Il municipio sostiene i progetti del centro antiviolenza

TAGLIACOZZO. Il Comune di Tagliacozzo sposa in pieno la causa delle donne vittime di violenza. E lo fa sostenendo i progetti che la cooperativa sociale BeFree si appresta, anche quest’anno, a...
TAGLIACOZZO. Il Comune di Tagliacozzo sposa in pieno la causa delle donne vittime di violenza. E lo fa sostenendo i progetti che la cooperativa sociale BeFree si appresta, anche quest’anno, a presentare alla Regione Abruzzo per ottenere i finanziamenti. Con un avviso pubblico, il 17 settembre, la Regione ha annunciato l’erogazione, in base alla legge 31 del 2006, di «contributi a sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per le donne maltrattate». È stata una corsa contro il tempo. Il termine per la presentazione della domanda per accedere ai finanziamenti scade infatti domani.
Per dar forza alla propria richiesta la cooperativa ha sollecitato l’appoggio, ottenendolo, del Comune. Giovedì scorsola giunta comunale, in videoconferenza, ha deliberato di «partecipare al progetto, in qualità di soggetto proponente». La cooperativa BeFree, con sede a Roma, opera a Tagliacozzo e nella Marsica da 14 anni. Da 5 anni al Centro antiviolenza, con sede nell’ex asilo di Tagliacozzo, è collegata la Casa di accoglienza, detta anche Casa rifugio, a indirizzo segreto.
Quello di Tagliacozzo è uno dei sette centri antiviolenza, sostenuti e finanziati dalle Regione Abruzzo, e la casa rifugio una delle cinque attive. Vi operano una psicoterapeuta, che è anche la responsabile, due psicologhe, due educatrici (per i bambini), un’assistente sociale, un’avvocatessa e un’operatrice d’accoglienza.
Le operatrici, tutte contrattualizzate, hanno seguito un corso di formazione. I progetti vengono sostenuti con fondi pubblici e con l’8 per mille della Chiesa Valdese. La Casa rifugio, gestita dalla cooperativa, anche se le richieste sono tante, può ospitare 3 donne e 5 minori per volta. È ubicata in un luogo diverso rispetto al centro antiviolenza. Ciò al fine di garantire alle ospiti la privacy, la sicurezza e la tutela della riservatezza. La permanenza nella struttura va da sei mesi a un anno. Il servizio è a titolo gratuito, indipendente dal luogo di residenza. La Casa dell’accoglienza ha l'obiettivo di avviare un percorso di recupero in una situazione protetta. Essa offre alle donne un luogo sicuro in cui sottrarsi alla violenza del partner. È necessario un supporto a lungo termine per consentire alle ospiti, vittime di violenze fisiche e psicologiche e spesso prive di indipendenza economica, di riprendere in mano la propria vita e costruirsi un futuro. Spesso anche i bambini e le bambine, che seguono la madre nelle case, sono vittime di maltrattamenti fisici, psicologici e a volte anche sessuali. Aiutarli a superare il trauma diventa una priorità. Un compito dunque difficile e molto delicato quello assolto dalle operatrici delle case di accoglienza che va sostenuto dalle istituzioni e che hanno bisogno di maggiori risorse.
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