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Il commentone della 5a giornata di Serie A

21 Settembre 2026

Il big match di giornata tra Roma e Inter finisce 2-2, con tante emozioni e colpi di scena. Tornano alla vittoria Milan e Juve, mentre il Como subisce il primo ko contro la sorpresa Frosinone. In zona salvezza prime vittorie per Monza e Parma, mentre continua il periodaccio per Venezia e Genoa

Monza vs Sassuolo

La quinta giornata si apre con l'anticipo del venerdì tra Monza e Sassuolo, che hanno un umore ben diverso: i brianzoli sono ancora a secco di vittorie, mentre i neroverdi sono reduci dal successo al cardiopalma contro la Juventus. I padroni di casa partono all’attacco per cercare di sorprendere gli avversari: dopo 37 secondi Cutrone serve a centro area Robinson, la cui conclusione a botta sicura viene salvata con i piedi da Muric. La formazione di Aquilani non resta però a guardare e, al 15’, risponde con un’occasione molto simile: Berardi riceve all’altezza del dischetto da Laurienté e conclude di prima intenzione, ma Tornqvist si oppone alla grande ed evita guai. Primo tempo molto equilibrato, con le due squadre che non riescono a trovare il guizzo. Nella ripresa però cambia velocemente il parziale: corner a uscire di Birindelli e colpo di testa centrale di Varela, con la sfera che però scivola dalle mani di Muric, sbatte sul palo ed entra inesorabilmente in porta, per la disperazione dell’estremo difensore kosovaro. Errore da matita blu per l’ex Burnley, non il primo da quando veste i colori neroverdi. E al 63’ arriva anche il raddoppio: è ancora un calcio d’angolo di Birindelli a risultare decisivo, con Dany Mota che arriva per primo sul pallone vagante e riceve un calcione da Esposito. Perenzoni non ha dubbi e assegna la massima punizione: dal dischetto si presenta Varela, che spiazza Muric e sigla il quarto gol del suo campionato. Prova decisamente sottotono per gli emiliani, che pagano a peso d’oro le leggerezze compiute. Nel finale la riaccende una splendida punizione di Adzic, che la piazza all’incrocio dei pali e rende il punteggio meno amaro. Vittoria meritatissima per gli uomini di Juric, che si portano a quota 4 punti in classifica e si tirano fuori dalle ultime posizioni.

Bologna vs Torino

Alle 15 si giocano sia Bologna-Torino sia Udinese-Cagliari. Al Dall’Ara fa il suo esordio sulla panchina rossoblu Raffaele Palladino, che subentra a Tedesco dopo solo 4 giornate. Partenza a razzo dei felsinei, che hanno voglia di rivalsa dopo l’avvio stagionale negativo: Bernardeschi controlla in area un traversone di Miranda e, in rapida successione, calcia con il mancino, trafiggendo Perri. Si vede che i padroni di casa siano volenterosi, ma sono allo stesso tempo molto imprecisi e confusionari: faticano a costruire vere e proprie palle gol, con l’unica altra possibilità che è frutto di un pressing individuale: Pobega aggredisce Mandragora e gli ruba il possesso, ma poi ci impiega troppo per prepararsi alla conclusione e viene murato sul più bello. Nella ripresa la gara resta sugli stessi binari della prima frazione di gioco, con Bernardeschi che va vicino alla doppietta al 67’: l’ex Juve riceve sulla destra, rientra sul piede forte e fa partire una conclusione a giro velenosissima, che si spegne di un soffio a lato. La svolta del match arriva, però, a tredici minuti dal novantesimo: Kulenović attacca un corridoio centrale ma conclude debolmente, con Skorupski che però si rende protagonista di una papera e regala il pari ai granata. Ora il Toro prova il colpaccio e, nel finale, arriva un episodio molto discusso: Oristanio viene servito in campo aperto, sterza e viene steso da Heggem, che gli colpisce il piede d’appoggio e gli fa perdere l’equilibrio. Guida è colpevolmente distante dall’azione e non vede l’intervento del difensore norvegese, ma è la sala var ad avere le maggiori responsabilità: il VAR Santoro e l’AVAR Camplone tacciono, non richiamando il direttore di gara al monitor. È il terzo vero errore in questo campionato dopo i rigori non fischiati alle milanesi in Torino-Milan e Inter-Napoli, con Santoro che faceva parte della sala var anche nella sfida dell’Olimpico Grande Torino. Finisce, dunque, per 1-1 tra Bologna e Torino, con un pareggio che non fa contenta nessuna delle due.

Udinese vs Cagliari

Al Bluenergy Stadium va in scena il match tra Udinese e Cagliari, con due stati emotivi ben diversi: i bianconeri hanno perso le ultime tre, mentre il Casteddu ha realizzato la miglior partenza della sua storia con ben 9 punti in 4 giornate. Già dai primi minuti si può intuire che tipo di gara sarà: un match maschio e molto fisico, giocato prevalentemente a centrocampo. Nella prima metà di gioco le occasioni più importanti sono a tinte bianconere: al 25’ Davis va vicinissimo all’eurogol, saltando Rodriguez con un tunnel e cercando il palo più lontano a giro, ma la sfera esce di millimetri; al 44’ è invece decisivo Caprile, che prima sbaglia in impostazione e regala la sfera a Gueye ma poi si riscatta alla grande rispondendo con i piedi. Nel secondo tempo i friulani cercano di mettere ancora in apprensione la difesa rossoblu. Sfida nella sfida tra Gueye e Caprile, con l’estremo difensore ex Napoli che vince il duello: prima salva un bel colpo di testa del senegalese con un ottimo colpo di reni, poi compie un miracolo assoluto qualche minuto più tardi, deviando con il palmo della mano un diagonale quasi perfetto dell’ex Metz. Sono ora però troppe le occasioni non concretizzate dalla squadra di Runjaic e, si sa, il calcio è crudele: retropassaggio di Miller e incomprensione clamorosa tra Ebosse e Kabasele, con Maldini che ne approfitta, salta Okoye e deposita in porta, siglando la terza rete consecutiva e festeggiando nel migliore dei modi la convocazione in nazionale. Nel restante tempo a disposizione i bianconeri tentano di acciuffare quantomeno il pari, ma senza grande cattiveria negli ultimi metri. Altra vittoria per il Cagliari di Pisacane, che si sta rendendo protagonista di una cavalcata impressionante con i propri ragazzi, ottenendo i tre punti su un campo difficilissimo con grande cinismo e grazie a uno strepitoso Caprile. A proposito, è incredibile come il numero 1 isolano non figuri nell’elenco dei convocati di Mancini: sono ormai due anni che sta convincendo tutti a suon di parate e probabilmente una sua convocazione, al posto di Pessina, sarebbe stata più corretta.

Roma vs Inter

Alle 18 si gioca invece il big match di giornata, la sfida tra le uniche due squadre ancora a punteggio pieno: Roma e Inter. È una partita piena di intrecci, in particolare tra le due panchine: Gasperini non ha lasciato il segno nella breve parentesi nerazzurra, con il presidente Moratti che lo esonerò dopo appena 5 giornate, mentre non si può dire lo stesso per Chivu, che ha vestito per quattro anni i colori giallorossi anche se l’addio burrascoso ha lasciato qualche strascico nella considerazione del popolo romanista. Il clima è rovente ma prima del fischio d’inizio si commemora la scomparsa di una leggenda del Biscione, Sandro Mazzola. Grandissimo rispetto anche da parte della tifoseria romanista, che d’un tratto si ammutolisce di fronte a un campione dell’Inter e del calcio italiano. Partenza a razzo degli uomini di Gasp, che cercano di sorprendere fin dai primi minuti la retroguardia meneghina: Dybala nasconde la sfera a Dimarco e crossa sul secondo palo per Molina, che di testa la rimette al centro: è bravissimo Koné ad arrivare con i tempi giusti, spedendo il pallone in porta dopo averlo fatto passare tra le gambe di Akanji. Che inizio della Lupa, che cambia inevitabilmente le carte in tavola: i nerazzurri vengono puniti su un’altra disattenzione difensiva, lasciando Molina e Koné troppo soli. Anche sotto il punto di vista psicologico non deve essere facile: in uno stadio così caldo, subire gol dopo pochi minuti rischia di pesare enormemente. Sebbene la Beneamata non sembra particolarmente brillante, ha tre chances clamorose per ripristinare l’equilibrio: al 26’ Lautaro batte velocemente una rimessa laterale e trova Bisseck, bravo a liberarsi di Soulé con una spallata e a presentarsi a tu per tu con Svilar, che è miracoloso con i piedi; al 29’ Lautaro arriva in scivolata sul solito cross teso rasoterra di Dimarco ma manca incredibilmente il bersaglio; al 33’ Bastoni riceve da Jones in area e sbatte sul palo. Tuttavia, non è la solita Inter che si è vista nelle precedenti uscite: specialmente a centrocampo domina la coppia Cristante-Koné, aiutata parecchio anche dal lavoro in fase di non possesso da parte di Dybala e Soulé, che riesce a schermare l’impostazione nerazzurra. E al minuto 37 i giallorossi ricevono il giusto premio per quanto appena detto: gol fotocopia al precedente, con Dybala che crossa, Mancini che sfiora e Koné che insacca da pochi passi, esultando in differita a causa di una chiamata errata riguardo la sua posizione di partenza. Si va a riposo con la Magica a condurre per ben due lunghezze di distanza. È la quarta partita consecutiva che la formazione di Chivu va sotto di ben due reti: è successo con il Napoli, a Madrid, con l’Udinese e ora anche con la Roma. Bisogna sicuramente rivedere qualcosa in difesa, perché se l’Inter vorrà andare avanti nelle due competizioni non può permettersi di subire così tante reti, ben 8 in 5 giornate. All’intervallo arriva però la scossa, con il Biscione che torna carichissimo nella ripresa. E dopo neanche un minuto torna in partita: Thuram riconquista il pallone sulla propria trequarti e lascia la conduzione del contropiede tra i piedi di Lautaro: il capitano nerazzurro valuta le opzioni e poi serve in profondità il figlio d’arte, che di prima intenzione gliela restituisce: il Toro attacca lo spazio e colpisce con il mancino, con il pallone che entra nell’angolino nonostante la conclusione non sia pulita. Ripartenza da manuale, con la ThuLa che riesce a rimettere la sfida in bilico. Si è completamente spostata l’inerzia del match: Lautaro e compagni sono alla ricerca del pari, mentre i capitolini subiscono un altro gol all’alba del secondo tempo, così come già capitato contro Atalanta e Fenerbahce. Gli uomini di Gasperini sembrano però ora molto affaticati, stanchi dopo un primo tempo giocando ad altissima intensità. Ma i giallorossi hanno un’occasione gigantesca per poter riportarsi a +2, con Martinez fondamentale: Malen addomestica un corner, se la alza con il destro e conclude, al volo, con il mancino, centrando in faccia il portiere spagnolo. Dopo due prestazioni deludenti, con diversi errori, Josep Martinez si fa trovare pronto al momento giusto, bravo nell’uscita a valanga e fortunato a salvare con il viso. È però al 79’ che succede di tutto: corner di Barella e stacco perentorio di Thuram, con Svilar che si supera; il pallone resta però in area e Lautaro ci prova di testa, colpendo la traversa. La sfera viene allontanata ma l’azione non è finita: cross basso di Carlos Augusto che Lautaro non riesce ad agganciare, ma il numero 10 si ritrova il pallone tra i piedi dopo un anticipo di Bisseck e trafigge Svilar, che tocca ma non sufficientemente per sventare il pericolo. Doppietta di cattiveria del Toro, la seconda stagionale dopo quella al Napoli. Nel finale l’incontro è ancora più divertente perché è aperto a qualsiasi tipo di risultato, con l’occasione migliore che capita a Thuram: lancio di Barella, spizzata di Sucic e tiro radente del francese, che prende in controtempo Svilar ma non inquadra il bersaglio. Finisce così 2-2 tra le due squadre più in forma del campionato, che danno spettacolo e offrono anche un meraviglioso spot per tutta la Serie A. Sebbene il pari sia il risultato più corretto per quanto mostrato, entrambe possono rammaricarsi: la Lupa perché non è riuscita a conservare il vantaggio di due gol, i nerazzurri per aver approcciato male e per aver concesso due reti con troppa leggerezza.

Venezia vs Lazio

In serata si affrontano Venezia e Lazio, con i biancocelesti che possono agganciare Roma e Inter in testa alla classifica e godersi al meglio la sosta. Anche gli arancioneroverdi sono alla ricerca di punti, non avendone ancora raccolto nessuno in queste prime 4 uscite. Dopo 15 minuti, l’occasione per andare in vantaggio è ghiottissima: retropassaggio sbagliato di Floriani e Correia ne approfitta, rubando il tempo a Mandas che lo stende. Rigore ineccepibile, della cui trasformazione se ne incarica Yeboah: l’ecuadoregno calcia a incrociare ma viene ipnotizzato da Mandas, che con un super riflesso para il primo calcio di rigore della stagione. L’errore potrebbe spezzare le gambe ai lagunari, che invece si gettano ancora di più all’attacco alla ricerca del gol: al 26’ Mandas si fa sfuggire il pallone dalle mani ma viene salvato dalla chiusura tempestiva di Nuno Tavares, mentre pochi istanti dopo respinge alla grande un fulmine di Sohm, che vede partire all’ultimo. Nella ripresa cambia però tutto: Taylor riceve in area da Zaccagni e viene steso da Yeboah, che si rende protagonista in negativo anche nell’altra area: secondo penalty assegnato. Dagli 11 metri è freddissimo Zaccagni, che la mette sotto al sette e torna a segnare in campionato dopo ben 321 giorni. E al 60’ arriva anche il raddoppio: bel traversone di Tavares e grande incornata di Noslin, che salta in testa a Juan Jesus e fa 2-0. È una Lazio alcune volte non bellissima, ma veramente molto efficace e soprattutto cinica, che continua a vincere e a convincere. L’Aquila porta così a casa i tre punti e Gattuso si può godere le due settimane di pausa in vetta, mentre traballa sempre più la posizione di Stroppa, che perde per la quinta volta consecutiva.

Fiorentina vs Napoli

La domenica inizia con la sfida dell’ora di pranzo tra Fiorentina e Napoli, che vede il livornese Allegri affrontare la viola. I gigliati sembrano aver recuperato quella spensieratezza che era mancata con Grosso, attaccando sin dai primi minuti: al 17’ imbucata leggermente troppo profonda di Mastantuono per Atta, con il contrasto tra il centrocampista francese e Marin che per poco non inganna Milinkovic-Savic, salvato incredibilmente dalla traversa. Ma la sfortuna dei padroni di casa non termina qui: dopo solo 2 minuti Fagioli si coordina dal limite e mira all’incrocio, con il portiere serbo che tocca e la traversa lo salva nuovamente. I partenopei avvertono il pericolo e, consapevoli di non poter continuare a rischiare allo stesso modo, si gettano all’attacco: Olivera colpisce di testa su un cross a rientrare di Politano ma centra il montante, con il terzino uruguaiano che ci prova anche da terra ma deve arrendersi a un super De Gea. Sul corner seguente arriva però il vantaggio degli azzurri: schema eseguito alla perfezione, con tanti uomini ad attaccare l’area piccola che creano spazio all’altezza del dischetto, sul quale Gilmour non si fa pregare e, al volo, trafigge De Gea, siglando una splendida rete. Nel secondo tempo cambia però velocemente il parziale: Ndour svetta su un pallone vagante e favorisce Jimenez, che conclude dal limite e, grazie a una goffa deviazione di Marin, inganna Milinkovic-Savic. È il risultato più giusto per quanto fatto vedere fino a questo momento. Ora la gara è aperta e si fa più divertente: una meravigliosa cavalcata di Njie favorisce Valdepenas in area, ma Milinkovic-Savic salva miracolosamente; è poi, invece, De Gea a prendersi la scena, parando a una mano i tentativi ravvicinati prima di Neres e poi di Favasuli. Fiorentina e Napoli si dividono la posta in palio, sotto al caldo torrido di Firenze che ha messo i bastoni tra le ruote alle due squadre.

Frosinone vs Como

Alle 15 si affrontano Frosinone-Como e Parma-Genoa. Al Benito Stirpe il Como si gioca tanto, con la possibilità di andare alla sosta in vetta alla classifica al pari di Roma, Inter e Lazio; dall’altra parte c’è però la sorpresa Frosinone, che vuole continuare a sognare dopo la grande partenza. I biancoblu iniziano con il piede sull’acceleratore, per cercare di sbloccarla subito: dopo appena 7 minuti Douvikas riceve in area la sponda di Ramon e tenta di convertirla in gol, ma Palmisani vola e salva il punteggio; la sfera resta però in zona pericolosa e ci prova Baturina, con Monterisi che salva quasi sulla linea; sulla respinta tira al volo Da Cunha, la cui conclusione strozzata viene girata di testa nuovamente da Douvikas, ma ancora un super Palmisani si distende e sventa il pericolo con l’aiuto del palo. Tripla, gigantesca occasione per i lariani, alla quale i giallazzurri rispondono con Ghedjemis: pasticcio tra Valle e Chalobah che favorisce l’algerino, bloccato sul più bello da Butez. Ma i Canarini riescono ugualmente a trovare il vantaggio, qualche minuto più tardi: azione perfetta, con Ghedjemis che imbuca, Schmid che appoggia a rimorchio e Calò che insacca, approfittando anche della leggera deviazione di Milla. Era da tanto tempo che non si vedeva in Serie A una neopromossa giocare così bene, forse ricorda proprio il primo Como di Fabregas: aggressione uomo su uomo, fraseggi per eludere il pressing, squadra molto corta e compatta. E le opportunità continuano a fioccare: al 38’ è provvidenziale Butez su Raimondo, che ci prova di tacco e per poco non beffa l’ex Anversa. I comaschi avvertono un po’ il contraccolpo psicologico per la rete subita ma, verso la fine di primo tempo, vanno ancora una volta vicini alla rete: ottima iniziativa di Diao e bel colpo di testa di Nico Paz, ma Palmisani si conferma un muro e salva anche questa. La formazione di Fabregas si getta ancora di più all’attacco negli ultimi minuti per ripristinare l’equilibrio ma, in ripartenza, subisce il 2-0: Ghedjemis lancia Schmid in campo aperto, con l’austriaco che serve Kvernadze al momento giusto: il georgiano è bravissimo ad evitare il rientro di Baturina, a spostarsela sul destro e a bucare Butez, che forse avrebbe potuto fare meglio. Nella ripresa non cambia il canovaccio tattico del match: il Frosinone gioca a viso aperto anche se in vantaggio di due gol, mentre il Como cerca di riaprirla. I lombardi continuano a costruire e a tirare verso la porta, ma la star di giornata è invalicabile: Palmisani respinge prima un tiro potente di Kean e poi un destro forte e angolato di Rodriguez, che devia con la mano di richiamo. Nel finale arriva anche il tris firmato da Raimondo, ma Chiffi fischia uno sgambetto da parte del classe 2004 ai danni di Ramon, sebbene l’entità del contatto sia molto lieve. Vince e continua a stupire la formazione di Alvini, che si porta a 10 punti dopo 5 giornate; d’altra parte, primo ko della stagione per il Como, che fallisce l’aggancio al primo posto.

Parma vs Genoa

Al Tardini va invece in scena la sfida tra Parma e Genoa, a pari punti e alla ricerca del primo successo in campionato. Partenza a rilento del match, con le due squadre che hanno paura di scoprirsi e pensano più a difendere piuttosto che ad attaccare: non ne beneficia lo spettacolo, con le emozioni che scarseggiano inevitabilmente. Per sbloccare il parziale serve una giocata imprevedibile, che possa sparigliare le carte: al 38’ Romero riceve sulla trequarti, lascia sul posto Ostigard con un bel gioco di gambe e poi conclude in caduta dal limite, incastrando la sfera all’angolino. Secondo gol consecutivo per il Rulo, che sta guadagnando sempre più spazio nelle gerarchie di Cuesta. Nel secondo tempo la sfida si accende maggiormente, con il Grifone che ora deve attaccare per evitare la sconfitta: Colombo imbuca perfettamente per Osmajic al 70’, con l’ex Preston che approfitta dell’indecisione di Corvi, rientra sul destro e la piazza alla perfezione, con la sfera che dà un bacio al palo prima di terminare la propria corsa in fondo alla rete. L’equilibrio dura però appena 10 minuti, con i crociati che tornano meritatamente a condurre all’80’: sponda preziosa di Elphege per Almqvist, che brucia in velocità Marcandalli e batte Bijlow con un diagonale perfetto. Lo svedese torna a segnare dopo quasi due anni, con l’ultima rete che risale addirittura a 729 giorni fa. Cuesta batte De Rossi e conquista i primi 3 punti della stagione, mentre è notte fonda in casa rossoblu, che devono assolutamente trovare le contromisure al più presto.

Juventus vs Atalanta

Alle 18 si affrontano Juventus e Atalanta. Prima di parlare della partita, è giusto soffermarsi sul vergognoso momento durante il minuto di silenzio per Mazzola: una parte della curva bianconera si è girata di spalle e ha intonato cori durante i 60 secondi antecedenti al calcio d’inizio, scatenando reazioni di sdegno su TV e social: la memoria di un campione non deve essere infangata a causa di inimicizie con altre tifoserie. Allo stesso tempo, però, l’altra gran parte dello stadio ha cercato di oscurare questo momento alla fine del minuto di silenzio applaudendo il più possibile, anche per cercare di evitare la figuraccia in mondovisione, che tuttavia è stata inevitabile. Quanto al match, invece, la Juve è in cerca di riscatto dopo la sconfitta esterna contro il Sassuolo, che ha lasciato qualche dubbio anche nella tifoseria sul futuro della guida di Spalletti. La Vecchia Signora parte però con la testa giusta, con il vantaggio che è il coronamento di 27 minuti giocati molto bene: Celik arriva su un filtrante di Alajbegovic e crossa a rimorchio per Conceicao, che con freddezza calcia sul primo palo e lascia di sasso Carnesecchi. Il figlio d’arte torna a segnare dopo un digiuno prolungato, con l’ultima rete che risale a quasi 7 mesi fa. Passano però solo 3 minuti e si verifica l’episodio più controverso dell’incontro: bella imbucata di Samardzic per Rowe, che non riesce però ad arrivare sul pallone a causa della marcatura stretta di Kalulu. Tuttavia, rivedendo bene la circostanza, si nota come la maglia dell’ex esterno del Bologna si allunghi parecchio, con una trattenuta prolungata e intensa. L’arbitro Zufferli lascia correre e la sala var non interviene, ma i restano parecchi dubbi. All’intervallo si va a riposo con i piemontesi in vantaggio di misura, mentre la Dea non è riuscita fin qui a esprimersi al meglio. Nella ripresa i nerazzurri ci provano dopo pochi minuti, con l’uomo più pericoloso: Rowe salta secco Kalulu con lo stop e poi punta la porta, con Vicario che è chiamato agli straordinari sul suo diagonale rasoterra. Ora la formazione dell’ex Sarri spinge, alla ricerca del pari: è pericolosissimo il colpo di testa di Kristensen al 62’, con Kolo Muani che si sostituisce al portiere e salva proprio sulla linea. La Dea non riesce però a ripristinare l’equilibrio e, al 77’, arriva il colpo del ko: splendida parabola a rientrare di Zhegrova e precisa incornata di Bremer, che da pochi passi impallina l’impotente Carnesecchi. Torna a vincere e soprattutto a convincere la Juventus, che si porta a -3 dal primo posto; ancora deludente, invece, l’Atalanta, che ottiene la terza sconfitta consecutiva.

Milan vs Lecce

È il Milan a chiudere il weekend, in cerca di riscatto dopo la brutta sconfitta in Europa League; affronta il Lecce di Eusebio Di Francesco, reduce dalla bella vittoria casalinga contro il Monza. I rossoneri sono fin da subito aggressivi, cercando di aggredire gli avversari per cancellare gli ultimi risultati. E al 14’ vengono immediatamente premiati: lancio lungo di Pavlovic per Pulisic, che addomestica il pallone con un controllo straordinario e, in rapida successione, calcia con il mancino, tornando a segnare dopo ben 9 mesi dall’ultima volta. Alla prima da titolare in stagione, Capitan America si riprende la scena, tirando fuori dal cilindro una giocata delle sue. Nei primi 45 minuti, tuttavia, si fatica a vedere l’impronta di Ruben Amorim: le occasioni sono frutto delle individualità piuttosto che di azioni corali, anche se la rete fa un po’ sciogliere il Diavolo. Chissà cosa avrà detto l’ex tecnico del Manchester United negli spogliatoi, ma i meneghini tornano dall’intervallo con voglia di divertire e divertirsi, giocando da squadra e non pensando da singoli. È emblematica la rete del 2-0, al minuto 61: Gila imbuca per Pulisic, che, con un tocco di prima d’esterno, premia l’inserimento di Rabiot: il francese chiede e ottiene l’uno-due da Ramos e con freddezza chiude l’interno del piede, battendo Falcone sul primo palo e concretizzando un fraseggio di pregevole fattura. E nel finale arriva anche il meritato tris, ancora una volta firmato da Moreira: il belga è reattivo nella riconquista della palla e poi è bravissimo prima a saltare Siebert e poi a infilare Falcone sotto le gambe, realizzando così la prima rete davanti al proprio pubblico dopo la doppietta dell’Olimpico. Successo in bello stile per il Diavolo, che batte senza discussioni il Lecce e si porta a due sole lunghezze di distanza dal primo posto.

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