Massacrata dal marito, la 45enne esce dal coma ed è pronta a parlare: «Voglio incontrare i carabinieri»

Trasacco, il tentato femminicidio. La donna ha aperto gli occhi e ha ripreso conoscenza. Il marito Attilio Cicchinelli (nella foto) al giudice: «A ferirla sono stati gli animali»
AVEZZANO. Si è svegliata nel pomeriggio di ieri. F.F., 45enne di Luco dei Marsi, ha aperto gli occhi e all’improvviso quell’incubo senza uscita è apparso meno pesante. Ha incrociato gli occhi dei suoi figli, dei genitori. Ha ricostruito con loro le ultime ore e chiesto di incontrare i carabinieri per raccontare la sua verità. Questa mattina riceverà la visita del procuratore di Avezzano. E sarà informata dell’inchiesta a carico del marito, Attilio Cicchinelli, 52 anni, accusato di averla massacrata di botte in casa sua, fino a mandarla in coma.
Le prime parole dell’indagato
Nel frattempo, dinanzi al gip del Tribunale di Avezzano, Mario Cervellino, l’indagato ha respinto l’accusa di avere provocato alla moglie le gravissime lesioni che l’hanno portata in Rianimazione e attribuisce quelle ferite agli animali dell’azienda agricola. È questa la linea sostenuta da Attilio Cicchinelli nell’interrogatorio durante l’udienza di convalida dell’arresto per la brutale aggressione avvenuta sabato a Trasacco. L’uomo ha scelto di parlare e di fornire la propria versione. Davanti al giudice, assistito dall’avvocato d’ufficio Carla Vitale, ha ricostruito quanto sarebbe accaduto all’interno dell’azienda agricola familiare. Secondo il suo racconto, tra i coniugi sarebbe scoppiata una discussione perché la moglie non avrebbe accudito le mucche. Una lite legata dunque alla gestione degli animali e dell’attività di famiglia. Ma è sul passaggio successivo che le versioni divergono radicalmente. L'uomo avrebbe infatti negato di essere stato lui a provocare le lesioni più gravi riscontrate dai medici, sostenendo che la donna sarebbe stata ferita dagli animali. Una ricostruzione che entra ora nel fascicolo e che dovrà essere confrontata con gli accertamenti investigativi, le risultanze sanitarie e gli altri elementi acquisiti dalla Procura. Il quadro delineato dall’accusa è molto diverso. Secondo la contestazione, la donna sarebbe stata ripetutamente colpita al corpo e alla testa con calci e pugni, riportando lesioni che per natura e gravità erano ritenute idonee a provocarne la morte. Tra gli elementi emersi nell’inchiesta figurerebbero anche i camperos indossati dall’uomo, calzature dotate di punte particolarmente dure, elemento che assume rilievo nella ricostruzione della violenza dei colpi contestati. Le conseguenze sono state devastanti: rottura della milza, quattro costole fratturate e perforazione del polmone sinistro. La donna è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza e resta ricoverata con prognosi riservata. L’indagato deve rispondere dei reati di tentato femminicidio e maltrattamenti in famiglia. Ed è proprio la seconda contestazione a spostare il caso oltre il singolo episodio.
I presunti maltrattamenti
Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Maurizio Maria Cerrato, emerge un presunto quadro precedente fatto di ingiurie, minacce e percosse, che sarebbe stato alimentato da contrasti sulle modalità di gestione della vita familiare, sull’educazione dei figli e sulla conduzione dell’azienda agricola. Condotte acuite dall’assunzione di bevande alcoliche. Il Comune ha annunciato la volontà di costituirsi parte civile e ha affidato all’avvocato Mario Flammini il compito di assistere l’ente nel procedimento.

