Dazi Usa, caro-gas e silicio dietro alla crisi LFoundry

Famà (direttore Risorse umane): «Questa contrazione rimarrà per tutto il 2019» La Cgil: «Deludente l’incontro al Ministero». La Cisl: «L’azienda va tutelata»
AVEZZANO. L’aumento dei costi delle materie prime è una delle cause principali della crisi di LFoundry. Sono cresciuti in particolare i prezzi di gas e silicio. E ciò ha messo in crisi l’azienda delle memorie che già doveva fare i conti con il calo delle commesse causato dalla guerra dei dazi tra America e Cina e le problematiche legate all’aggiornamento del software dopo il distacco da Micron.
Per tutte queste motivazioni, come illustrato da Fabrizio Famà, direttore risorse unanime di LFoundry, durante il vertice di giovedì al ministero del Lavoro, i costi aziendali sono cresciuti a dismisura mettendo in difficoltà tutta l’organizzazione.
«Abbiamo apprezzato il confronto aperto», ha precisato Famà, direttore risorse umane e affari generali, «sono state poste domande molto precise sia da parte del Ministero, sia da parte sindacale per conoscere i dettagli sui piani futuri. Abbiamo dunque dato la nostra disponibilità ad avere un confronto continuo a partire da una nuova riunione che sarà convocata all’inizio del prossimo anno». Come riferito dallo stesso Famà, durante il vertice romano, la contrazione degli ordini «permarrà anche nel 2019» e di conseguenza i contratti di solidarietà, che scatteranno dal primo dicembre per oltre 1.400 dipendenti del sito, aiuteranno lo stabilimento ad andare avanti e a ridurre i costi di gestione del personale. Se però da un lato l’azienda ha dichiarato la necessità di gestire un periodo di transizione tramite i 18 mesi di ammortizzatori sociali, dall’altro sta lavorando per cercare nuovi partner interessati a rilevare parte delle quote di Smic. Il colosso cinese, che detiene il 70 per cento del pacchetto azionario, sarebbe pronto a fare le valigie, ma non prima che LFoundry trovi un acquirente. Trattative sarebbero in corso con almeno due multinazionali.
«Tanto atteso quanto deludente l’incontro al ministero del Lavoro sulla situazione LFoundry», hanno commentato dalla segreteria provinciale e regionale di Fiom-Cgil, «deludente perché l’azienda di fatto non è stata in grado di illustrare un piano industriale propriamente detto, ma ha parlato della sua sensazione circa un assai probabile disimpegno da parte dell’azionista di maggioranza Smic dal sito marsicano, riconducendolo alla guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti e agli alti costi di produzione. Tra le criticità l’azienda ha annoverato l’aumento dei costi di materie prime e del gas, nonostante sia dotata di impianto di cogenerazione». Per il segretario nazionale Fim-Cisl, Nicola Alberta «LFoundry rappresenta un’azienda tecnologica fondamentale per il territorio, sul piano occupazione, economico e qualitativo, ma anche un’importante azienda per il settore della microelettronica nel nostro Paese. Per queste ragioni bisogna fare il massimo sforzo per tutelare il sito abruzzese e salvaguardare l’occupazione, il lavoro di qualità e la professionalità delle persone».
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