Dal barcone a un campo di calcio La nuova vita di tre migranti

25 Settembre 2016

SULMONA. Sono arrivati in Italia dopo aver raggiunto a piedi la Libia e quindi la Sicilia a bordo di un gommone: ora giocano nella Gs Aurora di Terza categoria. È questo il risvolto concreto dell’in...

SULMONA. Sono arrivati in Italia dopo aver raggiunto a piedi la Libia e quindi la Sicilia a bordo di un gommone: ora giocano nella Gs Aurora di Terza categoria. È questo il risvolto concreto dell’integrazione, attraverso il ritorno a una vita normale, di tre giovani migranti ospiti del centro istituito all’Europa park hotel.

Alle loro spalle i tre ragazzi si lasciano storie di povertà e di privazione dei più scontati diritti umani, oltre che le loro famiglie con cui si mantengono in contatto via web. Abdu ha 24 anni, è in Italia da due, dopo essere scappato dalla povertà del Ghana, ha trovato rifugio prima in uno di centri di accoglienza di Roma e poi è stato trasferito in Centro Abruzzo. Ha una storia simile Bubacar, sempre 24enne, in Italia dal 2014, dopo un viaggio della speranza e dalla disperazione del Gambia (una delle mete di viaggio sconsigliate dalla Farnesina nel 2015). Il più giovane si chiama Endurance, ha 19 anni ed è arrivato dalla Nigeria appena due mesi fa. Lui è cristiano, mentre gli altri due sono musulmani. I tre si sono conosciuti a Sulmona e hanno scoperto di aver fatto più o meno lo stesso tragitto per raggiunge l’agognata meta dell’Italia: prima l’arrivo a piedi in Libia e poi il viaggio in mare a bordo di un gommone verso Siracusa. Una traversata che è una scommessa con la morte e di cui loro preferiscono non parlare, probabilmente ancora terrorizzati dalle minacce degli scafisti. Allora preferiscono che a parlare per loro siano i dirigenti e i giocatori della squadra che gli hanno permesso di registrare un sogno. Oltre a una storia di indigenza e disperazione che si vogliono lasciare alle spalle, i tre sono accomunati dalla passione per il calcio.

«Ce ne siamo accorti per caso», racconta Stefano Di Berardo, giocatore della Gs Aurora e collaboratore al centro di accoglienza dell’albergo, «collaborando ai progetti di integrazione, avevo portato un pallone e mi sono accorto che in tre erano particolarmente attratti. Avevano cominciato ad allenarsi da soli, andando oltre la solita partitella per passare tempo. Da qui l’idea di farli giocare in squadra».

Da ottobre i tre saranno tesserati con la squadra e indosseranno la maglia rossoblù che da 60 anni contraddistingue la formazione sulmonese.

«In un momento storico in cui se ne sentono tante, forse troppe, il segnale è forte, fragoroso», rimarca Fabrizio Scelli, uno dei dirigenti, «spesso rimbombano sui social e nelle piazze frasi pesanti. La Gs Aurora, come fa ogni domenica da 60 anni, scende in campo, decisa, pronta a lottare. Il calcio è solo un gioco, troppo spesso inquinato da altro».

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