Il vescovo Santoro: la speranza è il ponte tra Cristo e il mondo

10 Aprile 2020

AVEZZANO. È un augurio di speranza e di fede quello rivolto dal vescovo Pietro Santoro alla comunità marsicana. Partendo dal valore della Pasqua per i fratelli ebrei, ricordato come «nei riti che...

AVEZZANO. È un augurio di speranza e di fede quello rivolto dal vescovo Pietro Santoro alla comunità marsicana. Partendo dal valore della Pasqua per i fratelli ebrei, ricordato come «nei riti che accompagnano la cena pasquale il bambino chiede: in che cosa questa sera è diversa dalle altre sere? E gli adulti rispondono. Vorrei che le nostre veglie pasquali siano illuminate da questa domanda interiore: che cosa questa notte è diversa dalle altre notti? E la risposta non dovrà essere una stanca e ripetitiva formulazione concettuale, ma l’abisso stupito della nostra fede che assume la speranza: questa è la notte in cui Cristo ha spezzato il cerchio della morte, in Lui ci è consegnato l’insperato e l’insperabile, perché con Lui ognuno può rivivere e risuscitare».
Dal dolore, quindi, nasce la speranza. «Sulla croce Gesù grida: tutto è compiuto», continua il vescovo, «ma, come un contemplativo della Parola ha scritto: tutto è compiuto, tutto è incompiuto, anche noi siamo incompiuti. Incompiuti come uomini e donne, incompiuti come cristiani. La speranza è il ponte tra il compiuto di Cristo e l’incompiuto nostro e del mondo. Spero perché il tutto compiuto di Cristo trapassi nel nostro incompiuto e in quello del mondo. I nostri incompiuti: la fede solo coreografia che non impatta con la vita, le schiavitù dell’effimero accettate come narcosi dell’anima».
Santoro ricorda il dolore delle tragedie di Sarajevo e Auschwitz, ma anche la forza di tanti sacerdoti e tante comunità religione a servizio in questi giorni delle loro comunità. «Gli incompiuti del mondo: la società fraterna, l’economia fraterna, l’uomo fraterno. Nella Sarajevo assediata, nel buio di una città senza luce i poeti si ritrovarono per affidare ai versi la speranza», aggiunge il vescovo della diocesi dei Marsi, «quando l’orrore ebbe fine Izet Sarajlic scrisse: chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? È l’incompiuto dell’umanizzazione. Il dopo dell’emergenza sanitaria è già ora, in quella decisione che faceva dire ad Etty Hillesum, uccisa nel campo di sterminio di Auschwitz: più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine, ad ogni orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi, vorrei essere un balsamo per tutte le ferite. Affido all’abbraccio della Trinità santissima i nostri defunti. Per le famiglie colpite dal lutto invoco la grazia dell’affidamento coraggioso all’amore di Dio. Grazie ai sacerdoti, alle comunità religiose, ai volontari, a quanti negli ospedali e nei vari servizi impediscono l’arresto del cuore dell’uomo».