Il concorso di colpa delle vittime va sul tavolo del nuovo governo

Lannutti fa in tempo a presentare un’interrogazione parlamentare prima di decadere da senatore: «Verdetto aberrante e offensivo, ignora il dolore. Quali misure urgenti intende attivare l’esecutivo?»
L’AQUILA. Appena si insedierà, il nuovo governo Meloni, troverà sul tavolo la sentenza choc della giudice Monica Croci che assegna il concorso di colpa del 30% a tre vittime del terremoto dell’Aquila, morte nel crollo di via Campo di Fossa 6B. A portarcela è stato un senatore uscente, che con un’abile mossa è riuscito a sfruttare una breve finestra di tempo a disposizione prima di decadere da parlamentare, anticipando tutti. Si tratta di Elio Lannutti, originario di Archi, nel Chietino, storico presidente nazionale dell’Adusbef, l’Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari, fino a pochi giorni fa senatore del gruppo misto. Alle elezioni del 25 settembre ha deciso di non ricandidarsi, ma la sua decisione di presentare un’interrogazione parlamentare potrebbe avere risvolti importanti, fino a un’ispezione del nuovo ministro della Giustizia nel tribunale aquilano. Lannutti, che giudica la sentenza «aberrante», chiede infatti, tra le cose, quali misure urgenti il governo intenda attivare per la vicenda.
L’ABILE MOSSA Di LANNUTTI
Le tempistiche sono importanti. La sentenza choc è datata 9 ottobre ed è stata diffusa solo il giorno 11. Il 12 è diventata di dominio pubblico. Ma il 13 si sarebbe insediato il nuovo Senato e quel giorno sarebbe finito il mandato da senatore di Lannutti. Il parlamentare uscente ha quindi avuto poche ore per rendersi conto della gravità della vicenda, scrivere l’interrogazione parlamentare e poi presentarla. Ci è riuscito, anticipando tutti. Anche i neo-senatori dell’Aquilano Gabriella Di Girolamo del Movimento 5 Stelle e Michele Fina del Partito democratico, che, rispondendo all’appello degli organizzatori della manifestazione di protesta di domenica, si sono detti disponibili a iniziative parlamentari come l’interrogazione. Lannutti l’aveva però già presentata nel silenzio.
L’interrogazione di Lannutti è «a richiesta di risposta scritta» ed è diretta genericamente al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia. Difficile però pensare che possano essere il premier Mario Draghi e la ministra Marta Cartabia a rispondere, visto che il loro mandato sembra essere destinato a durare ancora per pochi giorni. La questione sarà quindi “ereditata” dal nuovo governo.
LE TAPPE DELLA VICENDA
Nel testo dell’interrogazione, Lannutti ricostruisce prima la vicenda. «Nella notte del 6 aprile 2009 un sisma di 5.8 gradi della scala Richter, preceduto da una serie di scosse iniziate nel dicembre 2008, sorprende nel sonno L’Aquila», scrive. «È uno dei terremoti più disastrosi che abbiano mai colpito l’Italia. Il bilancio è stato di 309 morti, centinaia di feriti e decine di migliaia di sfollati. Una tragedia indelebile, tra i lutti vecchi, donne, bambini, ragazzi e ragazze (per tutti Ivana Lannutti, giovane studentessa, il cui papà Angelo è morto poi di crepacuore)».
Poi continua: «Una tragedia ridotta a una farsa, da alcune sentenze prive o quasi di colpevoli, o beffarde come quella pubblicata nei giorni scorsi». Quindi l’ex senatore cita la frase della sentenza choc che fa più male: «È fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile». Lannutti ricorda anche le perizie «che attestavano irregolarità in fase di realizzazione dell'immobile e una “grave negligenza del Genio civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme”» e il fatto che i ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture, citati in giudizio, «hanno chiamato in causa il condominio imputandogli una responsabilità oggettiva, cioè senza colpa, ma derivante solo dal fatto di essere proprietario della costruzione», ma anche che «l’inchiesta penale era stata archiviata quasi nell'immediatezza dell’avvio della maxi-inchiesta sui crolli (220 quelli definiti) da parte dei pm Alfredo Rossini (lo scomparso ex procuratore), Fabio Picuti e Roberta D’Avolio in quanto i presunti responsabili all’epoca identificati quali indagati erano deceduti nel corso degli anni».
LE TRE DOMANDE
Quindi l’interrogazione vera e propria, con tre domande. La prima: «Si chiede di sapere se il governo sia al corrente di questa, a giudizio dell’interrogante, aberrante sentenza che rappresenta un’ulteriore offesa alle 309 vittime del terremoto dell’Aquila e che rinnova il dolore e la rabbia non soltanto per i parenti delle povere persone perite la notte del 6 aprile 2009». La seconda: «Si chiede di sapere se la giustizia italiana, nella tragica fase della prevalenza degli interessi economici sul diritto, abbia dimenticato quanto possa essere alto e prioritario il valore delle vite umane». La terza: «Si chiede di sapere quali misure urgenti il governo, nell’ambito delle proprie competenze, intenda attivare, per poter restituire all’amministrazione della giustizia quei valori elevati, seppelliti nella mera interpretazione di codicilli, che come nel caso di specie, sembra ignorare il dolore e la dignità della vita umana».
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