Comune, lo scontro Lega-Fratelli d’Italia sul tavolo regionale

Il sindaco Biondi vuole un segnale «concreto e inequivocabile» Solo così restituirà le deleghe ai tre assessori demansionati
L’AQUILA. Il sindaco Pierluigi Biondi ha fatto un salto al mare («Mi sto godendo la famiglia») e almeno per 24 ore non ha pensato alla crisi (balneare?) della sua giunta, dalla quale ha di fatto estromesso tre assessori leghisti, demansionati col ritiro delle deleghe. Tuttavia, il primo cittadino attende «un segnale concreto e inequivocabile» dalla Lega. «Non devono chiamare me: l’interlocutore è il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia», ovvero Etelwardo Sigismondi, marito della capogruppo in consiglio comunale Ersilia Lancia.
Il caso-L’Aquila, insomma, s’inserisce nel più ampio Sudoku delle scelte della destra verso le amministrative, compresi i casi Chieti e Avezzano. Il tavolo regionale si occuperà della crisi amministrativa nel capoluogo regionale. Difficile ipotizzare che la Lega, dopo aver perso per strada Forza Italia in alcuni centri-chiave che vanno al voto, possa permettersi di mollare anche Fratelli d’Italia. Per questo si proverà a ricomporre la frattura causata dal fuoco amico scagliato dal capogruppo leghista contro la sua stessa giunta. La via d’uscita potrebbe essere un nuovo documento programmatico (la Lega si è portata avanti in questa direzione annunciando due giorni fa gli incontri con le categorie) per affrontare gli ultimi due anni di mandato, con Biondi quasi costretto a tentare il bis al Comune se non vuole restare fermo un giro rischiando, poi, di perdere il treno per la Camera. Intanto, i tre assessori leghisti in castigo non partecipano alla giunta (la convocazione era arrivata regolarmente) e attendono che venga sbrogliata la matassa. E a sinistra? Le nomine alla Gran Sasso acqua hanno certificato che il Pd dipende ancora dalla figura, da alcuni ritenuta «ingombrante», del candidato a sindaco sconfitto da Biondi, Americo Di Benedetto, il quale, da consigliere regionale, si muove su più tavoli, tiene in pugno i sindaci del territorio (anche quelli storicamente schierati a sinistra) e piazza due pedine all’acquedotto, da lui guidato per anni. Nel Pd fioccano i papabili candidati a sindaco, ma si fa fatica a trovare la sintesi. E l’interlocuzione con Di Benedetto non piace alla sinistra-sinistra. Così, la “costituente” si è arenata. In attesa di tempi migliori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

