Farmaco fai da te, va in shock anafilattico
Malore dopo una puntura di antidolorifico. Madre di 38 anni salvata all’ospedale di Tagliacozzo
TAGLIACOZZO. Rischia di morire per una reazione allergica causata da un antidolorifico intramuscolare, viene però salvata in extremis dopo essere stata trasportata al pronto soccorso.
È accaduto a Tagliacozzo dove una donna di 38 anni, residente in città, madre di due bambini piccoli, ha accusato i primi sintomi tipici di uno shock anafilattico. È stata soccorso dai familiari e trasportata subito al vicino pronto soccorso dell’ospedale Umberto I. La tempestività è stata determinante. Ma sono stati attimi di paura visto che la situazione è velocemente degenerata. Giunta in ospedale, la giovane accusava solo un prurito alle labbra e secchezza alla bocca. Ha spiegato alla dottoressa di turno di essersi autosomministrata poco prima una puntura di Voltaren in fiale. Dopo aver reso noto ai medici alcune sue allergie, lo staff sanitario ha cominciato a preparare una dose di cortisone, come da protocollo. A quel punto, però, improvvisamente, la donna ha iniziato a manifestare un forte irrigidimento sul collo, sulla lingua e sulla bocca. In pratica un edema che stava interessando la parte alta delle vie respiratorie, causando un rischio di soffocamento, dovuto a una particolare reazione allergica al farmaco antidolorifico.
Sono state necessarie ben tre dosi di adrenalina, una prima inframuscolo, ma senza risultato e altre due endovena. Dopo alcuni minuti le condizioni della trentottenne si sono stabilizzate e con l’ambulanza è stata trasferita all’ospedale di Avezzano, dove si trova ricoverata in condizioni stazionarie, sotto controllo medico.
Quanto accaduto poteva trasformarsi in una tragedia. Diversi fattori hanno però permesso di salvare una vita. Da un lato ha inciso la vicinanza tra l’abitazione della giovane madre e l’ospedale Umberto I. Dall’altro è stata provvidenziale l’efficienza e la solerzia dello staff medico che ha agito. Era stato chiesto anche l’intervento dell’elisoccorso poiché se dopo la terza dose di adrenalina le condizioni della paziente non si fossero stabilizzate, sarebbe stato necessario un intervento d’urgenza che solo un ospedale più attrezzato avrebbe potuto effettuare. Se la paziente fosse dovuta arrivare ad Avezzano forse non ce l’avrebbe fatta.
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