Arte e ricostruzione, critiche all’amministrazione comunale

30 Maggio 2015

L’AQUILA. Da Sergio Nannicola artista e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera riceviamo una nota di cui pubblichiamo ampi stralci: «Promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune dell’...

L’AQUILA. Da Sergio Nannicola artista e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera riceviamo una nota di cui pubblichiamo ampi stralci: «Promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune dell’Aquila, l’incontro tenuto al Palazzetto dei Nobili, aveva l’obiettivo di analizzare e valutare il ruolo dell’arte e degli artisti all’interno delle problematiche connesse alla ricostruzione pubblica cittadina dal dopoguerra ad oggi. Ingenuamente, tutto mi sarei aspettato tranne che una discussione fuorviante dal tema centrale del giorno risoltosi, negativamente, nella solita messa cantata e suonata da un’unica prospettiva. Proprio così. A sentire ciò che questa sera è stato detto e ridetto dai cittadini aquilani più volte nei sei anni post sismici è veramente avvilente: primo, in quanto il tempo sembra essere trascorso invano; secondo, perché le decine di quesiti e le possibili soluzioni poste in questi anni dal sottoscritto, dai Comitati cittadini e in primis l’Assemblea Cittadina che sul tema della ricostruzione artistica della città ha anche promosso e organizzato un apposito Convegno, non hanno sortito il minimo effetto sul sistema, questo sì costruito ad arte per glissare le responsabilità di una Amministrazione Comunale praticamente latitante nella condivisione e nell’ascolto. Strategicamente presente, invece, quando si tratta di snocciolare dati a lei favorevoli senza nemmeno un contraddittorio, visto che dopo il solito incensante ed autoreferente intervento del nostro Sindaco Cialente, le repliche sono state praticamente centellinate tanto è vero che non avendo avuto modo di intervenire in quel contesto, mi sono riservato di farlo in questa occasione.

Se l’Assessorato alla Cultura in questi anni ha strizzato l’occhio alla ri-generzione artico-culturale del territorio (ed è un dato inconfutabile a suo favore), tuttavia lo ha fatto sistematicamente con un occhio di riguardo verso coloro che reputa vicini al “sistema” o che quantomeno ne condividono i metodi politici. Gli altri, semplicemente non esistono. Ora, se una ricostruzione artistica ci deve essere, in un territorio disastrato come il nostro, non può che essere trasversale e di qualità. In questi anni lo abbiamo ripetuto fino alla noia; soprattutto si devono usare metodi democratici e trasparenti attraverso i quali sia possibile stimolare e coinvolgere gli stessi artisti, protagonisti del rimodernamento e dell’abbellimento estetico-urbanistico. Uno di questi metodi, è la semplice applicazione della legge 717/49, che destina il due per cento della spesa complessiva di un edificio pubblico da costruire ex novo o da ristrutturare, alla realizzazione delle opere d’arte, opere che vanno pensate già nelle fasi preliminari di progetto da artisti e architetti che lavorano in perfetta sintonia. La scelta della nostra Amministrazione Comunale, da ciò che è stato messo in atto sinora, si è orientata nella direzione opposta, visto che in questi tremendi anni ha disseminato in città pseudo opere “donate”, installate su spazi pubblici, senza alcun criterio che avesse salvaguardato sia il metodo democratico che la qualità dello stesso manufatto. Attualmente, una vera ri-costruzione artistica all’Aquila non solo non esiste, ma anche lì dove qualcuno sostiene il contrario, sono innegabili i legami che hanno favorito gli amici degli amici, con gli scadenti e mediocri risultati che sono sotto gli occhi di tutti. La stessa idea del nostro Sindaco (di cui sono venuto a conoscenza solo ieri sera), quella di praticare la strada dell’accorpamento territoriale del due per cento, non più per singolo edificio pubblico da ricostruire, ma per accantonamento presunto su scala globale, fa affiorare grossi dubbi sulla praticabilità di questa via, assodato che dal punto di vista legislativo in essere le norme attuali non prevedono niente di simile, dunque perché non applicare e rispettare le leggi esistenti? Questo, purtroppo, è lo “stato della non-arte a L’Aquila; ed è solo uno dei tanti problemi in cui si dimena la città in questo delicato settore. E’ recente infatti la notizia che la nota istituzione accademica romana di belle arti, vuole aprire una propria sede extraterritoriale sulla costa abruzzese, che di sicuro arrecherà un danno certo alla medesima istituzione aquilana, tenuta incredibilmente all’oscuro di tutta la sotterranea intesa con la Regione Abruzzo. In questo caso l’ingerenza e l’arroganza dell’Istituzione capitolina sembra non conoscere limiti».