Furbetti del cartellino, prescrizione vicina

Nuovo rinvio nel processo, sono sei gli imputati per una vicenda che travolse il municipio sulmonese
SULMONA. Rischia di concludersi con un nulla di fatto il tanto discusso processo sui furbetti del cartellino al Comune di Sulmona. La prescrizione incombe. Sono sei gli imputati tutti ex dipendenti del municipio. I fatti fanno riferimento al 2016 e secondo i calcoli degli avvocati, la prescrizione dovrebbe intervenire tra il mese di marzo e quello d’aprile. Se entro quella data il giudice non emetterà la sentenza, tutto il lavoro fatto prima dalla Guardia di finanza e dalla Procura, e poi dai vari giudici che si sono succeduti nelle varie fasi dell’inchiesta penale, risulterà vano. Ieri mattina si è tenuta un’altra udienza: dovevano essere ascoltati alcuni testimoni e alla fine solo uno è riuscito a deporre in quanto l’altro, finito originariamente nel calderone degli indagati, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ne restano da ascoltare ancora 20 nell’udienza che si terrà il prossimo 11 gennaio. E con molta probabilità, quel giorno, non si riuscirà ad ascoltarli tutti. Servirà quindi un’altra udienza per la discussione e per la sentenza. Se a questo si aggiunge il tempo che servirà al giudice per depositare le motivazioni, sicuramente non si riuscirà a evitare la prescrizione. Sotto processo si trovano Stefano Pezzella, Venanzio Piccoli, Mirella Santilli, Felicia Vanacore, Giovanni Del Signore e Marco Chiavari. Inizialmente l’inchiesta vedeva indagate 48 persone, tra dipendenti, funzionari e dirigenti del Comune di Sulmona ma solo per nove era stato chiesto il rinvio a giudizio e di questi in sei sono finiti sotto processo. L’inchiesta ha avuto pure un filone contabile con la condanna a risarcire per sette impiegati finiti davanti alla Corte dei Conti, più un altro filone disciplinare con il licenziamento di un dipendente, peraltro arrivato fuori tempo massimo e quindi annullato. Un’inchiesta che all’inizio era finita sulle cronache nazionali e con il passare dei mesi si è ridimensionata, al tal punto che ora il processo che ne è scaturito rischia addirittura di concludersi con un nulla di fatto.
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