Annibale Frossi l’ala con gli occhiali che esaltò L’Aquila

10 Novembre 2022

Nel ’36 con l’Italia di Pozzo dopo l’avventura in rossoblù Fu il capocannoniere azzurro alle Olimpiadi di Berlino

L’AQUILA. Fu un anno in cui tutto quello che calciava si trasformava in oro: dallo stadio XXVIII Ottobre, come allora si chiamava il Fattori, all’Olympiastadion di Berlino. Era il 1936 quando Annibale Frossi, ala destra dell’Aquila, dopo la miglior stagione nella storia del calcio rossoblù, salì sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi di Berlino, con la nazionale allenata da Vittorio Pozzo.
il giocatore con gli occhiali Un primato a Frossi non potrà toglierglielo nessuno: è stato l’unico giocatore a brillare con un paio di occhiali. Non quelli fatti per resistere ad ogni urto resi celebri da Edgar Davids, ma un paio di occhiali qualsiasi, da normale studente (di giurispridenza) quale sarebbe stato qualche anno dopo. Con gli occhialini tondi, che bloccava dietro la testa con un elastico, lo ritraggono le foto in posa con la squadra e in azione. Del resto non era ancora tempo di lenti a contatto. Celebre diventerà un episodio di un’Ambrosiana-Juventus a Milano, quando perse gli occhiali in un contrasto, l’avversario glieli calpestò, e dovette aspettare a bordo campo che venissero riparati.
lo “sbarco” all’aquila
All’ombra del Gran Sasso Frossi ci arrivò praticamente scendendo da un nave: la Saturnia che portava le truppe italiane in Etiopia. Doveva salpare dal porto di Napoli. Ma ci mise una buona parola Adelchi Serena, onorevole e podestà, nonché ex presidente dell’Aquila: servivano rinforzi buoni per rendere i rossoblù competitivi nel loro secondo torneo di serie B. Frossi era quello giusto: ala destra veloce (correva i cento metri in poco più di 11 secondi) e col fiuto del gol («Un opportunista della più bell’acqua» lo definì Pozzo). Sulla panchina c’era Attilio Buratti, che perderà la vita nella strage ferroviaria di Contigliano nell’ottobre del ’36. In organico ancora alcuni protagonisti della promozione in B, come Floro La Roma e Bruno Rossi I, e altri giovani promettenti come Gian Emilio Piazza, che vincerà la coppa Italia con il Venezia di Ezio Loik e Valentino Mazzola.
la stagione in rossoblù
Frossi, friulano classe 1911, si era distinto nell’Udinese che lo lanciò, nel Padova con cui venne promosso in A, e nel Bari dove andò per motivi di leva). All’Aquila contribuì a quello che finora è il miglior piazzamento nella storia del calcio rossoblù: l’ottavo posto nella B a girone unico. L’ala destra con gli occhiali segnò nove reti in 34 partite: fu l’unico della rosa a giocarle tutte. Soprattutto fu la stagione che gli valse l’attenzione del commissario unico della nazionale, Vittorio Pozzo, che doveva inventarsi una squadra da portare a Berlino. Alle Olimpiadi infatti si potevano schierare solo studenti e militari, e così Pozzo non poteva contare su nessuno dei campioni del Mondo del ’34: la maglia numero 7 la affidò perciò all’appena 25enne Annibale Frossi, militare che in seguito brillerà negli studi, laureandosi in giurisprudenza.
l’oro di berlino
In Germania non solo è la vera e propria stella della nazionale. L’Olimpiade rappresenta per lui la consacrazione, tant’è che in seguito passa all’Ambrosiana, il club nato nel 1928 dalla fusione di Internazionale e Milanese: in nerazzurro vincerà due scudetti e una coppa Italia. Intanto si prende l’Olimpiade di Berlino, la stessa in cui conquista una medaglia d’oro la velocista Ondina Valla, bolognese ma aquilana d’adozione. Con 7 gol Frossi è il capocannoniere del torneo in cui trascina l’Italia all’unico oro olimpico della sua storia. Segna in tutte le gare: la rete decisiva agli Stati Uniti negli ottavi, una tripletta nella goleada al Giappone nei quarti, un altro gol decisivo alla Norvegia in semifinale e, infine, la doppietta contro l’Austria davanti agli 85mila spettatori dell’Olympiastadion, che vedono l’ala destra dell’Aquila trascinare gli azzurri sul gradino più alto del podio.
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