«Erano in sei, potevano uccidere»: racconto choc del buttafuori ferito

31 Agosto 2023

Ecco la testimonianza del 39enne agli investigatori: «Sei o sette colpi di pistola, non ero io l’obiettivo» Continuano gli accertamenti dopo il fermo di padre e figlio: armi sparite (forse 4), nuove perquisizioni

AVEZZANO. «Ricordo che sono state quattro le pistole estratte. Sei o sette i colpi esplosi. Uno è andato a segno, ferendomi al fianco. Temevo di morire. Altri sono andati a vuoto perché le armi si sono inceppate». Questo il racconto di Z.C., 39 anni, il buttafuori di origini albanesi ferito da un colpo d’arma da fuoco all’addome la notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi fuori dalla discoteca “The Ship di via Cavour, nel nucleo industriale di Avezzano. Sparatoria per la quale sono stati fermati padre e figlio di Avezzano, appartenenti alla locale comunità rom, mentre gli inquirenti cercano di dare un volto e un nome a un terzo uomo. Claudio Morelli, 48 anni, detto Peppe lo scuro, e suo figlio Manuel Morelli, 26, conosciuto anche come Manuel Spinelli sono accusati di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi in concorso. Il tutto è accaduto tra il fuggi fuggi dei giovani che erano in fila per entrare. Come emerge dalle testimonianze. Intanto, continua la ricerca delle armi – quattro secondo le testimonianze – fatte sparire nelle ore successive ai fatti. Ci sono state nuove perquisizioni dei carabinieri.
IL TESTIMONE CHIAVE
È proprio l’uomo ferito, ascoltato dai carabinieri il 21 agosto. «Mi pare fossero sei, che volevano entrare con prepotenza nel locale. E che non volevano fare la fila», il racconto del 39enne, «a un certo punto uno di loro tira fiori una pistola, mi pare fosse piccola. Prima ha spinto indietro un mio connazionale addetto alla vigilanza esterna, poi ha sparato un colpo in aria e quindi gliel’ha puntata al petto provando a sparare nuovamente, ma qui l’arma si è inceppata. Nell’immediatezza anche altri tre hanno tirato fuori delle pistole. Uno di loro, che ricordo bene come era vestito, ha esploso un colpo e sparando ha colpito me al fianco. Intorno all’1.45 del 20 agosto, nel passare davanti alla discoteca The Ship ho deciso di fermarmi per andare a bere un bicchiere. Prima di entrare e quando ero ancora in fila con decine di altri avventori ho sentito delle persone discutere animatamente con gli addetti alla vigilanza che conosco in quanto miei connazionali albanesi. Mi sono accorto subito che la cosa stava degenerando, così mi sono avvicinato al mio connazionale T.N., uno dei buttafuori in servizio esterno, per chiedere cosa stesse succedendo. Ricordo che c’erano queste persone e di aver sentito altri sei o sette spari». Ai carabinieri il 39enne ha fornito una dettagliata descrizione della scena e di colui che gli ha sparato ferendolo al fianco. Scena ripresa anche dalle telecamere di videosorveglianza (le immagini sono state acquisite degli investigatori).
FERITO PER ERRORE
Il buttafuori ferito ha raccontato ai carabinieri di essere stato colpito per errore, in quanto il colpo di pistola era indirizzato a un altro buttafuori (versione che coincide con quanto ricostruito dagli investigatori). Secondo l’accusa, infatti, dopo aver puntato la pistola al petto di un addetto alla vigilanza di origini macedoni (J.A. di 35 anni), Claudio Morelli ha premuto due volte il grilletto non riuscendo tuttavia a sparare. Quindi, dopo aver fatto scorrere più volte il carrello caricatore dell’arma espellendo i proiettili inesplosi, ha puntato la pistola verso T.N. premendo il grilletto senza riuscire nuovamente a sparare. Infine, secondo il pubblico ministero Luigi Sgambati, «si è rivolto al figlio dicendogli di sparare perché la sua pistola si era inceppata. È a quel punto che Manuel Morelli ha puntato la pistola verso J.A. mancandolo e ferendo Z.C. all’addome». Il giorno successivo alla sparatoria i militari hanno ascoltato anche gli altri due addetti alla sicurezza. Dopo aver sporto denuncia, ai tre sono state mostrate le foto segnaletiche per il riconoscimento.
LA CONVALIDA
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Mario Cervellino, ha fissato per venerdì prossimo, alle 10, l’udienza di convalida del fermo. Padre e figlio saranno collegati in videoconferenza dal carcere San Nicola di Avezzano con l’aula 5 del tribunale, alla presenza dei loro avvocati di fiducia Raffaele Mezzoni, Massimo Mercurelli e Marco Scimia.
ALLARME SOCIALE
La sparatoria, avvenuta in un luogo frequentato da giovanissimi provenienti da tutta la Marsica, ha destato notevole allarme sociale nel territorio. Molti, soprattutto i genitori degli adolescenti, si sono interrogati sulla sicurezza e sui rischi cui sono esposti i loro ragazzi. Solo per un caso, è ormai chiaro, non c’è scappato il morto. Come sostenuto dal pubblico ministero, infatti, i fermati erano decisi a uccidere. Il colpo che ha colpito il buttafuori, per mero errore, avrebbe potuto colpire chiunque. «Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi», fanno intanto sapere gli investigatori, che continuano a scavare sul reale movente. Si ipotizza un regolamento dei conti per vecchi dissapori. Ma potrebbe esserci ben altro.
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