I legali dei fratelli Di Tella: «Siamo pronti all’appello»

22 Dicembre 2022

L’intervento dopo la condanna per estorsione e le parole del procuratore Renzo «Escluso che i reati siano stati commessi per agevolare l’associazione criminale»

L’AQUILA. Gli avvocati dei fratelli Di Tella non ci stanno. Faranno ricorso contro la condanna dell’altro ieri per estorsione nell’ambito della ricostruzione post-sisma. E non vogliono che si accosti il nome dei loro assistiti alla camorra, replicando al procuratore Michele Renzo, che aveva parlato di «caso esemplare di infiltrazione della malavita organizzata nella ricostruzione aquilana».
Scrivono i legali Antonella Pellegrini e Massimo Carosi: «Premesso che si tratta di una pronuncia di primo grado che verrà certamente sottoposta a ulteriori vagli, v’è da osservare che, se la condanna inflitta ai signori Domenico e Cipriano Di Tella è stata certamente severa, essa ha riguardato soltanto le imputazioni di estorsione, assertivamente perpetrate in danno degli operai. Ciò che il tribunale ha escluso (pronunciando sentenza di assoluzione “perché il fatto non è previsto dalla Legge come reato”) sono state proprio quelle imputazioni di sfruttamento delle maestranze». E ancora: «Ciò che risulta maggiormente difforme dal vero, consiste nella propalazione che l’intera vicenda sia consistita nel tentativo di penetrazione, nella ricostruzione post-sisma aquilana di associazioni criminali e in particolare del cosiddetto “Clan dei Casalesi”, tentativo sventato grazie alla vigilanza della procura distrettuale Antimafia e degli organi investigativi. Ebbene, tutto ciò non è vero poiché al contrario il Tribunale ha escluso l’aggravante contestata dalla Procura inquirente (l’associazione di tipo mafioso, ndr), cioè a dire il fatto che i reati contestati siano stati commessi “al fine di agevolare” la predetta associazione criminale».
Concludono i due avvocati: «Senza voler negare che la sentenza del Tribunale aquilano ha riconosciuto (e condannato) i signori Domenico e Cipriano Di Tella per fatti oggettivamente gravi, bisogna specificare non soltanto che gli stessi sono stati assolti da ogni ipotesi di sfruttamento delle maestranze (oltreché da un ulteriore reato “minore” di natura tributaria), ma che soprattutto non v’è stata nessuna penetrazione di carattere “camorristico” per il tramite della famiglia Di Tella. Singolare, dunque, appare che una così tranquillizzante sentenza che sgombra il campo da inquietanti presenze, venga ingannevolmente interpretata al solo fine di enfatizzare l’operato degli Inquirenti (che per la verità nessuno nega), ma che nell’occasione non è stato fatto proprio dal Tribunale».