Valanga di Rigopiano, l’Inail chiede i danni al governo: rivuole 2,7 milioni già dati alle famiglie delle vittime

Il resort distrutto: lo scontro giudiziario. Undici lavoratori morti sotto le macerie: parte la richiesta rivolta a Presidenza del Consiglio, Viminale, Regione, Provincia e Comune di Farindola
PESCARA. Ammonta 2.734.104 euro il risarcimento dei danni chiesto dall’Inail per 11 lavoratori uccisi e un altro rimasto ferito dalla valanga del 18 gennaio 2017 che distrusse il resort Rigopiano. L’Inail di Pescara minaccia una battaglia legale contro la presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola invitandoli a un eventuale accordo prima di procedere davanti al tribunale. La somma corrisponde alle prestazioni che l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ha erogato in questi nove anni, dal momento del disastro in cui morirono, oltre agli 11 dipendenti del resort, altre 18 persone che soggiornavano nella struttura a quota 1.200 metri.
«Si chiede il pagamento in via di surroga oltre interessi legali e rivalutazione monetaria e spese per il mio intervento», specifica la legale dell’Inail, Manuela de Marzo. Sotto le macerie ha perso la vita la trentenne Luana Biferi: giovane calciatrice originaria di Bisenti, nel Teramano, lavorava nello staff dell’hotel. Stessa sorte nella tomba di ghiaccio per l’addetto alla reception Emanuele Bonifazi, 31 anni, di Pioraco, in provincia di Macerata. Stroncata l’esistenza anche di Marinella Colangeli, 32enne di Farindola: gestiva la Spa dell’albergo insieme alla collega Cecilia Martella, 24 anni di Atri, che era estetista e massaggiatrice nel centro benessere. Con loro nella spa operava anche la 32enne Linda Salzetta, perita anche lei, sorella di uno dei sopravvissuti, Fabio.
Trovò la morte il cameriere Gabriele D’Angelo, 31 anni, pennese e volontario della Croce rossa, il quale provò in tutti i modi a mandare, con quel poco che gli restava di carica del cellulare, allarmi rimasti inascoltati e la ventiduenne di Archi, nel Chietino, Ilaria Di Biase, cuoca dell’hotel da tre anni. E ancora: si piange il 42enne di Farindola Alessandro Giancaterino, capo della sala del ristorante dell’hotel, padre di un bambino che aveva 9 anni e fratello dell’ex sindaco del paese, Massimiliano; una tragica fine anche per il receptionist trentatreenne Alessandro Riccetti di Terni e il tuttofare Faye Dame, di 30 anni, rifugiato senegalese che si trovava in Italia dal 2012. Sotto la valanga ha perso la vita anche Roberto Del Rosso, 53enne ideatore della nuova storia dell’hotel Rigopiano che da rifugio montano chiuso d’inverno, era divenuto un resort nel 2007; in precedenza era stato un designer e creatore di interni e di grafiche pubblicitarie.
La porta che sbatte forte, un sibilo, quel rumore improvviso e lui che resta bloccato nel vano caldaie. E poi, quando riesce, trova tutto inghiottito dalla neve. Fabio Salzetta, il manutentore dell’albergo di lusso, in quei drammatici momenti del tardo pomeriggio del 18 gennaio 2017 non vede più l’hotel, dov’erano la sorella Linda con gli altri dipendenti e tutti gli ospiti che, dalla mattina, bloccati dalla neve e con le scosse di terremoto, chiedevano di tornare a casa. Spariti anche i tre colleghi con cui, come una catena umana, si stava passando i sacchi di pellet fin dentro l’albergo. Ha incassato una inabilità temporanea e danni permanenti, specifica l’Inail nella sua milionaria azione di rivalsa.
Una mossa, quella dell’Inail, che ha spiazzato gli enti in indirizzo ai quali si è rivolta l’avvocata de Marzo incaricata dalla direttrice della sede pescarese, Marisa D’Amario, di recuperare quanto sborsato. «Noi», spiega Luca Labricciosa, sindaco di Farindola, «come ente locale non abbiamo avuto condannati poiché il sindaco di allora Ilario Lacchetta e il tecnico Enrico Colangeli sono stati assolti durante il processo di appello condotto a Perugia. Adesso vediamo come comportarci». La Provincia di Pescara ha affidato la richiesta di pagamento al proprio avvocato per capire quali siano gli spazi di manovra. L’ente, guidato da Giorgio De Luca, ha visto i funzionari dell'epoca addetti alla viabilità Mauro Di Blasio e Paolo D'Incecco prescritti dall’accusa di omicidio colposo. La prescrizione però non è un’assoluzione: se ne riparlerà.
La sentenza del febbraio scorso della Corte d’Appello di Perugia non risulta definitiva, mancando il pronunciamento finale della Cassazione. Condanna irrevocabile invece a un anno e 8 mesi per l'allora prefetto di Pescara Francesco Provolo per falso e omissioni di atti d'ufficio e per il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco ad un anno e 4 mesi per falsità ideologica. Si spiegherebbe così il coinvolgimento nel risarcimento del danno richiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell’Interno. Stesso discorso per la Regione chiamata in causa per l’eventuale pagamento: ha registrato infatti la condanna a due anni per tre suoi dirigenti di allora e cioè Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Ma c’è appunto la Cassazione che deciderà su questioni puramente formali non rifacendo cioè il processo.
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