Operaio morto nel cantiere della chiesa, quattro assoluzioni

9 Ottobre 2026

L’infortunio nel 2023 a Sant’Agostino per il crollo di un ponteggio che non era stato autorizzato

TERAMO. Nei giorni infiniti delle stragi sul lavoro a raccontare dei troppi che non torneranno più a casa, nelle aule di tribunale la ricostruzione giuridica dei fatti si impone su tutto. Perché è sul nesso di causalità tra l’evento e il ruolo degli imputati, e in particolare su quella che per il codice è la posizione di garanzia, che ruota l’assoluzione disposta per i quattro finiti a processo con il rito ordinario per la morte del 24enne senegalese Ibrahima Dramè, giovane papà arrivato in Italia con il sogno di una vita diversa e nel 2023 precipitato per 15 metri per il crollo di un ponteggio che era stato montato senza nessuna autorizzazione nel cantiere della chiesa di Sant’Agostino, nel centro di Teramo, dove erano in corso interventi post-sisma.

Il giudice Emanuele Ursini ieri ha assolto con la formula del non aver commesso il fatto Vincenzo Di Silvestre, 43 anni, di Bellante, in qualità di direttore dei lavori nel cantiere edile; Antonio Masci, 43 anni, dell’Aquila, nella sua veste di coordinatore per l’esecuzione dei lavori nel cantiere; Marco Verdecchia, 62 anni, di Teramo, in qualità di operaio dipendente dell’impresa edile addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere e Ibrahima Diba, 26 anni, residente a Roseto, nella sua veste di operaio addetto al montaggio e smontaggio dei ponteggi nel cantiere. Inizialmente nel procedimento erano indagate altri due figure – ovvero il rappresentante legale dell’impresa edile impegnata nei lavori e il preposto addetto al montaggio, trasformazione e smontaggio ponteggi – che nel giugno 2024 hanno patteggiato in sede di udienza preliminare. Le accuse ipotizzata per tutti erano di omicidio colposo, violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro e lesioni colpose visto che nell’incidente era rimasto ferito anche un altro operaio .

Al termine di una lunga istruttoria dibattimentale è stato lo stesso pm titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, a chiedere l’assoluzione per i quattro puntando sulla cosiddetta causalità della colpa in relazione proprio al nesso con l’evento: è stato accertato che quel ponteggio crollato era stato allestito il giorno prima dei fatti senza che nessuno dei quattro imputati ne fosse stato messo a conoscenza. Ibrahima Dramè era arrivato in Italia sette anni prima su uno dei tanti barconi della speranza dopo aver attraversato il deserto a piedi. Aveva fatto di tutto e da qualche tempo aveva trovato lavoro come muratore. Era in attesa di far arrivare in Italia la moglie i due figli piccoli con il ricongiungimento familiare.

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