Intecs, i 140 lavoratori in sciopero Oggi il confronto sulla mobilità

5 Novembre 2015

Non c’è ancora il piano industriale e da gennaio i dipendenti avranno meno soldi in busta paga Fegatelli (Fiom): per le aziende del cratere serve una deroga al Jobs act altrimenti si rischia il tracollo

L’AQUILA. Adesione totale allo sciopero di otto ore indetto da Rsu e Fiom tra i 140 lavoratori della Intecs, che ha rilevato il laboratorio di ricerca e sviluppo della Technolabs. I ricercatori hanno presidiato l’ingresso dell’ex sede, per richiamare l’attenzione sulla loro vicenda: dal prossimo gennaio, i contratti di solidarietà che hanno permesso all’azienda di andare avanti negli ultimi mesi, saranno pagati come la cassa integrazione, con una pesante perdita di reddito. Inoltre, i sindacati stanno ancora aspettando la presentazione di un piano industriale credibile, in grado di far ripartire le attività. Oggi è previsto un confronto con la proprietà, in merito alla mobilità: «Chiederemo conto anche delle prospettive che possono aprirsi per il sito», spiega Alfredo Fegatelli della Fiom, «e solleciteremo la riattivazione di un tavolo istituzionale, dopo aver già richiesto l’intervento del prefetto. Per le aziende del cratere sismico serve una deroga al Jobs Act, altrimenti rischiano il tracollo». I rappresentanti dei lavoratori, prima della proclamazione dello sciopero, hanno ricordato che da anni la commessa principale per la Intecs dell’Aquila è rappresentata dai contratti di solidarietà, che a periodi alterni coinvolgono la maggior parte dei ricercatori. Ad aggravare la situazione, la recente riforma degli ammortizzatori sociali, che ridimensiona questo strumento, che finora ha garantito un reddito dignitoso ai dipendenti e alle loro famiglie.

«Ma a partire dal 1 gennaio 2016», hanno denunciato Rsu e Fiom, «i lavoratori saranno vicini alla soglia di povertà. L’azienda, in questi anni, oltre all’eredità lasciata dalla Compel, ha prodotto solo sparuti interventi per portare nuove attività nel nostro territorio. Dopo vari incontri istituzionali, la situazione non sembra cambiare, nonostante sia stato individuato un percorso volto a recuperare al lavoro i ricercatori».

I dipendenti da alcuni mesi sono stati trasferiti dalla sede storica, su cui campeggia ancora la scritta “Technolabs”, in altri spazi del polo elettronico: la Intecs ha preferito affittare i locali, ritenendo troppo alte le spese prospettate dalla Tecnopolo, la società che gestisce gli immobili. Ieri hanno manifestato simbolicamente davanti alla vecchia sede, ormai chiusa: «Non sono solo a rischio i posti di lavoro», hanno evidenziato durante la protesta, «ma anche le alte professionalità acquisite nel tempo, che il territorio non può permettersi di perdere. Vogliamo che la nostra vertenza torni al centro dell’attenzione, va affrontato il problema del piano industriale e serve un intervento delle istituzioni anche in merito agli ammortizzatori sociali, così come richiesto a prefetto e Regione».

Romana Scopano

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