«Il nuovo municipio è patrimonio per la collettività»
La difesa degli ex amministratori davanti alla Corte dei Conti Opera incompiuta, adesso si è in attesa della sentenza
AVEZZANO. Un’opera che ha un valore superiore alla spesa sostenuta dalla pubblica amministrazione e che una volta terminata sarà «un patrimonio rilevante e importante per la collettività».
È questa in parte la linea difensiva tenuta nel corso del processo che si è tenuto davanti alla Corte dei conti a carico dei componenti dell’ex giunta comunale di Avezzano guidata dall’allora sindaco Antonio Floris, e di due tecnici.
Tutti accusati di presunti illeciti nella costruzione del nuovo municipio in via Aldo Moro, opera che rientrava nel cosiddetto Contratto di quartiere 2.
Struttura ancora chiusa perché incompleta.
Il sostituto procuratore generale, Erika Guerri, ha chiesto un risarcimento di 2 milioni e 300mila euro nei confronti di Antonio Floris, ex primo cittadino, Iride Cosimati, all’epoca vicesindaco, Vincenzo Ridolfi, Ernesto Gallipoli, Marco Boleo, Bruno Di Cola, Domenico Mancini, Maurizio Bianchini, ex assessori presenti alla delibera di giunta numero 374 del 19 novembre 2008, accusati di colpa grave.
I tecnici Massimo De Sanctis, ex responsabile dell’ufficio urbanistico del Comune, e Paolo Santoro, ingegnere e direttore dei lavori, sono accusati di dolo per un importo di 5 milioni e 63mila euro.
Le difese hanno sollevato dubbi sulla utilizzabilità delle consulenze tecniche depositate dall’accusa. A loro avviso, sono le stesse del procedimento penale e sette degli incolpati non sono finiti sotto processo penale. Il collegio si è riservato di decidere. La sentenza è attesa nei prossimi giorni.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Paolo Novella, Mario Petrella, Roberto Verdecchia, Paola Ciciarelli, Herbert Simone e Giovanni Rosati.
Il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per l’Abruzzo, Tommaso Miele, ha chiesto se l’opera può essere terminata o meno. Secondo la difesa, ci sono delibere sia della precedente amministrazione (la 70 del 17 marzo 2017 e la 15 del 31 marzo 2017) sia dell’attuale amministrazione De Angelis, approvate a settembre.
L’accusa ha sollevato il problema delle varianti chiedendosi se fossero necessarie. Secondo la difesa è stato un passaggio obbligato perché l’opera era stata realizzata nel 2001 e le carenze strutturali, dopo sette anni, dovevano essere risolte.
Secondo la difesa, il valore dell’opera è stato valutato dai tecnici del processo penale stimato in otto milioni di euro su cinque spesi. Altri quattro sono necessari per concludere la struttura. Per alcuni degli incolpati potrebbe prefigurarsi la possibilità di prescrizione, in particolare per coloro che non sono finiti sotto processo penale. In quella sede, l’ex assessore Vincenzo Ridolfi è stato assolto anche in Corte d’Appello con sentenza passata in giudicato, mentre Paolo Santoro e Massimo De Sanctis, i due tecnici, sono stati condannati con rito abbreviato ad un anno e otto mesi di reclusione. Condanna anche per un terzo imputato, Goffredo Mascitti, costruttore marsicano.
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