I sensori che salvano dal sisma: nuova sperimentazione in città

Il sistema che rileva danni e criticità degli edifici è già realtà alla torre civica e palazzo Camponeschi Ora arriva lo strumento in grado di attivare allarmi e aprire varchi di sicurezza durante le scosse
L’AQUILA. La scossa sismica, la risposta dell’edificio alle sollecitazioni, captata tramite i sensori, e l’elaborazione dei dati. In pochi secondi il sistema è in grado di evidenziare eventuali anomalie, vulnerabilità e criticità del fabbricato. Un metodo veloce e affidabile che consente di stabilire, in tempo reale e senza ulteriori verifiche sul posto, se una scuola, un ufficio o una sede pubblica sono agibili. Utilissimo nel caso di eventi sismici come quello accaduto mercoledì scorso, quando una doppia scossa ha portato alla chiusura degli istituti scolastici. All’interno del Tecnopolo d’Abruzzo, all’Aquila, 9 anni fa è partita la ricerca “Shm” che, attraverso una serie di sensori posizionati in edifici strategici, consente di evidenziarne le criticità strutturali. A giorni partirà una nuova sperimentazione, con l’allestimento di una tavola vibrante e modelli in scala e la simulazione di terremoti per la gestione della prima emergenza. Fulcro della ricerca, portata avanti dall’Università dell’Aquila, la Casa delle tecnologie emergenti, un’eccellenza del territorio.
MONITORAGGIO DEGLI EDIFICI
A spiegare tecnicamente il funzionamento della ricerca, partita in fase sperimentale nove anni fa, è Fabio Graziosi, professore dell’Università dell’Aquila e referente scientifico della Casa delle tecnologie emergenti. «Stiamo sviluppando competenze legate al monitoraggio strutturale degli edifici e delle infrastrutture, ponti, gallerie, torri, tralicci: tramite la raccolta dei dati che arrivano dai sensori installati sugli edifici siamo in grado di evidenziare danni strutturali, specifiche vulnerabilità ed eventuali anomalie». Due le grandi sperimentazioni all’Aquila, sulla torre civica di Palazzo Margherita e a palazzo Camponeschi. «Entrambi gli edifici sono stati dotati di sensori che consentono», sottolinea Graziosi, «sulla base dello storico dei dati raccolti di valutare se la struttura ha subìto danni e gli eventuali indicatori di criticità». Il sistema, attivo da tre anni con un inclinometro e un accelerometro, ha permesso di evidenziare come, a luglio scorso, quando la torre è stata “sganciata” da Palazzo Margherita, non ci siano state reazioni sulla verticalità, ma solo sulla frequenza di oscillazioni. «Un’analisi», evidenzia Graziosi, «che sfrutta algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, che ci consente, a valle dell’evento sismico, di verificare eventuali danni o criticità». Se applicati in scuole, enti pubblici, uffici, teatri e altre strutture per un periodo di almeno sei mesi-un anno, i sensori sono in grado di restituire, con l’acquisizione e l’elaborazione dei dati in tempo reale, l'esatta evidenza di anomalie e punti di vulnerabilità.
TERREMOTO IN CORSO
«Parallelamente stiamo tenendo aperto un canale ad alta velocità di raccolta dati grazie al 5G», aggiunge Graziosi, «che, con un evento sismico in corso, consente di attivare sistemi di automazione degli edifici monitorati come allarmi, aperture di porte e varchi di sicurezza. Il tutto nell’arco di millisecondi. Siamo pronti a una nuova sperimentazione, che verrà attivata tra qualche giorno, legata alla prima emergenza in caso di terremoti: verrà allestita una tavola vibrante con modelli di edifici in scala equipaggiati con sensori accelerometrici e sotto copertura 5G del Centro di ricerche Zte». Con le simulazioni controllate degli eventi sismici si riprodurranno gli effetti reali sugli edifici e la risposta alle sollecitazioni per valutarne stabilità e sicurezza.
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