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Sub disperso nelle acque dello Stretto, la madre disperata: «Almeno restituitemi il corpo»

19 Settembre 2026

La donna non si dà pace per il figlio Antonio Ridolfi, scomparso in Sicilia: «Mi rendo conto che le speranze sono poche, ma vorrei riaverlo quanto meno per una degna sepoltura»

GIULIANOVA. «Hai più di 40 anni, non pensi a farti una famiglia, a sposarti”? “No, mamma, io ho già sposato il mare”. Giovanna Catanese, con la voce spesso interrotta dal pianto, racconta questa frase del figlio Antonio Ridolfi. «Una mamma», dice, «pensa sempre al futuro di un figlio, anche sul piano della famiglia e non solo del lavoro, ma lui mi ha sempre risposto in quel modo e cioè che era già sposato. E, alla fine, non ho più insistito».

Catanese, ma quanto conta davvero il mare per lui?

«Tantissimo. È stato quindici anni distaccato ad Augusta e ha fatto di tutto per riavvicinarsi. Aveva ottenuto la sede di Ancona ed era felice, anche perché vicino a casa. “Mamma, prendo un Frecciarossa e in 20 minuti sono da te”, mi ha detto ogni volta. È vero, appena poteva tornare ogni venerdì era qui e trascorreva il sabato e la domenica per poi rientrare ad Ancona».

Ma è vero che all’inizio non faceva quello che avrebbe voluto?

«Aveva frequentato il Liceo Scientifico e anche due anni di Giurisprudenza, ma poi aveva abbandonato gli studi. Gli assegnavano incarichi che però non lo facevano stare all’aperto, ma in ufficio. Non gli piaceva stare dietro una scrivania, non era quello il suo mondo. Voleva operare direttamente in mare e alla fine ci è riuscito ottenendo sia il brevetto da sub professionista della Marina Militare, la sua passione, che quello di istruttore».

Ha svolto questo lavoro?

«Come no. Era stato assegnato anche al recupero dei corpi delle persone che volevano arrivare in Italia via mare sui barconi che, purtroppo, morivano durante la tratta. Ha svolto questo lavoro in modo esemplare. Tutti glielo riconoscono».

Lo aspettavate per passare con lui un periodo di ferie?

«Lo speravamo ma Antonio, ogni anno, di questi giorni, andava in Sicilia, a trovare i suoi amici sub per praticare le immersioni. Loro, come tutte le volte, lo aspettavano e ho ricevuto tante telefonate in questi giorni tristissimi. Lo faceva da tanti anni, ormai era quasi un rito, impossibile distoglierlo: lasciava le attrezzature dai suoi amici. Abbiamo rivisto delle foto di lui con gli amici che risalgono al 2018 e lo si vede felice, sorridente. Stavolta, pero, quando l’ho visto prima di partire e mi ha dato la notizia che non sarebbe venuto da noi, gli ho raccomandato di stare attento con le immersioni e di non farle da solo. No so perché glielo abbia detto, non sapevo che lo avrebbe fatto, ma sapevo che amava immergersi anche da solo, mi diceva che era esperto e che non poteva succedere niente. A ogni mia obiezione, faceva di tutto per farmi stare tranquilla. Aveva un modo tutto suo di consolarmi e di convincermi. Mi ha detto: “Mamma, non ti preoccupare, dalla Sicilia ti riporto la ricotta per fare quei soldi che sai fare benissimo e non l’ho visto più».

E adesso in che cosa sperate in famiglia?

«Siamo molto devoti al Santuario della Madonna dello Splendore, dove io vado abitualmente perché coltivo un ottimo rapporto con i frati. Anche Antonio frequentava molto il Santuario e, quando la domenica vi si recava per la messa, si sistemava dietro l’altare. Prego la Madonna tutti i giorni e adesso lo faccio molto di più. Voglio inoltre ringraziare tutti quelli che mi sono vicini in questo momento, tanti gli attestati di solidarietà e di vicinanza ma soprattutto ho compreso perfettamente quanto stimato ed amato fosse Antonio. So che sono arrivati i sommozzatori della squadra di Reggio Calabria che lui conosceva e sono esperti. Mi rendo conto che le speranze, a questo punto, sono poche ma, alla fine, se proprio fosse davvero una disgrazia, che almeno il mare mi restituisca il corpo di mio figlio per una degna sepoltura».

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