I tifosi di Taccone: firmiamo per onorare un mito dello sport

28 Novembre 2021

Il negoziante: «Arrivano tanti nostalgici dalla lacrima facile» E una donna porta la sottoscrizione sulla tomba del marito

AVEZZANO. Appassionati di ciclismo, anziani e giovani ciclisti stanno firmando in questi giorni la petizione per chiedere di ristrutturare la statua di Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo. Le mille firme sono state superate e mercoledì alle 9 saranno consegnate in Comune dai comitati, dalle associazioni e dall’artista Bruno Morelli che nel 2012 realizzò l’opera in bronzo, rubata e danneggiata nel 2014. E mai più riapparsa in città.
CICLISTI NOSTALGICI
Dietro la petizione lanciata da Nazzareno Di Matteo, imprenditore sportivo, ed Eleonora Morelli, scultrice e figlia di Bruno, ci sono storie, ricordi, aneddoti sul Camoscio d’Abruzzo. «Vengono tutti i fan di Vito, molti dalla lacrima facile, perché ricordano quegli anni e le imprese del ciclista», racconta Franco Casmirri dell’omonima attività di piazza Cavour dopo è possibile firmare, «per loro Taccone è stato un punto di riferimento. Mi raccontano delle sue imprese sportive, di quando tornava dopo le vittorie, della gente che lo accoglieva: era un vero simbolo per Avezzano».
LA MOGLIE ADDOLORATA
Casmirri è stato particolarmente colpito da un’anziana. Una donna che gli ha raccontato il profondo legame tra Taccone e il marito, anche lui corridore. «Dopo aver parlato», aggiunge il commerciante, «mi ha chiesto di prendere con sé il modulo per portarlo al cimitero, perché voleva far vedere al marito defunto che cosa sta facendo Avezzano per Taccone. Marito che era un super tifoso del Camoscio ». Anche il giornalista sportivo Plinio Olivotto ha sottoscritto la petizione: «Perchè è giusto che la statua torni in città. Vito Taccone ha dato lustro a questa parte interna dell’Abruzzo e non è giusto che i resti della statua siano abbandonati in un deposito».
SIMBOLO DI MARSICANITÀ
La petizione sta andando avanti a ritmi serrati. È possibile firmare anche al Pinguino village, al Caffè Cavour, al bar Samurai e al Barber shop Mancini, oppure contattando Flaviano Fiasca, tra i promotori della raccolta. «Ricordo Vito Taccone poco prima che morisse, perché era amico del mio ex cognato e ci ritrovammo una sera a cena insieme», commenta Mario Cantoresi, scrittore, «era una persona di carattere, forte, determinata. Ho deciso di sottoscrivere la petizione perché Vito merita di essere ricordato. Anzi, invito tutti a firmare perché Taccone è stato il primo simbolo della marsicanità, una persona che non diceva mai di no a nessuno. Duro, ma generoso e sanguigno».
SCETTICISMO IN CAMPO
Al lancio della petizione è seguito l’annuncio della Regione Abruzzo di voler sostenere la ristrutturazione della statua con uno specifico finanziamento. Da una prima stima ci vorrebbero circa 15mila euro. All’euforia iniziale, però, è seguito lo scetticismo. «La statua a lui dedicata posta sul valico del Salviano è durata il tempo di un Tour de France», ricorda Gabriele Ciutti, regista e fotografo, «rubata da qualche inutile rappresentante di questa nostra razza umana e poi ritrovata a pezzi, gettata da qualche parte. Da sette anni quei pezzi attendono di essere rimessi in sella. Inutilmente. C’è voluta una iniziativa del mio amico Di Matteo e di altri appassionati sportivi volta a raccogliere le firme. Persino Francesco Moser ha chiesto in questi giorni di rispettare la memoria di un tale campione. Si farà questa cosa? Forse sarò un poco scettico, ma finché non la vedo quando passo per piazza Cavour, ci credo poco». (e.b.)