Così il frate diventato Papa arrivò all’Aquila

23 Luglio 2014

Dopo la nomina a Pontefice Pietro da Morrone alla fine di luglio del 1294 partì dal suo eremo per giungere a Collemaggio

In questa settimana 720 anni fa, Pietro del Morrone, futuro papa Celestino V, dopo aver ricevuto il decreto di nomina a pontefice, si metteva in cammino per raggiungere L'Aquila. Sull'itinerario effettuato nessuno dei biografi si è molto soffermato, se non per descrivere alcuni miracoli effettuati lungo il tragitto e riportati nel processo di canonizzazione. Alcuni hanno ipotizzato percorsi poco attendibili come Popoli o la Claudia Nova, la cosa certa invece sono appunto i miracoli che sono stati effettuati a Castelvecchio Subequo ed ad Acciano, per cui si può definitivamente ritenere che il percorso fatto sia stato quello lungo il tratturo che allora costeggiava il Fiume Aterno, e dove oggi corre la ferrovia Sulmona- l'Aquila.

Lelio Marino nel suo "Vita e miracoli di S.Pietro Celestino" dice testualmente: " ….Quale itinerario avessero scelto per andare a L'Aquila, non si trova scritto , ma si può ben congetturare che il corteo reale sia passato per il tratturo che allora lambiva le mura occidentali di Sulmona e poi lunghesso per il piano tra Pratola e Raiano, oltre quei vicini monti, in un luogo chiamato Castelvecchio, dove il Santo scese dall'asinello per passarvi la notte."

Anche sulla durata del viaggio e le soste possono essere formulate solo delle ipotesi considerando l'età avanzata (quasi 85 anni) di Pietro del Morrone, la calura estiva, il percorso difficoltoso e la distanza fra le due città del regno.

Le certezze, in questo caso, sono la partenza il 25 Luglio da Sulmona e l'arrivo ai vespri del 27 a Collemaggio all'Aquila, con una sosta notturna a Castelvecchio Subequo , il 25 luglio, così come riportato da tutti i biografi, e nel processo di canonizzazione che cita una guarigione miracolosa avvenuta proprio in questa località e un'altra sosta diurna il 26 ad Acciano, dove si sarebbe verificato un nuovo prodigio.

Nel 1985, uno studioso di Sulmona, il professor Emilio Cerasani, diede alle stampe un lavoro relativo proprio a questo viaggio. Con Cerasani ebbi modo di confrontarmi per l'effettuazione dell'annuale pellegrinaggio del " Fuoco del Morrone- il Cammino del Perdono". Nel 1980 il Centro Internazionale di Studi Celestiniani con l'allora suo Presidente Padre Quirino Salomone istituì questo pellegrinaggio, che si rinnova , da allora, ogni anno dal 16 Agosto al 23 Agosto, ripercorrendo il tragitto fatto da Fra Pietro del Morrone- Celestino V, per raggiungere da Sulmona, L'Aquila. Nei primi tre anni il "Fuoco" veniva trasportato in un solo giorno e arrivava alla Basilica di Collemaggio proprio il giorno 28 quando veniva aperta la Porta Santa.

LA STORIA. Che il futuro pontefice intendesse recarsi all'Aquila per l'incoronazione non è affatto certo. Pietro con probabilità intendeva recarsi a Roma. Il Tiraboschi nella sua "Vita" in volgare dice: " …. Ma posso alquanti di voyando caminar verso Roma a prender la sede apostolica …..". Stefano da Lecce scrive ugualmente: " Partendo per Roma, per occupare la sede apostolica". Lo stesso re Carlo II d'Angiò diede disposizioni da Sulmona alle autorità, affinché all'Aquila, dove tanta gente si sarebbe recata, fossero approvvigionate le derrate necessarie poiché: " per alcuni giorni il Santo Pontefice ed io intendiamo risiedere…." E' molto probabile quindi che l'intenzione fosse quella di ritrovarsi tutti all'Aquila (i Cardinali provenienti da Perugia, Pietro, i Re e il seguito) e poi muovere tutti alla volta di Roma.

I Cardinali d'altro canto premevano affinché Pietro li raggiungesse a Perugia, dove si era tenuto il conclave.

Qui con tutta probabilità intervenne l'opera di Re Carlo, che prima convinse Pietro a scrivere al collegio cardinalizio, che data l'età e la grande calura non avrebbe potuto assecondarli, pregandoli di raggiungerlo all'Aquila, poi fece breccia nel cuore del Pontefice, convincendolo alla scelta dell'Aquila e della sua amata Basilica di Santa Maria di Collemaggio, per la cerimonia dell'incoronazione. Molti, nei secoli, si sono posti anche la domanda : perché non è stata privilegiata la Città di Sulmona, per questa investitura papale? La domanda in effetti ha una sua logica considerando che Santo Spirito del Morrone a Sulmona, era già la chiesa principe dell'ordine e per magnificenza e grandezza non doveva essere certamente inferiore a Santa Maria di Collemaggio. Probabilmente nella scelta intervennero due fattori importanti, ambedue frutto della volontà di Re Carlo II d'Angiò. Il primo fu certamente quello di non voler creare più di tanto disagio ai Cardinali obbligandoli a venire fino a Sulmona. L'altro, e forse il più importante, di natura politica. Sulmona era città più ghibellina che guelfa; più attaccata agli Svevi che influirono molto alla sua grandezza, che agli Angioini i quali con esili, e spogliamenti la umiliarono sempre, avendo invece una particolare predilezione per Aquila.

24 LUGLIO 1294. Probabilmente, anche se non ci sono riscontri ufficiali, Fra Pietro, che era disceso dal suo eremo di Sant'Onofrio e si trovava fra i suoi monaci alla Badia di Santo Spirito, la sera si congedò dalla città di Sulmona , celebrando una messa solenne nella Cattedrale di S. Panfilo.

25 LUGLIO 1294. Alle prime luci dell'alba il corteo parte alla volta dell'Aquila. Fra Pietro rifiuta la carrozza offerta da Re Carlo e preferisce affrontare il viaggio a dorso di un asino.Il lungo corteo lascia Sulmona , uscendo da Porta Romana passando davanti alla chiesetta di S. Maria di Roncisvalle. Poi attraversato il ponte sul fiume Gizio e quelle seguente di Ponte la Torre sul Sagittario, costeggiando il colle San Cosimo, lungo il tratturo che si snoda per l'estesa pianura, raggiunge Raiano (nel percorso attuale del Fuoco del Morrone è stata inserita anche Pratola Peligna). Anticamente, il paese era situato sul fianco del colle, ove ancor oggi è possibile scorgere dei ruderi.

26 LUGLIO 1294. Il corteo riprende il cammino lungo la valle del Fiume Aterno, costeggiando il tratturo che corre lungo il fiume , probabilmente lungo l'attuale percorso della ferrovia, giungendo all'antico borgo di Acciano (Aczano).

Fin dal 1274 fra Pietro con i suoi monaci aveva qui una residenza S. Comizio di Acciano, unica residenza nella Valle dell'Aterno, fra quelle riportate nella Bolla rilasciata a Fra Pietro nel Concilio di Lione, quando venne riconosciuta la sua congregazione. Oggi, soltanto alcune pietre dirute e una cisterna, indicano la presenza di questo cenobio, mentre il nome della località è ricordato solo dagli anziani del paese. Il corteo non si dirige però ad Acciano , che si trova in alto rispetto al tratturo.La popolazione è tutta raccolta presso una chiesetta dedicata alla Madonna (La Chiesetta dedicata alla Madonna, fino al 2000 era ridotta ad un cumulo di macerie. Grazie alle nostre sollecitazioni derivanti dalle quasi trentennali soste, per il "Fuoco del Morrone" è stata restaurata e riaperta culto) che si erge su uno sperone roccioso, sovrastante un ampio pianoro dove scorre il fiume Aterno e dove sono presenti anche un mulino ad acqua , recentemente ristrutturato e anche un'altra chiesa, purtroppo completamente diruta.

Qui il Santo Padre si raccoglie in preghiera e con la benedizione libera dal male cadùco (epilessia) Doricello figlio di Berardello di Gordano, come riferiscono nel processo di canonizzazione i testimoni Valletta e Odorisio di Acciano.

Terminata la cerimonia il corteo riprende il cammino, seguendo il tratturo che costeggia il fiume. Vista la distanza percorsa da Castelvecchio , la sosta ad Acciano e altre brevi a causa delle precarie condizioni di transitabilità delle strade e dei tratturi, del popolo che accorreva festante al passaggio di Pietro del Morrone , dell'età avanzata dell'eremita è molto probabile che il corteo papale giungesse nel borgo di Tione al calar della sera e pertanto si dovette necessariamente effettuare una ulteriore sosta notturna

27 LUGLIO 1294 . Il corteo riprese il cammino sempre lungo l'Aterno, dove la valle si apre invece, ampia e luminosa toccando le località di: Fontecchio – dove nella chiesa matrice esistono delle testimonianze di questo passaggio in un dipinto. L'artista ha raffigurato la Vergine Maria con una moltitudine di popolo in adorazione fra i quali si notano chiaramente due re (Carlo d'Angiò e Carlo Martello suo figlio) e Celestino V – Pedicciano, Campana, Stiffe, Villa Sant’Angelo, Sant’Eusanio, Fossa fino a giungere nel pomeriggio i campi di Bagno. Qui il corteo si fermò brevemente per ricomporsi prima della tappa finale di questo storico viaggio.

Era ormai il pomeriggio di quel 27 luglio 1294, quando il corteo , muovendo da questa località, riprese ordinatamente il cammino, alla volta dell'Aquila. Anche per questo ultimo tratto non esistono testimonianze. E' lecito però supporre che il corteo abbia attraversato il fiume Aterno al ponte di Rosarolo (tuttora esistente, nella strada che porta a Pianola -Roio) per poi proseguire lungo la tortuosa via (oggi inesistente sotto i giardini del Parco del Sole sul fianco della Basilica di Collemaggio) che portava alla Badia di Collemaggio.

Qui tutto il popolo aquilano che era uscito festante dalla Porta Bazzano incontro al nuovo eletto rimase, come cita il Frugoni: "compreso da meraviglia a vederlo umilmente seduto su d'un asinello, i cui freni erano retti a destra da Carlo II e a sinistra da Carlo Martello. Molti videro in quell'umile atteggiamento dell'eremita morronese una lontana immagine dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme; e altri vi videro invece l'autorità pontificia ormai infrenata e retta dalla potestà reale ".

* presidente Centro

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