili e, «nonostante la mancata conoscenza diretta dell'odierno indagato ne descrive opportunamente i tratti somatici e la professione, secondo quanto gli era stato dichiarato dall'uomo» e, con riconoscimento fotografico indica con precisione l'identità dell'indagato «senza avere alcun ripensamento».

Nel capo di imputazione al romeno venne contestato anche il reato di spaccio «per aver offerto e ceduto hashish, sottoforma di sigaretta da fumare) alla donna, in occasione dell'incontro sessuale» Ora il gup Mariacarla Sacco, ha deciso per il romeno il rinvio a giudizio fissando al 17 settembre prossimo la prima udienza dibattimentale dove la difesa cercherà di dimostrare che non si trattò di violenza sessuale in quanto l'imputato non era a conoscenza della patologia della vittima.

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