Giovane annegato in un canale Alla famiglia un milione di euro

20 Ottobre 2020

La Corte d’Appello nega la sospensiva: devono pagare Comune di Ortucchio e Consorzio di bonifica Giancarli, dipendente di Telespazio, morì sulla strada del Fucino priva di barriere e con avvallamenti

CAPISTRELLO. Il Comune di Ortucchio e il Consorzio di bonifica ovest dovranno risarcire circa 1 milione di euro alla famiglia di Alessandro Giancarli, il dipendente di Telespazio morto annegato a soli 23 anni dopo che la sua auto, sbandando, è finita nel canale che costeggia la Cintarella, all’epoca dei fatti priva di ogni protezione e segnaletica. Era il 4 dicembre 2012. La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto l’istanza di sospensiva avanzata dal Comune di Ortucchio contro la sentenza di primo grado sostenendo «il pericolo di dissesto e l’impossibilità di continuare a svolgere i proprio compiti istituzionali ove costretto a corrispondere le somme al cui pagamento è stato condannato». «Secondo i giudici «questa allegazione è rimasta priva di sostegno documentale, pertanto la Corte rileva che il paventato pericolo di paralisi istituzionale dell’Ente non risulta confortato da alcuna più specifica indicazione circa le risorse disponibili e le loro destinazioni».
Dopo sette anni dalla scomparsa di Giancarli, il giudice monocratico del tribunale di Avezzano, Andrea Dell’Orso, aveva condannato sia il Comune di Ortucchio che il Consorzio di bonifica ovest a risarcire di oltre un milione di euro i familiari del giovane di Capistrello. Padre, madre e sorella della vittima sono assistiti dall’avvocato Berardino Terra.
Il tribunale aveva stabilito che «la responsabilità nella causazione del sinistro con esiti mortali è del Comune di Ortucchio nella misura del 50%, mentre è pari al 30% la responsabilità del Consorzio di bonifica», riconoscendo a Giancarli, conducente dell’auto, un concorso di colpa del 20%. Il Comune di Ortucchio, secondo il giudice, era «l’Ente gestore della strada nel periodo in cui si è verificato l’incidente nonché co-proprietario delle strade anche dal 1992 al 2004 insieme al Consorzio di bonifica ovest».
Quest’ultimo, in base a quanto stabilito in primo grado «non ha dotato la Cintarella, nel tratto interessato dal sinistro, delle barriere e ciò quindi per il periodo successivo al 2004 quando al termine del collaudo tale strada è diventata, per effetto del Codice della strada, proprietà esclusiva del Comune di Ortucchio».
Una sentenza contro la quale gli Enti condannati a versare il risarcimento avevano fatto appello chiedendone la sospensione. Il collegio della Corte d’Appello dell’Aquila, composto dai magistrati Silvia Rita Fabrizio, Francesco Filocamo e Alberto Iachini Bellisarii, ha ritenuto infondato l’appello rigettando l’istanza di sospensione. La sentenza deve essere eseguita e dunque il risarcimento versato in quanto «Consorzio e Comune sono entrambi ritenuti corresponsabili siccome custodi dei luoghi in cui avvenne il sinistro mortale». I giudici di secondo grado non hanno fatto altro che confermare quanto pronunciato nella prima sentenza di condanna che poggiava sulla pericolosità della strada come evidenziato in una consulenza tecnica stilata dall’ingegner Marco Colagrossi di Roseto su disposizione del tribunale. Il consulente aveva sostenuto che il giovane conducente, giunto in prossimità della Telespazio, perdeva il controllo del mezzo, sbandando verso sinistra e urtando un cordolo che delimitava la Cintarella. A seguito la Fiat Grande Punto guidata dal 23enne abbatteva un paletto, attraversava la banchina erbosa e si ribaltava nel canale. Mentre la relazione della Polstrada parlò anche di «buche, avvallamenti e fondo stradale bagnato e con presenza di ghiaccio». Il procedimento per la sentenza d’Appello si discuterà in un’udienza fissata per il 22 dicembre 2021, «in difetto di immediato pagamento», dichiara l’avvocato Terra, «adiremo la via esecutiva e la Corte dei conti per l’evidente danno erariale».