Dieci poliziotti sospesi dal lavoro Il gip: «Via i tesserini da 8 a 12 mesi»

19 Luglio 2023

Scattano le misure cautelari. Ecco perché: «Concreto pericolo che possano commettere altri illeciti» Ma i legali degli indagati sono pronti a impugnare i provvedimenti davanti al Tribunale del riesame

SULMONA. Tutti sospesi, anche se per periodi diversificati che vanno dagli 8 ai 12 mesi, i dieci poliziotti della Polstrada di Pratola Peligna accusati a vario titolo di peculato, furto, falso e omissioni di atto d’ufficio, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto il ritiro per un anno del tesserino e la conseguente sospensione dal lavoro. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Alessandra De Marco nel dispositivo notificato nella mattinata di ieri ai dieci poliziotti indagati. L’ordinanza arriva a più di un mese dell’interrogatorio di garanzia – svolto lo scorso 15 giugno – sulla maxi inchiesta che coinvolge 19 poliziotti della Sottosezione della polizia stradale di Pratola Peligna. Il giudice ha quindi ritenuto fondate le accuse raccolte e contestate dalla Procura, accogliendo la richiesta del pm Stefano Iafolla per tutti i dieci indagati sottoposti a interrogatorio, quattro dei quali (Paolo Di Loreto, Alessio Imperatore, Gianni Ranieri e Angelo Tarola), si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre gli altri sei (Alfonso Bartoli, Pasquale Berarducci, Beniamino Del Rosso, Luca Madonna, Franco Perna e Dino Petrella) avevano spiegato la loro versione respingendo le accuse loro contestate.
LE ACCUSE
Tutti gli indagati – tra i quali figurano un sindaco, un vicesindaco e alcuni consiglieri comunali – sono accusati a vario titolo di truffa e falso ai danni dello Stato, peculato, furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. In tre anni di indagini, dal 2019 al 2022, svolte tramite intercettazioni ambientali e telefoniche, gps e telecamere, i poliziotti avrebbero abbandonato il posto di lavoro per dormire in auto o intrattenersi in alcuni esercizi commerciali mentre erano in servizio. Approfittando della propria posizione, alcuni avrebbero rubato beni di tenue entità patrimoniale in una stazione di servizio. Inoltre avrebbero utilizzato auto di servizio per fini privati e alcuni di loro, sempre secondo l’accusa, avrebbero omesso di svolgere rilievi in un sinistro stradale e di prestare soccorso a un veicolo in panne.
LE PENE DIVERSIFICATE
Nell’ordinanza, il gip De Marco ha deciso di sospendere i poliziotti indagati per periodi diversificati a seconda del numero e dell’entità dei reati che, secondo le accuse della Procura, avrebbero commesso. Sono stati sospesi per un anno solo due poliziotti, Alessio Imperatore e Gianni Ranieri. Mentre resteranno per dieci mesi senza poter indossare la divisa i poliziotti Alfonso Bartoli, Pasquale Berarducci (sindaco di Rocca Pia), Beniamino Del Rosso, Franco Perna, e Dino Petrella. Gli ultimi tre Paolo Di Loreto, Luca Madonna e Angelo Tarola resteranno senza il tesserino da poliziotto per otto mesi.
LE ESIGENZE CAUTELARI
Secondo il giudice De Marco, esiste «il concreto pericolo che gli indagati possano commettere altri delitti della stessa specie per cui si procede». Lo si evince dagli accertamenti investigativi eseguiti, che hanno consentito di ricostruire la sussistenza di «un sistema seriale di condotte» attraverso le quali un gruppo di agenti di polizia stradale «ha anteposto in modo ostinato e reiterato il soddisfacimento dei propri interessi personali al diligente adempimento dei doveri istituzionali, in pregiudizio dell’intero sistema di sicurezza, prevenzione e soccorso della viabilità sul territorio di loro competenza esclusiva». La misura cautelare interdittiva, stando a quanto riferito da alcuni legali, sarà impugnata al Tribunale del riesame.