Cinquanta disabili sfrattati Le famiglie si infuriano

5 Gennaio 2016

«Siamo trattati come pacchi postali». Il Comune ha chiesto indietro i locali all’Asl I sindacati: «La sede era provvisoria e tutti sapevano, adesso chi paga?»

SULMONA. «Come pacchi postali, spediti da uno stabile all’altro e da una parte all’altra della città. Rischiano addirittura di rimanere senza un luogo dove fare riabilitazione. È l’ennesima dimostrazione dello scarso interesse che hanno gli operatori della sanità verso le persone con problemi psichici».

La protesta arriva dai genitori e dai parenti degli ospiti del Centro di salute mentale di Sulmona dopo lo sfratto notificato dal Comune alla Asl, con cui è stato chiesto di riavere indietro la sede.

Entro giovedì 21 gennaio i cinquanta ospiti del centro diurno dovranno essere trasferiti da un’altra parte, così come risulta dall’accordo sottoscritto tra Comune e Asl.

«Il fatto più grave è che sia il responsabile del Csm sia i dirigenti dell’Asl erano perfettamente a conoscenza della provvisorietà della sistemazione, e nessuno, nel frattempo, ha fatto nulla per risolvere il problema e sempre sulla pelle di chi è malato». Accanto a genitori e parenti degli ospiti del Csm di Sulmona sono scesi anche i sindacati, che lanciano pesanti accuse nei confronti di chi ha creato questa situazione. «Nelle aziende private certi dirigenti sarebbero stati già licenziati», vanno giù duro i rappresentanti di Fials, Nursing Up e Fsi. «Investire oltre duecentomila euro in uno stabile da lasciare nel giro di sei mesi significa prendersi gioco del denaro pubblico e della salute delle persone».

Per i sindacati si sarebbe trattato di un caso di cattiva gestione dei soldi pubblici, perché adesso il Comune potrebbe chiedere all’Asl anche il ripristino dei locali, così com’erano, visto che dovranno ospitare una scuola e non più un ambulatorio per malati di mente. Per sistemare e adeguare i locali rendendoli idonei a ospitare il Csm era stato stanziato un fondo straordinario di 150mila euro, oltre ai 4mila euro per pagare il fitto dei locali e assicurare il trasporto dei pazienti dal centro città all’area artigianale dove si trova il Csm. «Oltre a creare un danno alle casse Asl», accusano i sindacati, «si è creata una situazione di disagio anche per gli ospiti del centro che dovranno essere trasferiti da un’altra parte. Con gravi ripercussioni psicologiche per chi si era appena ambientato nella nuova sede, diversa da quella che li aveva accolti per anni, lungo viale Mazzini».

Sede che avevano dovuto lasciare dopo l’intervento dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Pescara, i quali, al termine del sopralluogo di alcuni mesi fa, avevano intimato l’immediato abbandono dei locali, giudicati inidonei a ospitare un servizio medico particolare come il Centro di salute mentale.

Claudio Lattanzio

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