Apre “L’Aquila Città del Libro”. Da Cruciani a Tortora, in città oltre 40 ospiti

24 Settembre 2026

Due grandi spettacoli e talk su giornalismo, geopolitica e tecnologia

L’AQUILA

Quattro giorni, più di 40 ospiti, 23 grandi nomi, 27 presentazioni di libri e due spettacoli teatrali. Il capoluogo di regione a Piazza del Teatro torna a riempirsi di storia, idee, giornalismo e discussioni con la quarta edizione di “L’Aquila Città del Libro”, il festival letterario che prende il via oggi e che quest’anno arriva nel momento forse più significativo: quello in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026. Un’edizione che prova così a misurare la vocazione culturale della città non soltanto attraverso i grandi eventi, ma anche attraverso le letture d’autore e il confronto pubblico. Il viaggio dentro il festival attraversa mondi molto diversi. Giornalismo d’inchiesta, narrativa, politica, geopolitica, guerre, sport, musica. E soprattutto, l’ambizione di mettere nello stesso spazio voci che arrivano da percorsi lontani con autori del territorio. «È una manifestazione che in questi anni ha saputo affermarsi non solo all’interno dell’Aquila, su tutto il territorio regionale», sottolinea Roberto Santangelo, assessore regionale alla Cultura. «Ci saranno più di 40 conferenze e dibattiti», ricorda, con un’attenzione particolare alle scuole e ai ragazzi, grazie alla collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e ai laboratori didattici.

Il tema della lettura, infatti, attraversa l’intera manifestazione. Santangelo richiama il dato sulla lettura tra i più giovani e insiste sul valore della cultura come strumento di libertà. «La lettura porta il senso critico, porta il saper vivere la vita attraverso l’acquisizione di competenze non solo nozionistiche, ma anche di quel senso critico che serve poi a far decidere se una cosa è giusta o sbagliata». Da qui l’idea di fare dell’esperienza aquilana un possibile modello da esportare anche nelle altre città capoluogo d’Abruzzo.

I GRANDI NOMI

Il programma, intanto, mette insieme nomi capaci di portare sul palco sensibilità e linguaggi differenti. Francesco Borgonovo arriva con “I nuovi padroni del pensiero”, riflessione sui monopoli culturali e informativi; Fausto Biloslavo porta le storie di donne incontrate nei territori di guerra. Fabrizio Biasin entra nel mondo dello sport con il libro dedicato a Lamine Yamal, mentre Giuseppe Culicchia affronta con “Uccidere un fascista”, una pagina della storia italiana del Novecento attraverso la narrativa. E poi Gaia Tortora, con la memoria personale e pubblica di un padre, Enzo Tortora, diventato simbolo di una vicenda giudiziaria che ancora interroga il Paese. Roberto Costantini torna alla narrativa con “L’amore non basta”; Giuseppe Cruciani porta la sua idea di libertà e di dissenso attraverso “Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z”; Fausto Bertinotti affronta il tema di una sinistra che, secondo il titolo del suo libro, “non c’è”. Gennaro Sangiuliano si concentra sulla figura di Recep Tayyip Erdogan, mentre Beatrice Venezi chiude il percorso con il suo racconto di Puccini, «genio anticonformista». Un cartellone nel quale, osserva il sindaco Pierluigi Biondi, la quantità non è l’unico elemento. «Quest’anno il cartellone dell’evento è non soltanto ricco, ma anche molto intrigante», dice. Ci sono storie «significative» da ascoltare e temi capaci di aprire discussioni. Dal giornalismo di guerra di Biloslavo al confronto sulla storia italiana, dalle biografie alla politica. E proprio il confronto è uno degli elementi che il sindaco considera più interessanti: «Il dibattito con Bertinotti si annuncia davvero interessante», osserva. Biondi rivendica anche il ruolo che la Capitale della Cultura ha avuto nel riaccendere attenzione e iniziative. «Capitale della Cultura ha fatto molto bene a questa città, a questo territorio, perché ha fatto riscoprire le qualità che aveva e ha ridato la consapevolezza di essere un centro culturale di primo grado».

NAZIONALE E LOCALE

È sul doppio binario, nazionale e locale, che si muove il festival. Perché accanto ai nomi più conosciuti ci saranno gli editori aquilani e abruzzesi, con i loro libri e le loro storie. Gli stand saranno presenti per tutta la durata della manifestazione e le “Pillole editoriali” porteranno sul palco «il sapere locale», dando spazio alle pubblicazioni e agli autori del territorio. Una scelta che la promotrice Claudia Pagliariccio considera uno degli elementi distintivi dell’edizione: «Come l’anno scorso abbiamo pensato di invitare tutte le case editrici dell’Aquila che hanno scelto di partecipare non solo con l’esposizione dei propri libri, ma anche con le proprie presentazioni», spiega. Un festival che non è soltanto vetrina per grandi nomi, ma anche luogo in cui l’editoria locale può incontrare un pubblico più ampio. «Tanti autori del territorio verranno a presentare le loro opere, la narrativa per ragazzi, con il coinvolgimento delle scuole, e anche lo sport». In questo intreccio trova spazio anche Fabrizio Biasin, giornalista sportivo, insieme a Stefano Sanderra, allenatore che ha guidato L’Aquila alla promozione in C2. E il festival allargherà il proprio perimetro con incontri dedicati all’intelligenza artificiale, ai nuovi media e alla geopolitica contemporanea, mentre il villaggio ospiterà opere d’arte legate alla cultura. L’ambizione, spiega Pagliariccio, è di costruire «uno spazio aperto di dibattito libero», dove «la grande saggistica e il giornalismo nazionale si fondono con le radici del nostro territorio».