Assalto al centro di accoglienza: cinque anni per tentato omicidio

12 Ottobre 2022

Di Lorenzo era finito nei guai con un amico di Arezzo, ci fu il ferimento di un giovane ospite del Gambia Il raid con pistola scacciacani e coltello. Il 42enne è stato però assolto dal reato di odio razziale 

SULMONA. In due avevano fatto irruzione in un centro di accoglienza della città con una scacciacani e un coltello, portando scompiglio tra gli ospiti della struttura. Ieri per uno dei protagonisti è arrivato il conto della giustizia: cinque anni e due mesi di reclusione, nonché il pagamento di una provvisionale di 10mila euro alla parte civile e delle spese di processo. Questa la condanna che il tribunale di Sulmona, riunito in seduta collegiale, ha inflitto a Serafino Di Lorenzo, 42 anni di Sulmona. L’uomo era finito sotto processo per tentato omicidio in concorso, per aver partecipato insieme ad un’altra persona, il 49enne di Arezzo Nicola Spagnoletti, a un raid a sfondo razziale, in un centro di accoglienza di Sulmona. Un’incursione nel corso della quale rimase ferito da una coltellata uno degli ospiti della struttura.
I fatti risalgono al 12 giugno del 2018 quando Serafino Di Lorenzo e Nicola Spagnoletti salirono al secondo piano dell’ex centro di accoglienza di corso Ovidio, dove erano ospitati 27 richiedenti asilo, minacciando gli stessi con una pistola scacciacani e con due coltelli di piccole dimensioni.
Gli ospiti della struttura reagirono all’aggressione e un 23enne proveniente dal Gambia fu ferito al fianco sinistro da Spagnoletti, poi per questo condannato a sei anni di reclusione. L’incursione, almeno in parte, fu immortalata dagli stessi richiedenti asilo che ripresero la lite e anche le frasi razziste che furono pronunciate nei loro confronti. Il sulmonese fu arrestato dagli agenti della Squadra anticrimine del commissariato di Sulmona, all’epoca dei fatti diretta da Daniele L’Erario che condusse le indagini.
Mentre Di Lorenzo scelse di definire la vicenda giudiziaria con il rito ordinario, Spagnoletti il 25 luglio del 2019 decise per il rito abbreviato. Per lui arrivò la condanna a sei anni di reclusione l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento nei confronti della parte civile, da calcolarsi in separata sede. Ieri, nel corso della discussione, il difensore di Di Lorenzo, l’avvocato Alberto Paolini, ha cercato di smontare il castello accusatorio nei confronti del suo assistito, il quale nel corso del raid avrebbe impugnato una scacciacani ma senza provocare alcun ferimento.
Una tesi che non è bastata ad evitare all’imputato la condanna a 5 anni e 2 mesi a fronte di una richiesta del pubblico ministero di una pena leggermente più alta, ovvero 5 anni e sette mesi. I giudici hanno quindi riconosciuto il concorso dell’imputato, in riferimento al reato di tentato omicidio, assolvendolo però da quello dell’odio razziale. «Una sentenza che riteniamo ingiusta», ha commentato a fine processo l’avvocato Paolini. «Ragione per la quale posso già affermare che, dopo aver letto le motivazioni, presenteremo appello».
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