Ha lavoro e reddito di cittadinanza La Finanza smaschera un furbetto

11 Ottobre 2019

Un 50enne per tre mesi percepisce il sussidio statale ma “dimentica” di dichiarare dei rimborsi spesa Il gip dispone il sequestro della somma. Il controllo scattato in una struttura sportiva della Marsica

AVEZZANO. Aveva un lavoro (sottopagato) e da giugno ad agosto ha intascato il reddito di cittadinanza. Una somma non dovuta di 92 euro mensili. Ma tanto è bastato per mettere nei guai C.M., 50 anni, di Avezzano. Per la Procura è un furbetto del sussidio statale fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle per combattere la povertà. Si tratta del primo lavoratore col reddito di cittadinanza scoperto in provincia dell’Aquila, uno dei primissimi casi in Abruzzo (lo scorso agosto sono emersi furbetti nel settore della ristorazione in provincia di Chieti). Il 50enne avezzanese è incappato in serrati controlli della Guardia di finanza, agli ordini del capitano Luigi Falce. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato.
RITO IMMEDIATO. C.M., assistito dall’avvocato Gianluca Presutti, sarà in udienza il prossimo 31 gennaio 2020 per il rito immediato. Nel frattempo il pm Cerrato ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro preventivo, ai fini della confisca per equivalente, di una somma di 276 euro. Somma che l’uomo, per l’accusa, ha indebitamente percepito.
LA RICOSTRUZIONE. Secondo la Procura, il 50enne, ex dipendente di un’impresa edile, ha omesso di dichiarare di avere percepito 500 euro mensili a titolo di rimborso spese, pur trattandosi in realtà di reddito come corrispettivo di prestazioni di opera professionale o di lavoro dipendente («Un vero e proprio stipendio, seppur modesto», sottolinea l’accusa). Soldi pagati da una società marsicana che gestisce un complesso sportivo con annessa sala da ballo e per la quale D.M. lavorava. Nei mesi di giugno, luglio e agosto di quest’anno l’uomo ha indebitamente percepito 92 euro mensili. Durante l’accertamento, il 50enne ha dichiarato ai finanzieri di svolgere attività almeno per 8 ore al giorno, espletando tutte le mansioni (cassa, manutenzione, bar). E ha detto anche che percepiva il reddito di cittadinanza. Dagli accertamenti della Finanza è emerso che la pratica era stata istruita lo scorso marzo in uno sportello Caf. La documentazione acquisita negli uffici Inps di Avezzano ha confermato quanto dichiarato da C.M. e l’avvenuto incasso delle prime tre mensilità.
ALTRI CONTROLLI. Le operazioni in corso della Finanza, nell’ambito di una vasta serie di controlli per contrastare il fenomeno del lavoro nero, puntano a far emergere e a stroncare l’impiego dei lavoratori irregolari a qualsiasi livello: una pratica che droga il mercato del lavoro, sottrae risorse al Fisco e, in caso di lavoratori ammessi o in attesa di percepire il reddito di cittadinanza – la misura bandiera del Movimento 5 Stelle, che ad Avezzano ha fatto il gran pienone – truffa lo Stato.
LOTTA ALLA POVERTÀ. Il reddito di cittadinanza, un sostegno economico a integrazione dei redditi familiari, è una misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. Il bonus economico, per un massimo di 18 mesi, è associato a un percorso di reinserimento lavorativo e sociale che va sottoscritto dai beneficiari. L’assegno mensile, tramite la card, varia da soggetto a soggetto, nonché in base al reddito, eventuali proprietà e la composizione dei nuclei familiari. L’opportunità ha ovviamente dei rischi, ovvero i furbetti, una categoria sociale molto attiva in Italia.
CARCERE FINO A 6 ANNI. Ma che cosa rischiano i furbetti? La legge è chiara: oltre a perdere immediatamente il sussidio economico, un processo, con pene prevista da 1 a 3 anni di reclusione, mentre in presenza di documenti o dichiarazioni false, o se si omettono informazioni rilevanti ai fini dell’erogazione, la pena addoppia e si rischiano dai due ai sei anni di reclusione. Se condannati, i furbetti dovranno restituire le somme percepite.
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