Battaglia sull’ospedale rumoroso: chiesti due milioni di euro alla Asl

Sono sette gli abitanti che hanno citato l’azienda dopo la prescrizione del procedimento penale. Udienza fissata per il 21 gennaio. Il manager Costanzi: «Lavori eseguiti, il disagio non è più attuale»
SULMONA
Il reato è prescritto, ma i residenti chiedono i danni alla Asl. Parte ufficialmente il secondo round dell’inchiesta sull’ospedale rumoroso. I residenti dell’area di viale Mazzini, dove si trova il presidio ospedaliero di Sulmona, hanno citato in giudizio l’azienda sanitaria, avanzando una maxi richiesta di risarcimento danni di due milioni di euro circa. Il giudice civile del tribunale di Sulmona ha fissato l'udienza per il prossimo 21 gennaio in cui partirà l'istruttoria. La battaglia dei residenti era partita nel 2016 e nell’autunno del 2022, dopo l’ennesima segnalazione, i tecnici dell’Arpa Abruzzo avevano effettuato i dovuti rilievi, mettendo nero su bianco le «emissioni oltre il limite consentito dalla legge».
Nello specifico, l’Arpa aveva rilevato che «il rumore prodotto dagli impianti aeraulici dell’ospedale civile di Sulmona aveva provocato il superamento del limite differenziale a finestre aperte in periodo notturno». Per questo l’allora sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, aveva firmato l’ordinanza, chiedendo alla Asl di adottare «tutti gli accorgimenti necessari, con particolare riguardo alle aree confinanti con le abitazioni».
«La prescrizione arrivata lo scorso anno nel corso del processo non è una pronuncia nel merito. Per questo stiamo andando avanti con il filone civile» osservano gli abitanti della zona. Sono sette i residenti che battono cassa all’azienda sanitaria. L’inchiesta penale, almeno per l’ex manager, Rinaldo Tordera, si era chiusa a settembre 2024 con la sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
La Procura della Repubblica di Sulmona aveva poi aperto un fascicolo anche a carico dell’ex manager Roberto Testa, archiviato dal gip sempre nel 2024 e per l’ex direttore generale Ferdinando Romano, ancora in fase di indagini. Intanto, sottolinea l’attuale numero uno dell’azienda Paolo Costanzi, che i lavori per il contenimento delle emissioni rumorose sono stati effettuati e collaudati mesi fa.
«Per cui non vi è attualità del disagio» precisa il manager Costanzi, sottolineando che i residenti hanno acquistato le abitazioni dopo la messa in funzione delle sale operatorie.
Di parere contrario gli abitanti della zona che si sono affidati all'avvocata Valentina Di Benedetto per chiedere all'azienda sanitaria il ristoro dei presunti danni subiti tenendo conto che, sostengono i promotori dell'iniziativa legale, «il proscioglimento per intervenuta prescrizione in sede penale non equivale a un proscioglimento nel merito».
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