Il grido della Cgil: «Ora giustizia per Andrea, controlli sui subappalti»

Il sindacato: «Ci costituiremo parte civile». L’operaio di Crognaleto è morto a 22 anni
ROMA. «Vogliamo giustizia per Andrea». Da Roma, davanti al Colosseo con i cancelli ancora chiusi per lutto, il sindacalista Natale Di Cola annuncia: «Con la Cgil Roma e Lazio e la Fillea, categoria degli edili, ci costituiremo parte civile al processo». La morte dell’operaio di Crognaleto, Andrea Moretti, ad appena 22 anni a causa di un volo di 10 metri mentre nella notte tra martedì e mercoledì stava lavorando al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, a Roma, continua a suscitare rabbia e dolore. La rabbia è quella dei sindacati che non si stancano di chiedere un lavoro sicuro: «Chiediamo che venga fatta chiarezza rispetto a quello che è avvenuto», dice Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, «e come sempre daremo sostegno alla famiglia». Il dolore, senza fine, è proprio quello della famiglia: mamma Silvana, papà Fabrizio e le tre sorelle maggiori.
Lunedì 28 settembre sarà il giorno dell’autopsia che verrà eseguita all’Istituto di Medicina Legale della Sapienza. Sono 7 gli indagati per la tragedia di Andrea, soltanto 22 anni ma già un operaio rocciatore esperto: il reato contestato è omicidio colposo in violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli indagati sono i responsabili dei lavori e della sicurezza del Colosseo, i due coordinatori della sicurezza, il delegato per la sicurezza del ministero della Cultura, i dirigenti delle società coinvolte nell’appalto, tra queste la Moretti Quintilio srl con sede a Basciano, cioè la ditta per cui lavorava Andrea. Quella ditta aveva ottenuto, in subappalto, i lavori al Colosseo commissionati dal ministero della Cultura e finanziati dalla Tod’s di Diego Della Valle. I lavori per illuminare di bianco il Colosseo e cambiare gli attuali 120 fari a led ormai erano in dirittura d’arrivo: il 9 ottobre sarebbe stato il giorno dell’inaugurazione.
Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, in una lettera al ministro della Cultura Alessandro Giuli aggiunge: «L’immane tragedia avvenuta la notte del 22 settembre al Colosseo, con la morte di Andrea Moretti, non solo non sarebbe dovuta mai avvenire: deve essere l’ultima». Nella lettera, si chiede al ministro «un incontro urgente» sul tema della sicurezza sul lavoro nei luoghi della cultura, «troppo spesso in regime di appalto o subappalto». «Occorrono controlli sugli appalti e subappalti, politiche assunzionali e interventi tempestivi, perché quanto accaduto non si ripeta ancora», recita la lettera. Oggi, dopo tre giorni di chiusura per lutto, il Colosseo riapre, «aspettando», dice il ministro Giuli, «che la giustizia faccia il suo corso e sapendo che, quanto prima e nelle sedi opportune, affronteremo con le rappresentanze sindacali tutte le questioni relative alla sicurezza e alla tutela del lavoro».
In base alla prima ricostruzione, il turno di Moretti era iniziato all’imbrunire, dopo la chiusura al pubblico del Colosseo. Intorno alla mezzanotte tra martedì e mercoledì, il 22enne, in fune, stava collegando i cavi della nuova illuminazione del monumento simbolo della Capitale, tra il secondo e il terzo anello. L’operaio stava lavorando a 10 metri d’altezza. Con Andrea, ma a distanza, c’erano altri due operai, tra cui il cognato ma i colleghi hanno soltanto sentito il tonfo e sono intervenuti immediatamente per prestare i primi soccorsi. È questo uno dei passaggi dell’indagine: Moretti poteva essere lasciato solo? Il giovane aveva il casco di protezione ed è stato trovato con l’imbracatura indossata, ma senza la fune agganciata. Una perizia dovrà chiarire cosa è successo: fondamentale, oltre all’analisi delle telecamere che però non avrebbero ripreso direttamente la scena, sarà la consulenza sull’attrezzatura utilizzata dal 22enne. Al momento non viene esclusa nessuna pista, anche le ipotesi della scarsa illuminazione e dell’errore umano.
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