Ex ospedale, sbloccato il recupero: si accelera per il polo universitario

È stato affidato lo studio di fattibilità, con le nuove norme si potrà arrivare all’appalto in poco tempo Dal 2017 ci sono 50 milioni di euro per riqualificare gli edifici con spazi per l’ateneo e per gli studenti
L’AQUILA. Si stringono i tempi per l’appalto dei lavori di recupero e riqualificazione dell’ex ospedale San Salvatore, che l’Università nel 2013 (il rettore era Ferdinando Di Orio) ha acquistato dalla Asl per circa 8 milioni di euro. Per l’ex ospedale il Cipe nel 2017 ha stanziato una somma di oltre 50 milioni.
LA NOVITà
Ma vediamo qual è la novità di oggi. Il Provveditorato alle Opere pubbliche ha affidato la “progettazione di fattibilità tecnica ed economica relativa all’intervento di recupero e riqualificazione del complesso edilizio ex ospedale San Salvatore” per un importo di poco più di 100mila euro.
In realtà il progetto di fattibilità era stato redatto dall’Università (responsabile scientifico professor Pierluigi De Berardinis, gruppo di lavoro architetto Carla Bartolomucci, professor ingegner Francesco Giancola, ingegneri Luisa Capannolo, Mariangela De Vita, Eleonora Laurini, Chiara Marchionni) e consegnato al Provveditorato nel 2021. Perché allora questo nuovo affidamento?
CODICE APPALTI
La risposta sta nel nuovo Codice degli appalti che fa “saltare” un passaggio. Prima, a seguito del progetto di fattibilità bisognava fare la gara per il progetto esecutivo e poi si arrivava all’appalto dei lavori. Adesso dal progetto di fattibilità si può passare direttamente al cosiddetto “appalto integrato”. Chi vince la gara fa sia l’esecutivo che i lavori veri e propri. Il progetto di fattibilità dell’Università, realizzato in base al vecchio Codice degli appalti, manca di alcune cose (tipo il quadro economico dettagliato) ed ecco perché il Provveditorato ha affidato quello che, semplificando, si potrebbe definire un “completamento” il quale, nei fatti, significa che nel giro di alcune settimane potrebbe essere pubblicato l’appalto integrato per scegliere l’impresa che farà i lavori.
I SOLDI
Come detto, per l’ex San Salvatore ci sono oltre 50 milioni di euro sin dal 2017. Con la stessa delibera Cipe furono stanziati fondi per altri cinque edifici di proprietà dell’Ateneo. L’ex San Salvatore sarà ristrutturato (è in parte vincolato dalla Soprintendenza). Saranno demolite solo alcune superfetazioni del secolo scorso.
STATO ATTUALE
«L’edificio attuale, che ha inglobato le strutture dell’ex monastero di Sant’Agnese», si legge in un atto dell’Università, «ha subìto nel corso del Novecento numerosi ampliamenti e modifiche: ne risultano, insieme a corpi di fabbrica aventi una propria connotazione architettonica, anche porzioni edilizie che costituiscono delle superfetazioni, realizzate per sopperire a necessità funzionali. Le caratteristiche architettoniche, risentendo delle diverse epoche di costruzione (quella settecentesca, relativa all’edificio preesistente, quella avvenuta intorno al 1930 e quella degli anni Cinquanta), hanno portato a una conformazione planimetrica irregolare. Lasciato privo di funzionalità che ne assicurasse la conservazione nel tempo, ha subìto un progressivo degrado, aggravato dagli ingenti danni del sisma del 2009. Il progetto di fattibilità tecnico economica consegnato al Provveditorato nel 2021, ha l’obiettivo di recuperare e restituire un’importante funzione strategica all’intera area dell’ex ospedale San Salvatore, comprendente anche il centro congressi “Luigi Zordan” e il “palazzo Pontieri”, al fine di recuperare non solo l’edificio in sé, ma, al tempo stesso, un importante ambito urbano. A tal fine, l’Università ha acquistato nel 2020 l’edificio ex Arta, sito in prossimità dell’ex ospedale, in previsione della sua demolizione, al fine di creare un ampio spazio aperto, in continuità con la piazza antistante il centro congressi Zordan».
CHE COSA CI ANDRà
La scelta progettuale è stata quella di «adattare gli ambienti dell’antico nosocomio a funzioni che non richiedono spazi di grandi dimensioni, come residenze studentesche e locali per la didattica. Per le funzioni che, invece, necessitano di spazi più ampi, come biblioteca, mensa e spazi comuni, sono state previste nuove volumetrie a esso aggiuntive».
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