«Carceri dell’Aquila e Sulmona come forni»

7 Agosto 2017

La denuncia di Nardella (Uil Penitenziaria): «Troppo caldo, aumentare la dotazione delle docce»

L’AQUILA. In gergo dovrebbero stare “al fresco”, ma mai come in questi giorni il detto, fin troppo abusato, si sta rivelando una bufala. Sì, perché i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria del supercarcere aquilano “Le Costarelle”, e del penitenziario di Sulmona soffrono le pene dell’inferno a causa del caldo. E non è un gioco di parole. A sollevare la questione è il segretario generale territoriale Uil Pa Polizia penitenziaria, Mauro Nardella.
«Sono oramai lontani i tempi in cui riuscire a riscaldarsi in prigione era veramente un’impresa. Le mura spesse dei castelli o degli ex conventi che ospitavano i reclusi di una volta non permettevano un sufficiente riciclo dell’aria. Le carceri di ultima generazione come quelle dell’Aquila e Sulmona», aggiunge Nardella, «sono costruite utilizzando ferro e cemento che, come è dato sapere, nell’ambito della conducibilità termica, rappresentano quanto di meglio la natura possa offrire. In questa maniera succede che per stare caldi in inverno si è costretti a dover sborsare 10 volte di più rispetto a un’abitazione qualunque; viceversa, per rinfrescarsi in estate, non essendoci un apparato climatizzante, diventa semplicemente un’impresa, con tutto ciò che ne consegue in termini di malori e malumori. Non è sminuente affermare che gli istituti di Sulmona e L’Aquila, in questi giorni di grande caldo, altro non sono che forni». Se non si hanno drammatiche ripercussioni in termini di sicurezza, sottolinea Nardella, «è solo per l’innata qualità umana che contraddistingue l’operato del poliziotto penitenziario di stanza negli istituti di pena. Tuttavia non è un caso che il numero di eventi critici riguardanti malesseri e gesti autolesionistici si concentra nei mesi più caldi. Questo dovrebbe far pensare molto i progettisti e gli amministratori della politica nazionale anche perché tutto ha un limite».
Nardella conclude ricordando che sarebbe auspicabile aumentare il numero delle docce in ciascuna camera detentiva. In questa maniera si offrirebbe l’opportunità non solo di rendere più sopportabile il caldo infernale, ma si farebbe prevenzione sanitaria, soprattutto in un contesto come quello carcerario, una virtù inalienabile». Nardella propone di utilizzare l’area circostante i due penitenziari per installare impianti fotovoltaici che abbasserebbero i consumi elettrici delle strutture. (a.bag.)
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