Pescara. La resistenza dei residenti di Borgo marino: «Salveremo le palazzine»

I cittadini fondano un’associazione contro il degrado delle case popolari
PESCARA
«Vogliamo sapere che fine faremo e quali sono le loro intenzioni». Mentre cambia il volto dell’area attorno al porto e al lungofiume, i residenti di Borgomarino Nord si organizzano per chiedere garanzie sul futuro delle case popolari e maggiori certezze sugli interventi di manutenzione. Nasce così l’associazione “Cittadini di Borgomarino Nord” fondata dai residenti Domenico Pomante, Marco Barbetta, Veronica Pagliaro, Andrea Calderisi e Cesare Di Simone, con l’obiettivo di creare un rapporto diretto con l’Ater e l’amministrazione comunale, per raccogliere in un’unica voce le richieste di chi vive nello storico quartiere dei pescatori.
Il primo passo è già stato compiuto: lo scorso 26 ottobre è stata inviata una pec all’Ater, al Servizio politiche abitative del Comune e al dipartimento Territorio-Ambiente, servizio edilizia residenziale, della Regione per chiedere quali interventi siano previsti per il civico 42 e ottenere un cronoprogramma dei lavori. Il motivo che ha spinto i residenti a riunirsi sono infatti le condizioni degli immobili, ma anche le voci che da mesi circolano nel quartiere su un possibile e futuro abbattimento delle palazzine.
LA PAURA DELLO SGOMBERO
Timori che hanno cominciato a diffondersi con maggiore insistenza in contemporanea ai progetti che stanno trasformando l’area, dal Waterfront fluviale al trasferimento del mercato ittico. L’Ater ha già smentito l’esistenza di qualsiasi progetto di demolizione, ma i residenti chiedono ora di conoscere nel dettaglio i programmi dell’Ente sul patrimonio Erp e di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il quartiere. «L’associazione nasce per salvaguardare i palazzi e per dare una voce univoca ai residenti della zona», dichiara Barbetta, «non vogliamo litigare con l’Ater, ma collaborare». E il primo edificio sul quale l’associazione chiede risposte è quello al civico 42 di via Bruno Buozzi: nella pec vengono indicate «criticità di natura manutentiva» con particolare riferimento a infiltrazioni meteoriche, umidità, degrado delle facciate e problemi agli impianti comuni.
INFILTRAZIONI E DEGRADO
Alla luce dei fondi nazionali destinati al recupero del patrimonio Erp, l’associazione domanda se il civico in questione sia inserito «all’interno di specifici lotti o piani di manutenzione straordinaria, efficientamento energetico o ristrutturazione» previsti per l’anno in corso o per il prossimo futuro. «Vogliamo trasparenza», insiste Barbetta, «chiediamo di tirare fuori quello che hanno». Proprio sugli interventi già realizzati si apre il confronto con l’Ater: lo scorso giugno il presidente dell’Ente, Domenico Di Meo, ha dichiarato al Centro che a Borgomarino Nord erano stati eseguiti lavori di manutenzione straordinaria nel 2022 sui civici 38 e 42, rispettivamente per 141.900 e 129mila euro, finanziati con fondi Cipe legati al sisma del 2009. «Al civico 42 non vengono fatti lavori da 60 anni», replica il residente Pomante, «ma ne abbiamo bisogno insieme alla realizzazione di un ascensore: all’ultimo piano ci sono anche i disabili». Pomante chiede inoltre chiarimenti sulle risorse, dal momento che l’Ater ha risposto che attende un finanziamento da parte della Regione. «Abbiamo un solaio che sta per crollare e tutte le finestre delle scale non sono a norma». Fra gli altri problemi anche: magazzini che si allagano, topi e un’unica strada di accesso alla zona. E le richieste non riguardano soltanto il civico 42: al civico 40, Di Simone racconta di aver segnalato per anni infiltrazioni provenienti dal tetto e di non aver ricevuto risposte.
«NOI ESISTIAMO»
Ma dietro alle richieste di manutenzione c’è soprattutto l’interrogativo sul futuro dell’intero quartiere: da mesi fra residenti e operatori della marineria circolano voci secondo cui le palazzine potrebbero essere abbattute per lasciare spazio a nuovi edifici nell’ambito della trasformazione dell’area. Non esiste, allo stato attuale, un progetto di demolizione, ma i residenti collegano le voci alla mancanza di interventi sugli immobili e ai cambiamenti in corso nelle aree circostanti. «La nostra paura è che questa sia una strategia per rendere la zona inagibile», dice Di Simone. «Perché nel progetto del Waterfront queste case non ci sono? Perché non le hanno incluse nel piano di riqualificazione?». Il cambiamento, infatti, riguarda tutta l’area: il progetto del Waterfront fluviale, avviato nel 2023, ha un quadro economico complessivo di 4 milioni e 180mila euro e interessa il lungofiume, le aree vicine al mercato ittico, la zona della Madonnina e il Centro di recupero e riabilitazione delle tartarughe marine. Si aggiunge poi il trasferimento dell’asta del pesce dall’attuale mercato alla nuova struttura ricavata nell’ex biglietteria Tiziano sulla banchina Sud: l’opera, finanziata con 1 milione di euro dalla Regione, sarà consegnata il prossimo 20 novembre. Anche questo passaggio viene seguito con attenzione dall’associazione: tra i soci fondatori c’è Veronica Pagliaro, figlia di un astatore. «Vogliamo essere ascoltati: non va bene intervenire senza consultare la cittadinanza, noi esistiamo e siamo pronti a lottare per il nostro quartiere».

