Abbazia celestiniana, la chiesa riapre dopo un lungo restauro

SULMONA. Dopo un lungo e accurato restauro riapre, dopo anni, la chiesa dell’abbazia celestiniana nella frazione di Badia. Il taglio del nastro è previsto sabato prossimo, in occasione dell’ultima...
SULMONA. Dopo un lungo e accurato restauro riapre, dopo anni, la chiesa dell’abbazia celestiniana nella frazione di Badia. Il taglio del nastro è previsto sabato prossimo, in occasione dell’ultima giornata del Certamen Ovidianum Sulmonense.
La Soprintendenza ha finalmente dato l’ok alla valutazione finale dei lavori di restauro. Gli interventi, cominciati anni fa, sono serviti a rinforzare la struttura dopo il terremoto. La chiesa settecentesca è caratterizzata dall’interessante facciata di gusto borrominiano che richiama la chiesa di San Carlo alle Quattro fontane di Roma. Una delle caratteristiche più visibili della chiesa è il campanile molto simile a quello dell’Annunziata di Sulmona.
L’interno è a croce greca con cupola e il portale è internamente sormontato da un bell’organo barocco a intagli, opera di Giovan Battista Del Frate (1681).
L’abside custodisce un notevole coro in legno anch’esso di epoca barocca, di autore sconosciuto, mentre a sinistra del presbiterio vi è la cappella Caldora, dedicata alla nobile e potente famiglia abruzzese, sotto una delle cui arcate vi è il sarcofago di Restaino Caldora-Cantelmo, opera di Gualtiero d’Alemagna (1412). Sulla parete di fondo sono da segnalare gli affreschi quattrocenteschi di Giovanni da Sulmona. Sotto vi è una piccola chiesa a pianta irregolare cui si accede da una gradinata che si apre da una botola sul pavimento.
La riapertura della chiesa che si trova di fronte all’ingresso monumentale, circondato dal muro di cinta, dà rinnovato lustro all’intero complesso voluto da Piero Angelerio (Celestino V). La chiesa fu dotata di un convento dove nel 1293 si ebbe la proclamazione ufficiale dell’edificio come sede dell’abate supremo dell’Ordine dei Celestini. Una prima ricostruzione del monastero si deve al re Carlo II d’Angiò (1299); in seguito arrivano un importante abbellimento nel Cinquecento e una ricostruzione dovuta al terremoto del 1706.
Ridestinato a penitenziario dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1807, l’edificio fu sottoposto a un imponente restauro a partire dal 1997. Dopo sono cominciati i lavori sulla chiesa, ora finalmente terminati, e poi dovranno continuare gli altri sulle mura e sulle costruzioni interne del piano terra dedicate al vecchio carcere. Mentre ai piani superiori sono stati posizionati gli uffici della Soprintendenza e quelli della sede centrale del Parco nazionale della Majella.
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